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Enorme crollo su Punta San Matteo, si staccano rocce e ghiaccio sulla cima bombardata da italiani e austriaci nella ''battaglia più alta''

Il distacco si è verificato tra domenica e lunedì in quello che è stato il teatro della battaglia più alta della Prima Guerra Mondiale. La punta della montagna in quel caso si abbassò di sei metri e tra le rocce crollate potrebbero esserci anche detriti risalenti a quegli eventi fino a ieri compattati da ghiaccio e neve

Di Luca Pianesi - 22 dicembre 2020 - 16:48

TRENTO. Un distacco molto importante è avvenuto nella notte tra domenica e lunedì nel Gruppo Ortles Cevedale. Un crollo di roccia e ghiaccio a quota 3.600 metri poco sotto Punta San Matteo che tocca i 3.678 metri di altitudine. Siamo nelle Alpi Retiche lungo la linea di confine tra Lombardia e Trentino Alto Adige, a sud del Monte Vioz e a due passi dal ghiacciaio dei Forni. Le immagini sono di Giuseppe Cola, da molti conosciuto anche come il ''custode'' del Ruinon di Valfurva grande appassionato di geologia che da oltre 30 anni monitora la grande frana che si trova tra Bormio e Santa Caterina.

 

 

E' lui a spiegare che la spaccatura che si è creata su Punta San Matteo potrebbe essere stata causata dall'innalzamento delle temperature in quota che potrebbe aver sciolto parte dei ghiacci che tenevano bloccate grosse masse di roccia ''triturate'' e ''smebrate'' durante quella che è stata la più alta battaglia della Prima Guerra Mondiale (qui sotto un'immagine tratta da ''Battaglie per il San Matteo / Le battaglie più alte della storia'') 

 

 

''Adesso alle pareti delle diaclasi (le fratture ndr) che intersecavano il basamento roccioso si vede chiaramente il ghiaccio - racconta - il che rende plausibile che il distacco in parte sia stato provocato dall'innalzamento delle temperature all'interno dell'ammasso roccioso, con conseguente perdita della coesione esercitata dal ghiaccio all'interno delle predette fratture. Il confronto con immagini precedenti il distacco dovrebbe permettere di dare una valutazione approssimativa della massa collassata. In parte i bombardamenti occorsi durante le due battaglie del S. Matteo potrebbero aver contribuito a fratturare ulteriormente la roccia in posto. Se non ricordo male le testimonianze dell'epoca riferivano che la vetta si era abbassata di parecchi metri''.

 

 

Ed effettivamente su quei luoghi si è combattuta la ''battaglia del San Matteo'' nella tarda estate del 1918, durante la prima guerra mondiale. Si tratta della più alta battaglia in quota combattuta e fu l'ultima vittoria austro-ungarica della guerra. Prima furono gli italiani con un piccolo manipolo di Alpini a conquistare la posizione catturando metà degli effettivi austriaci e mettendo in fuga l'alta metà. Dopo tre settimane, però, scattò la controffensiva austriaca anticipata da un pesante bombardamento dell'artiglieria che ''abbassò'' di 6 metri la punta della montagna tanto fu impattante anche perché, una volta tornata nelle mani degli imperiali, venne bombardata anche dai cannoni italiani. 

 

 

Al momento non ci sono certezze su quanto accaduto e nemmeno su quanto materiale sia crollato. ''Per il momento - spiega Cola - posso dire che la massa scivolata dovrebbe aggirarsi attorno a qualche migliaio di metri cubi. Il confronto con le immagini precedenti il distacco permetterà di essere più precisi''.

 


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