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Emergenza Coronavirus, continuano le visite di parenti e amici nelle strutture psichiatriche. Si temono contagi

Mentre in tutti i settori ogni contatto possibile tra le persone viene limitato, nelle strutture psichiatriche della Val d'Adige, Vallagarina e Altipiani Cimbri, Valle dei laghi, continua a vigere un regime che permette visite di parenti e conoscenti, creando un potenziale pericolo per gli operatori e per gli utenti

Di Davide Leveghi - 22 marzo 2020 - 12:52

TRENTO. L'emergenza sanitaria che stiamo attraversando richiede misure coerenti in tutti i settori della società. Politica e tecnici, da questo punto di vista, non possono che adattare ogni aspetto della vita comunitaria a delle regole volte a impedire la diffusione del contagio, così come i cittadini sono invitati, anche coercitivamente, a regolare la propria quotidianità.

 

Di contro, non tutti i settori paiono essersi adattati completamente alle norme del Dpcm con cui il governo Conte tracciava a inizio marzo le prescrizioni per frenare l'epidemia. Alcune linee guida adottate in certi campi cozzano infatti con l'indicazione di limitare i contatti e di sospendere, almeno fino a quando il contagio non sarà sotto controllo, ogni incontro non urgente.

 

Tale discorso vale ad esempio per le Unità Operative Psichiatriche dell'Azienda sanitaria provinciale, oggetto di nuove linee guida passibili comunque di modifica che dal 9 marzo attuano misure di sicurezza e di prevenzione in parziale contrasto con le direttive provenienti da Roma. In certe strutture psichiatriche in provincia, infatti, le restrizioni sui contatti paiono continuare ad avere delle maglie un po' troppo lasche.

 

Con riferimento alla UOP Val d'Adige, Valle dei Laghi, Vallagarina e Altipiani Cimbri, ci sono strutture in cui continuano ad essere permesse delle visite non urgenti, senza che fino ad ora sia stato messo in pratica alcun giro di vite – come avvenuto in altri settori.

 

In particolare, in un documento dell'Azienda sanitaria, si dispongono misure del genere riguardanti le Spdc (Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura) e le Comunità, strutture dove rispettivamente vengono ospedalizzati i casi più acuti o i Tso (soggetti sottoposti al Trattamento Sanitario Obbligatorio) e si ospitano i pazienti che necessitano di una fase riabilitativa.

 

Nella Spdc di Trento continua a vigere un regime in cui parenti o addirittura conoscenti possono visitare rigorosamente uno per volta gli utenti della struttura. Discorso analogo vale invece per le Comunità, come quella di Ala, in cui le visite agli “ospiti” rimangono possibili con l'unica limitazione di un incontro a settimana.

 

Tale situazione, se ne deduce, non solo cozzerebbe con le linee guida ministeriali, in cui l'invito e a ridurre al minimo i contatti, limitando gli spostamenti a esigenze di primaria necessità, ma pure con la tutela della salute di operatori e utenti. La logica dell'isolamento, che in questa fase prevale in gran parte dei settori della vita sociale, viene meno nelle strutture psichiatriche, favorendo comportamenti non virtuosi.

 

L'aderenza alle linee del decreto risulta tarlata, lasciando nell'incertezza gli operatori. In una fase in cui i pazienti che non necessitano di un'assistenza urgente vengono lasciati a casa e sottoposti ad una “cernita” rispetto alle esigenze cliniche, anche nelle strutture dovrebbero vigere regole più stringenti. Ne va della salute di tutti, pazienti in testa.

 

QUI la rettifica dell'Azienda sanitaria. 

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