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Coronavirus, Funivie Saslong annunciano la chiusura per tutta la stagione 2020/2021: "Non abbiamo bisogno che ce lo dica il governo. Vanno tutelate le vite"

Funivie Saslong Spa ha annunciato con un lungo e duro comunicato la propria scelta di non aprire le piste da sci per la stagione invernale 2020/2021. Troppo rischioso pesare ulteriormente sul sistema sanitario, già sotto pressione a causa della pandemia. "Non c'è bisogno che ce lo dica la politica, vista anche la sua incertezza nel prendere una decisione chiara. Noi non apriamo. Vogliamo che i turisti ricordino la sensibilità e l'altruismo verso i connazionali della Val Gardena. Ci dissociamo dal Consorzio esercenti impianti a fune". E sugli aiuti economici: "Creare subito un fondo europeo"

Di Davide Leveghi - 17 dicembre 2020 - 10:16

SELVA VAL GARDENA. “Cari clienti ed appassionati di sci, è la seconda e spero l'ultima volta che siamo costretti a dover comunicare un'altra triste notizia, e questo dopo 51 anni di attività nel comparto turistico. Le Funivie Saslong spa di Selva Val Gardena hanno deciso, visto la totale incertezza da parte della politica di prendere una decisione chiara, concreta, logica, risolutiva e soprattutto umana, di non aprire per la stagione 2020/2021”.

 

Inizia così il lungo e duro messaggio delle Funivie Saslong. In contrasto con l'Associazione esercenti impianti a fune Val Gardena e Alpe di Siusi e con una politica ancora troppo indecisa sull'apertura o meno degli impianti da sci, la società che gestisce le più celebri piste del comprensorio gardenese prende una posizione netta: no all'apertura delle piste. Il ricordo ancora vivido del contagio di marzo, amplificato sulla neve degli impianti, oltre all'attuale situazione epidemiologica, rendono infatti troppo rischiosa un'apertura, anche con eventuali protocolli.

 

A giustificare questa scelta, continua la nota, è il “buon senso”. “Non abbiamo bisogno che ce lo dica il governo - scrivono con tono piuttosto polemico – perché siamo gente dotata di buon senso e carattere per capire ciò che dobbiamo fare e quando dobbiamo farlo. Già fin da marzo la nostra società aveva fatto presente, vista la gravità di questa pandemia, che la stagione estiva ed addirittura quella invernale fossero a rischio. Per la stagione estiva vista la poca lungimiranza della nostra politica non abbiamo subito una chiusura ma adesso visto il numero dei decessi e la pressione sugli ospedali, se la ragione ed il buon senso prevarranno, dovremmo accettare la rinuncia all’apertura degli impianti”.

 

Già da tempo, dunque, la “Saslong” aveva espresso perplessità nei confronti della gestione politica della vicenda e di chi, nel comparto, spingeva verso la riapertura. Il tira e molla a livello europeo, d'altronde, testimonia che anche tra i diversi Paesi alpini le posizioni divergano non poco, con il rischio che in mancanza di una gestione sovranazionale, ognuno vada per la propria strada. “Abbiamo evidenziato che il rischio fosse quello di appesantire le strutture ospedaliere di Bolzano e Bressanone, ma non siamo stati ascoltati – continuano- la Saslong vuole dissociarsi completante dal Consorzio esercenti impianti a fune Val Gardena Alpe di Siusi per la sua poca sensibilità verso il duro prezzo pagato da tutti i medici, infermieri, volontari che con il loro appassionato, professionale ed esemplare sacrificio hanno permesso a tutti noi di poter parlare ancora di cose puramente venali ed individualistiche”.

 

Noi non ci stiamo. Vogliamo che i nostri turisti ricordino la Val Gardena, i gardenesi e la Saslong per il loro senso di responsabilità, la loro sensibilità, l'altruismo e il senso di solidarietà verso tutti i nostri connazionali che con questa pandemia hanno perso la vita o dei cari”.

 

L'accusa, pesante, è di privilegiare gli interessi economici rispetto alla salute di chi sugli impianti ci lavora, dei turisti e degli abitanti della valle. “Noi della Saslong non difendiamo solo il mancato guadagno degli uni ma dei 'tutti': albergatori, ristoratori, partite Iva, piccole, medie, grandi imprese eccetera eccetera, e purtroppo non sarà con questo governo né con un altro che lo risolveremo perché i politici parlano ma non hanno le capacità necessarie per trovare soluzioni che solo uomini di Stato di primissimo piano potrebbero trovare. Abbiamo provato ad esporre la nostra soluzione anche al presidente della nostra Provincia ma purtroppo, visto i suoi molteplici impegni, non ci siamo riusciti”.

 

Sulle possibili soluzioni ai mancati introiti, Saslong continua: “Noi siamo totalmente contrari a qualsiasi tipo di finanziamento da parte dell’Europa in quanto tutti quelli che hanno subito le chiusure non vedrebbero una lira di quegli importi. La burocrazia e la mala politica ne assorbirebbero la totalità. Bisognerebbe fondare un fondo assicurativo di emergenza europeo (che potrebbe anche essere a livello nazionale o regionale o comunale) dotato delle risorse necessarie (10mila miliardi) finanziato dalla Bce (nel bilancio della Bce non figura come prestito ma bensì come partecipazione) per fare fronte alle richieste di risarcimento (utile netto più ammortamento più interessi) dirette dagli aventi diritto, il tutto certificato dai rispettivi commercialisti ed istituti bancari”.

 

L’importo non è a fondo perduto ma va reso in 15 anni a un tasso dello 0.2.%. Inoltre ognuno potrà scegliere di avere, in funzione delle proprie capacità di restituzione, il 100% oppure meno fino anche al 30% del mancato introito (utile netto più ammortamenti più interessi). È una semplice assicurazione solo che normalmente il premio si paga prima e poi si riceve l’indennizzo mentre qui si prende prima il rimborso del danno e poi si pagano i premi. Il vantaggio di ciò è che togliamo dal controllo della politica il flusso dei fondi. Vanno direttamente dal fondo assicurativo di emergenza europeo al beneficiario finale (partita Iva, società, ecc). Non aumentiamo il debito pubblico perché è un prestito erogato a soggetti che rimborsano in quanto aziende che lavorano e producono. Non è la soluzione data da un noto operatore economico in televisione che aveva proposto di finanziare il mancato guadagno delle imprese con debito pubblico obbligando solo le aziende a non distribuire utili per i prossimi 3/5 anni. Ciò è una stupidaggine: non si può regalare per poi creare debito pubblico sulle spalle di tutti gli italiani”.

 

Infine, un'altra staffilata alla gestione governativa della crisi, responsabile a giudizio della società di funivie della complicata situazione che sta vivendo il Paese, diviso tra zone di diverso colore e in bilico tra decisioni ventilate, marce indietro e pressioni varie. “Ci auguriamo che il governo esca da questa ridicola pantomima dei colori e decreti come avrebbe già dovuto fare in ottobre. Un lockdown generale e riaprire con controlli serrati da parte dell’esercito e delle forze dell’ordine permetterebbero di uscire una volta per tutte da questa situazione”.

 

Ci scusiamo per la lunghezza del nostro esposto ma la decisione presa meritava qualche doverosa precisazione. Un pensiero a tutti gli Italiani ed un augurio di un Felice Buon Natale. Team Saslong”, concludono.

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