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Coronavirus, l'uso delle mascherine e il distanziamento abbassano di mille volte la carica virale di covid-19

Lo studio realizzato dall'ospedale di Negrar conferma che mantenere bassa la circolazione del virus e l’esposizione al contagio con l’uso di mascherine e il rispetto del distanziamento può vere un impatto non solo sul numero assoluto di casi, ma anche indirettamente sulla severità dei casi stessi

Pubblicato il - 21 ottobre 2020 - 16:14

VERONA. L'utilizzo di mascherine e il rispetto del distanziamento fisico sono fondamentali per evitare la diffusione del coronavirus. Lo sono anche perché consentono di abbassare fino a mille volte la carica virale di covid19. A confermarlo è uno studio clinico dell’Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar a Verona.

 

La ricerca su circa 400 casi di Covid19 analizzati fra marzo e maggio scorsi, secondo cui al diminuire dell’esposizione al contagio la carica virale dei pazienti arrivati in Pronto Soccorso si è man mano ridotta fino a essere mille volte inferiore rispetto a marzo; in parallelo, anche la gravità della malattia si è ridotta. Mantenere bassa la trasmissione del virus, quindi, serve anche a ridurre la carica virale con cui si può venire a contatto, diminuendo così la probabilità di comparsa di una malattia con manifestazioni cliniche gravi.

 

L’uso rigoroso delle mascherine e il rispetto del distanziamento fisico potrebbero rendere meno ‘pesante’ la seconda ondata di Covid19, attutendone l’impatto sugli ospedali e i reparti di terapia intensiva.  Lo dimostra lo studio clinico del Sacro Cuore Don Calabria di Negrar: evitare assembramenti e proteggersi sempre con le mascherine abbassa la quantità di virus in circolazione e così scende il numero di eventuali positivi al Covid19 con manifestazioni gravi della malattia, che hanno bisogno di un ricovero o della terapia intensiva.

 

Lo studio, appena pubblicato  su Clinical Microbiology and Infection e presentato in anteprima al recente Escmid Conference on Coronavirus Disease è stato condotto su 373 casi di Covid-19 giunti nel Pronto Soccorso dell’ospedale di Negrar fra il 1 marzo e il 31 maggio scorso. “Per ciascun caso è stato valutato il carico virale tramite tampone, quindi i pazienti sono stati seguiti per registrare la gravità dei sintomi e l’evoluzione della malattia – raccontano Dora Buonfrate e Chiara Piubelli coordinatrici dello studio – I dati raccolti indicano chiaramente che al diminuire della circolazione del Sars-Cov-2 grazie alle misure di contenimento della diffusione del si è abbassato in parallelo e di ben mille volte la carica virale riscontrabile nei pazienti”.

 

In altri termini i casi arrivati in ospedale a maggio, quindi in un periodo di bassa esposizione al contagio, erano anche venuti a contatto con ‘dosi’ virali più basse e avevano meno Sars-Cov-2 in circolo nell’organismo, anche fino a mille volte meno rispetto ai pazienti ricoverati a marzo. Questo ha portato i pazienti della tarda primavera a sviluppare Covid-19 in forma meno grave, come specificano Buonfrate e Piubelli: “A maggio i pazienti avevano in media sintomi di Covid19 meno gravi e una minore probabilità di complicazioni; si è ridotta in parallelo la percentuale di malati che hanno avuto bisogno di un ricovero in terapia intensiva. Mantenere bassa la circolazione del virus e l’esposizione al contagio con l’uso di mascherine e il rispetto del distanziamento può perciò avere un impatto non solo sul numero assoluto di casi, ma anche indirettamente sulla severità dei casi stessi, contribuendo a mantenere i reparti COVID e quelli di terapia intensiva al di sotto della soglia critica di occupazione dei letti di degenza. Gli sforzi per rispettare le norme anti-contagio sono perciò fondamentali, perché possono realmente contribuire a rendere più gestibile la seconda ondata che stiamo vivendo, riducendo la pressione sul Sistema Sanitario Nazionale e facendo sì che la maggioranza dei casi di COVID-19 non si aggravi e possa risolversi senza conseguenze negative”.

 

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