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Coronavirus, tagli all'istruzione quasi 500 insegnanti scrivono a il Dolomiti: ''Le famiglie hanno visto quanto la scuola è importante, la Provincia no''

Tantissimi docenti di ogni ordine e grado hanno sottoscritto la lettera che pubblichiamo integralmente qui sotto. I tagli fatti dalla Giunta dimostrano una distanza che si è vista in maniera tangibile nella non gestione politica di questi due mesi. E sui 20 milioni stralciati senza confronto da Spinelli e destinati a insegnanti, personale sanitario e dipendenti pubblici spiegano: ''La maggior parte di noi, se interpellata, avrebbe rinunciato a quanto già pattuito per aiutare famiglie e lavoratori in difficoltà''

Di Luca Pianesi - 04 May 2020 - 10:56

TRENTO. ''La scuola ha chiuso per prima per oggettivi motivi di rischio. Gli insegnanti si sono armati di pc e connessione (a loro spese e spesso per l'occasione) e sono partiti, senza indicazioni chiare, né un valido comandante politico, né a livello nazionale né locale, a fare un nuovo tipo di didattica che non conoscevano e che non aveva equivalenti. Cercando di costruire, assieme ai Dirigenti, "normalità" e senza chiedere nulla in cambio ma ottenendo tanto da genitori e studenti. Ottenendo finalmente un riconoscimento. Perché se la scuola si ferma si vede (e finalmente potremmo anche dire, se non fosse servita una pandemia per riconoscerlo). Si vede quanto serva l'insegnante a mediare contenuti, a stimolare la motivazione all'apprendimento, a dare visibilità e identità a ciascuno; si vede quanto serva la scuola in presenza a costruire relazioni e abbattere i muri della disuguaglianza sociale ed economica di cui ora non ci si sta occupando adeguatamente. Le famiglie lo hanno visto, la Provincia no''. Sono tantissimi, circa 500, gli insegnanti di ogni istituto, ordine e grado che hanno sottoscritto una lettera a il Dolomiti, molto importante che pubblichiamo integralmente, con le firme di tutti i docenti, qui sotto.

 

Si tratta di una lettera per ribadire la delusione del mondo della scuola per la gestione politica che c'è stata in questa fase emergenziale e per la scelta di far ''ripartire'' il Trentino proprio dai tagli al mondo dell'istruzione. In pochi giorni sono arrivate le sforbiciate per trovare i 150 milioni per la manovra della Giunta (QUI ARTICOLO) e sono stati fatti saltare 20 milioni di euro destinati a personale sanitario, insegnanti, dipendenti pubblici, stralciati dall'assessore Spinelli da un accordo di gennaio senza un confronto, senza chiedere niente a nessuno lasciando allibite parti sociali e cittadini. Il tutto quando gli stessi insegnanti oggi spiegano che ''non si tratta di una rivendicazione sindacale di natura economica, poiché la maggior parte di noi, se interpellata, avrebbe rinunciato a quanto già pattuito (l'indennità di “vacanza contrattuale”) per aiutare famiglie e lavoratori in difficoltà''.

 

Insomma la scuola viene trattata un po' come fosse ''l'ultima ruota del carro'', lasciata a sé stessa dalla politica, gestita a colpi di questionari ''fai da te'' e vista più come un ''parcheggio'' per studenti ''chiuso per pandemia'' (e così il vero problema, ripetuto anche nelle conferenze stampa dal presidente della Pat più volte, sembra ridursi al ''dove lasceremo i nostri figli quando torneremo a lavorare se la scuola è chiusa?'') che come il luogo da dove ''riparte'' davvero ''il Trentino'', dove si costruisce il futuro della provincia, dove si gioca una delle partite più importanti della nostra società. Un luogo che sta cambiando e cambierà ancora e che, proprio per questo, meriterebbe attenzione e non distanza.

 

 

 

 

 

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