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Coronavirus, morto un altro carabiniere. Lascia moglie e figlia di 10 anni. L'Unama: ''Donne e uomini in divisa sono indispensabili. Proteggerli significa proteggere i cittadini''

Claudio Polzoni prestava servizio alla centrale operativa di Bergamo, una delle province più colpite dal disastro sanitario. Pubblichiamo la lettera di Antonio Nicolosi dell'associazione sindacale dei carabinieri che chiede maggiore protezione per le forze dell'ordine anche in questo difficilissimo momento

Di L.P. - 21 marzo 2020 - 10:08

BERGAMO. Aveva 46 anni ed era un carabiniere che prestava servizio nella centrale operativa di Bergamo. Ieri ha perso la vita. Era ricoverato dal 13 marzo nel reparto di terapia intensiva del Policlinico di Milano, dove è spirato per arresto cardiaco dopo essere stato contagiato anche lui dal Coronavirus. E allora Unama, l'associazione sindacale dei carabinieri, tramite il suo segretario generale Antonio Nicolosi si chiede: ''Un secondo carabiniere deceduto. C’è abbastanza protezione?''.

 

''Anche l’appuntato scelto dei carabinieri Claudio Polzoni, 46 anni, è una delle vittime dell’emergenza Coronavirus - spiega - che sta mettendo a dura prova l’Italia, e in particolare la Lombardia. Claudio infatti prestava servizio alla centrale operativa di Bergamo, una delle province più colpite dal disastro sanitario. Il 29 febbraio aveva lavorato proprio in centrale per l’ultima volta, poi il 13 marzo era stato ricoverato nel reparto di terapia intensiva del Policlinico di Milano, dove è spirato per arresto cardiaco. Polzoni lascia una moglie 38enne, e una bimba di 10 anni. E’ il secondo militare che ci lascia a causa del virus, dopo il maresciallo maggiore Massimiliano Maggi, addetto alla stazione carabinieri di La Spezia Principale, e mentre ci stringiamo alle loro famiglie con solidarietà non formale, ma profonda e vera, sentiamo il cuore gonfio di dolore e allo stesso tempo di orgoglio per questi due uomini, emblema del valore di un vero carabiniere''.

 

Antonio Nicolosi, prosegue descrivendo la drammatica situazione: ''Non ci sono mai parole adeguate alla perdita di un servitore dello Stato morto pur di continuare a fare il proprio dovere, a testa bassa, traducendo in gesti quotidiani il significato di principi e di convinzioni che sono alla base del lavoro del carabiniere. E oggi il dolore per la perdita di questi uomini è pari solo all’angoscia di non sapere se la loro vita avrebbe potuto essere salvata da maggiori protezioni, da maggiori cautele, da semplici presidi. Il rispetto dovuto alla figura fulgida di chi, con immensa genuinità e straordinaria normalità, rappresenta un vero esempio da seguire, nonché per le difficoltà che mettono in ginocchio il paese, spazza via ogni ombra di sterile polemica. Ma consideriamo un dovere di Unarma - conclude il segretario generale - chiedere a gran voce che si faccia di più, che si faccia di tutto per la tutela di chi servendo il Paese gli consente di andare avanti. Donne e uomini in divisa sono indispensabili, e proteggere loro significa proteggere i cittadini e consentire all’Italia di uscire da questa crisi''.

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