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“Dacci 20mila euro e non avrai più problemi”, così venivano taglieggiati gli imprenditori del lago di Garda

Incendi dolosi, minacce ed estorsioni per farsi consegnare contanti, vittime alcuni imprenditori del settore edile e turistico che lavorano sul lago di Garda. I carabinieri hanno arrestano tre persone, indagato anche un quarto uomo di Mantova

Di Tiziano Grottolo - 06 maggio 2020 - 14:43

LAZISE (VR). Questa mattina, 6 maggio, i carabinieri hanno fatto irruzione nelle abitazioni di tre soggetti che sono stati arrestati con la pesante accusa di estorsione aggravata in concorso. La vicenda, ricostruita dai militari parte da lontano e si sarebbe consumata nel periodo che va dal luglio 2018 a marzo 2020. Nel mirino dei carabinieri di Peschiera del Garda sono finite tre persone, due di queste di origine calabrese ma residenti nel veronese.

 

L’attività investigativa è partita su impulso dei carabinieri di Peschiera, coadiuvati dai colleghi di Lazise, tutto è iniziato quando a un imprenditore edile, nel luglio 2018, è stato bruciato un mezzo pesante, per un danno da 30mila euro. A quel punto, secondo i carabinieri, i due calabresi si sarebbero fatti consegnare 20mila euro dietro la promessa di intercedere con i presunti autori del gesto e far cessare le aggressioni.

 

Pochi mesi dopo, nell’ottobre dello stesso anno, un nuovo incendio doloso, questa volta ai danni di un imprenditore turistico: all’interno del suo camping a Lazise venne appiccato il fuoco a una casa mobile, altre cinque rimasero danneggiate. A novembre 2018 l’ennesimo danneggiamento di una casetta mobile, nel frattempo continuavano ad arrivare minacce telefoniche che gli inquirenti definiscono “dal tono molto acceso”.

 

Esasperati dalla situazione i due imprenditori si sono rivolti alle forze dell’ordine che da subito si sono concentrate sui due soggetti di origine calabrese, zio e nipote rispettivamente classe 1947 e 1974, entrambi residenti in provincia di Verona.

 

I militari riferiscono che nel corso delle indagini “sono stati acquisiti elementi chiari ed inequivocabili a loro carico in relazione all'estorsione della somma di 20mila euro – questo per quanto riguarda l’intimidazione subita dall’imprenditore edile – affinché questi non avesse più problemi come l’incendio del camion”. È proprio con il riferimento all’ultimo atto intimidatorio che per gli inquirenti è possibile accertare la responsabilità di zio e nipote.

 

L’attività investigativa, inoltre, avrebbe permesso di attribuire agli indagati la responsabilità delle telefonate anonime a minacciose ricevute dall’imprenditore turistico con il chiaro tentativo di estorcergli danaro utilizzando il medesimo modus operandi già collaudato con l'imprenditore edile. In particolare, quest’ultimo, era stato sollecitato più volte affinché organizzasse un incontro con l'imprenditore turistico, suo cognato. Se avesse accettato anche il secondo imprenditore avrebbe goduto della “protezione” offerta.  

 

Dalle indagini sarebbe emerso anche il coinvolgimento di altre due persone, un veronese classe 1968, che per l’accusa era incaricato di effettuare le telefonate minatorie, avvenute con cellulari ed utenze non collegabili direttamente a lui e ai complici. Dopodiché un quarto soggetto, residente nella provincia di Mantova classe 1971, è stato indagato perché sospettato di aver partecipato al danneggiamento dell’autocarro di proprietà di un altro imprenditore della zona. Nei confronti di quest’ultima persona non sono stati presi provvedimenti restrittivi ma è stato disposto il rinvio a giudizio. Mentre per quanto riguarda gli altri tre indagati è stata imposta la misura cautelare della custodia in carcere.

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