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Distacco di placenta, paura per una giovane mamma. Manca l'elicottero e l'ospedale più vicino non ha il punto nascite. Guarda: ''Chi vive nelle zone rurali non è di serie B''

L'episodio è avvenuto nel fine settimana nel bellunese. La giovane mamma si trovava a Comelico e l'ospedale più vicino, Pieve di Cadore, non ha il punto nascite attivo. La corsa contro il tempo verso l'ospedale di Belluno che dista oltre 70 chilometri 

Pubblicato il - 24 giugno 2020 - 10:37

BELLUNO. L'allarme in auto mentre erano diretti ad una cena, il distacco della placenta e una corsa contro il tempo perché l'ospedale più vicino non ha più un punto nascite e occorre percorrere oltre 70 chilometri per raggiungerne uno attrezzato.

Sono stati momenti di paura quelli vissuti da una giovane mamma e un giovane papà lo scorso fine settimana nel bellunese. Sarebbero bastati solo una decina di minuti di ritardo in più nell'arrivo in ospedale perché ci fossero gravi conseguenze per la madre e il bimbo.

 

Come già detto, l'episodio è avvenuto sabato sera. La donna già in passato aveva avuto dei problemi di distacco della placenta ma si erano poi risolti e nell'ultimo controllo era andato tutto bene. Sabato sera, però, i due si trovavano in macchina e stavano andando ad una cena. Ad un certo punto la donna si è sentita male. Era in corso un nuovo distacco di placenta, una situazione grave che può portare la riduzione di ossigeno al feto e anche di sostanze nutritive.

 

Si trovavano in auto a Comelico Superiore ed è stato subito chiamato il 118. Da Comelico l'ospedale più vicino è quello di Pieve di Cadore che però non ha più un punto nascite. Nessuna possibilità nemmeno di avere elicottero. Dalla Centrale del Suem i due genitori vengono invitati a raggiungere l'ospedale di Belluno e intanto viene mandata un'ambulanza che li incontra lungo la strada, viene atto il trasferimento della donna e il mezzo sanitario prosegue in emergenza verso Belluno.

 

Il padre ha seguito l'ambulanza. Arrivato in ospedale, finalmente, la notizia che la donna ha partorito con un cesareo. Oltre 70 chilometri di paura che se da un lato sono terminati con il parto della donna dall'altro hanno fatto nascere numerose critiche di numerosi comitati e non solo. In Regione, dopo quest'ultimo fatto, a muoversi è stata anche la consigliera Cristiana Gaurda con il deposito di una interrogazione. “Sono orgogliosa di poter vivere in un pezzo di Veneto immerso nella natura – spiega – e lo è di certo anche la famiglia del bimbo che vive in zone ancora più isolate delle campagne vicentine, quelle montane Bellunesi, a Comelico Superiore”.

 

“La sua giovane mamma – continua - sabato si è sentita male, un distacco di placenta. Un'amica è morta per questo alcuni anni fa e tante famiglie che conosco stanno ancora affrontando le conseguenze di questa emergenza gravissima”. Da Comelico a Belluno sono circa 70 chilometri. L'ospedale più vicino, a Pieve di Cadore, non ha più un punto nascite. “Eppure – scrive Guarda - per un'emergenza così, l'elicottero non c'è il weekend. E nemmeno un'ambulanza o auto medicalizzata. Sebastian e la sua mamma sono stati salvati da chi, per un'ora e mezza, in quell'ambulanza, ha fatto la differenza, superando il degrado di servizi che la Regione non ha garantito”.

 

Nell'interrogazione la consigliera regionale ribadisce alcune delle richieste che da anni i bellunesi rilanciano alla Regione: l'aumento del servizio per le emergenze, evidentemente carente sia nei modi che nei tempi, con un'ambulanza medicalizzata e un servizio di elisoccorso h24 e di riorganizzare i servizi sanitari pubblici delle aree rurali, dentro e fuori gli ospedali, evitando questi clamorosi incidenti.

 

“Vivo la difficoltà dei cittadini del Basso Vicentino – conclude Guarda - ho combattuto per risollevarne le sorti e continuerò a farlo. I cittadini delle aree rurali pagano le tasse come tutti gli altri e meritano dei servizi sanitari efficienti che tutelino la loro salute e il loro futuro. Non siamo di serie B

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