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Coronavirus, la Cina insegna: diminuiscono le restrizioni e aumentano subito i contagi. Ora si teme una seconda ondata e Hong Kong torna blindata

Rispettare le restrizioni imposte dal governo è fondamentale per ridurre la diffusione del Covid-19. A dimostrazione di questo, ecco ciò che sta avvenendo in Cina, dove all'allentamento delle regole e la riapertura dei luoghi pubblici è direttamente collegato un aumento di casi positivi che minaccia di tradursi in una seconda ondata di contagi

Di Lucia Brunello - 04 aprile 2020 - 15:55

CINA. La diffusione globale del Covid-19 non si arresta e così ieri, 2 aprile 2020, si è raggiunto 1 milione di contagiati con oltre 50 mila morti. E mentre qualche settimana fa in tutti i paesi del mondo si iniziavano a fare i conti con il vertiginoso incremento di casi positivi, dalla Cina, ossia il primo paese ad aver accusato gravemente della diffusione del virus e perciò ad aver sottoposto i cittadini alla quarantena obbligatoria, arrivavano le prime buone notizie che evidenziavano l'efficacia del "lockdown" nella battaglia alla pandemia.

 

La diminuzione dei contagiati faceva ben sperare tutti i paesi maggiormente colpiti nel resto del mondo aprendo una sorta di finestra sul futuro in grado di rispondere al quesito "come sarà la vita una volta che la diffusione del Covid-19 sarà sotto controllo?". Alla luce degli ultimi dati e della seconda quarantena scattata ad Hong Kong, però, la Cina diventa doppiamente esempio da seguire: prima come dimostrazione dell'efficacia del lockdown nella diminuzione dei contagi, e ora come monito di quanto un ritorno alla normalità dovrà avvenire gradualmente per evitare di tornare punto e a capo.

 

Mentre la regione dell'Hubei e il capoluogo Wuhan (epicentro della pandemia globale) stanno infatti sperimentando il graduale ritorno alla normalità dopo due mesi di quarantena totale, la contea di Jia, secondo quanto comunicato dalle autorità sanitarie locali sui social media, è stata sottoposta a isolamento con provvedimento d'urgenza a causa della rilevazione di "diversi casi di infezione", anche tuttora non si conoscono i numeri esatti. I suoi abitanti, ossia circa 600 mila persone, dovranno rimanere in quarantena ed essere in possesso di permessi speciali per uscire di casa o andare al lavoro, sottoponendosi al controllo della temperatura corporea e rigorosamente indossando le mascherine.

 

Insomma, le forti restrizioni messe in atto dalla Repubblica Popolare hanno funzionato, ma solo provvisoriamente, e ora l'incubo è tutt'altro che finito. Ai casi di Jia, il 1 aprile scorso la National Health Commission ha segnalato 36 nuove infezioni, di cui 35 importate da paesi esteri da cittadini cinesi in rientro nelle loro città.

 

Anche le nuove restrizioni messe in atto nella città di Hong Kong dimostrano quanto il timore di una seconda ondata sia grande e come un singolo periodo di quarantena non sia sufficiente per confinare la pandemia. Quando il numero di casi confermati di Coronavirus in Cina è aumentato all'inizio di quest'anno, la città di Hong Kong, metropoli che registra più di 7 milioni di abitanti, grazie all'applicazione di molte misure restrittive è stata in grado di contenere efficacemente la diffusione del virus. Una vincente combinazione tra la risposta collaborativa della comunità e le azioni delle autorità ha frenato il diffondersi del contagio. Così, nelle scorse settimane, i dipendenti pubblici sono stati autorizzati a tornare a lavorare negli uffici, così come hanno fatto le aziende private. I pendolari hanno iniziato a riempire di nuovo autobus e metropolitane, e come bar e ristoranti sono tornati ad essere frequentati. Mentre nel resto del mondo iniziavano a diffondersi numerosi focolai, Hong Kong sembrava lentamente tornare alla normalità. 

 

Ma durante gli scorsi giorni l'apparente normalità è svanita, e il numero di casi confermati è aumentato ad un ritmo molto più rapido rispetto a prima, preoccupando le strutture sanitarie. Il governo ha quindi preso la decisione di invertire la rotta e di rimandare i lavoratori a casa, chiudendo nuovamente parchi, luoghi pubblici e introducendo misure ancora più ferree per contenere il virus, come per esempio bloccando l'accesso all'aeroporto di Hong Kong (uno dei più trafficati al mondo) ai turisti e i passeggeri in scalo, e mettendo in quarantena tutti i cittadini cinesi in rientro dall'estero (gran parte dei nuovi casi positivi sono infatti stati confermati come importati). Un altro gruppo di casi confermati ad Hong Kong è stato ricondotto ad un contagio avvenuto in bar e locali. Per questo per le prossime due settimane le aree di intrattenimento come cinema e simili rimarranno chiuse, così come pub e bar, mentre i ristoranti rimarranno aperti riducendo il numero di clienti che potranno entrarvi in contemporanea. 

 

Hong Kong è stato tra i primi esempi di città che sono state in grado di contenere la diffusione del Covid-19, offrendo una sorta di modello per i paesi esteri. Ora, però, il quadro che ci è offerto fornisce uno sguardo a ciò che attende le centinaia di milioni di persone che oggi vivono sotto restrizioni e che si domandano come sarà la vita una volta il virus sarà messo sotto controllo. Il rafforzamento e l'allentamento, nonché la modifica delle restrizioni, come sta avvenendo ad Hong Kong, chiariscono come la situazione sia delicata e di quanto il virus sia di difficile contenimento.

 

Il monito ed insegnamento è valido per tutti i paesi del mondo: bisogna valutare attentamente come allentare le restrizioni per evitare nuove ondate di contagi quando studenti e lavoratori torneranno alla loro routine quotidiana. Quando la curva dei contagi diminuirà, bisognerà iniziare a tornare alla normalità in modo graduale, rispettando nuove precauzioni e forse, cambiando alcuni aspetti del nostro stile di vita.

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