Contenuto sponsorizzato

Coronavirus, in Lombardia terapia intensiva al collasso: “Non escludiamo di trasferire pazienti in altre regioni”

Le attività ambulatoriali e la chirurgia non urgente sono state ridotte a livelli prossimi allo zero. La Società Italiana di Anestesia avverte: “Può rendersi necessario porre un limite di età all'ingresso in terapia intensiva, riservare risorse che potrebbero essere scarsissime a chi ha più probabilità di sopravvivenza e secondariamente a chi può avere più anni di vita salvata”

Di Tiziano Grottolo - 08 March 2020 - 13:47

MILANO. I reparti di terapia intensiva della regione Lombardia sono in difficoltà, sottoposti a una “pressione oltre ogni possibilità”, proprio per questo il commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus, Angelo Borrelli, non ha escluso la possibilità che i pazienti ricoverati in terapia intensiva vengano trasferiti verso altre regioni, in particolare Piemonte, Veneto e Liguria.

 

Preoccupazioni confermate anche dall’assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera che ha sottolineato come, dopo un briefing con l’Unità di crisi e i nostri esperti e sindaci, sia stata condivisa una linea di azione comune “per fronteggiare nel migliore dei modi, anche a livello sanitario, l’emergenza Coronavirus”. Massima disponibilità per cercare di fare rete e mettere a sistema tutte le risorse a nostra disposizione dunque “ma – ha avvisato Gallera – abbiamo anche ricevuto un documento dal Coordinamento dei medici di terapia intensiva della Lombardia nel quale ci viene chiesto di evidenziare al Governo la situazione complicata che devono fronteggiare in queste ore”.

 

Il documento a cui si fa riferimento fotografa la situazione critica degli ospedali lombardi: “L’epidemia di Covid-19 esordita il 20 febbraio nell’area di Codogno è ormai estesa a tutta la Regione Lombardia con possibilità di diffondersi a tutto il territorio nazionale”, questo quanto si apprende dal Coordinamento delle terapie intensive della Lombardia che poi aggiunge:  “Si tratta di un evento grave che mette in pericolo la sopravvivenza non solo dei malati di Covid, ma anche di quella parte di popolazione che in condizioni normali si rivolge al Sistema sanitario per le cure di eventi acuti o cronici di qualsivoglia natura”.

 

 

Le strutture sanitarie però sono messe a dura prova “sottoposte a una pressione superiore a ogni possibilità di adeguata risposta”, questo nonostante l’enorme impegno di tutto il personale sanitario e il dispiegamento di tutti gli strumenti disponibili una corretta gestione del fenomeno è ormai impossibile”. Dallo stesso documento si apprende che le attività ambulatoriali, la chirurgia non urgente, i ricoveri nelle si sono ridotte a livelli prossimi allo zero.

 

“L’intera rete delle terapie intensive – prosegue il Coordinamento – è stata ristrutturata, creando strutture dedicate nelle quali, completamente bardati per difendersi dall’infezione, si lavora con grande fatica per assistere malati gravi e gravissimi, la cui vita dipende da apparecchiature tecnologicamente complesse disponibili purtroppo in numero limitato. Anche per questo motivo – rimarca la missiva – è assolutamente necessaria l’immediata adozione di drastiche misure finalizzate a ridurre i contatti sociali e utili al contenimento dell’epidemia”. Il documento conclude lanciando un monito che per forza di cose dovrà essere ascoltato: “In assenza di tempestive e adeguate disposizioni da parte delle autorità saremo costretti ad affrontare un evento che potremo solo qualificare come una disastrosa calamità sanitaria”.

 

Ma la situazione potrebbe perfino peggiorare in un documento tecnico redatto dalla Società italiana di anestesia, rianimazione e terapia intensiva si legge: “Può rendersi necessario porre un limite di età all'ingresso in terapia intensiva. Non si tratta di compiere scelte meramente di valore, ma di riservare risorse che potrebbero essere scarsissime a chi ha in primis più probabilità di sopravvivenza e secondariamente a chi può avere più anni di vita salvata, in un’ottica di massimizzazione dei benefici per il maggior numero di persone. In uno scenario di saturazione totale delle risorse intensive, decidere di mantenere un criterio di ‘first come, first served’ equivarrebbe comunque a scegliere di non curare gli eventuali pazienti successivi che rimarrebbero esclusi dalla terapia intensiva”.

 

È proprio alla luce di queste considerazioni che questo il commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus ha condiviso la “situazione di sofferenza che esiste in alcuni ospedali della Regione Lombardia”, sottolineando in seconda battuta: “Ci aspettiamo che possa essere richiesto il movimento di alcuni pazienti che sono ricoverati in terapia intensiva su altre regioni, la maggior parte di questi saranno soggetti non affetti da coronavirus”.

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 15 aprile 2021
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
16 aprile - 17:41
Dai risultati dall’autopsia pare ricavarsi che nel momento dell'aggressione Agitu avrebbe cercato di difendersi o, in qualche modo, di ripararsi [...]
Cronaca
16 aprile - 17:39
Il grave incidente è avvenuto intorno alle 16.30 all'altezza di Avio. E' il terzo incidente di questo tipo in poche ore
Cronaca
16 aprile - 18:40
L’incidenza settimanale calcolata su base nazionale scende a 182 casi ogni 100.000 abitanti, mentre l’indice Rt si attesta a 0.85. L’Rt [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato