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Il trentino in India: “La gente ci urla dietro coronavirus, quasi tutti i turisti cercano di andarsene, la situazione sta precipitando rapidamente”

Dopo i primi casi acclarati il diffondersi dell’epidemia spaventa il paese, a rischio 1,3 miliardi di abitanti. La testimonianza di un trentino: “Il primo caso di coronavirus ha agitato il paese, ora gli occidentali faticano a trovare un alloggio”

Di Tiziano Grottolo - 18 marzo 2020 - 17:51

INDIA. Ormai è ufficiale: il coronavirus sta penetrando anche in India, che con i suoi 1,3 miliardi di abitanti rappresenta il secondo paese più popoloso del mondo. Secondo gli ultimi dati disponibili nel paese asiatico sono stati registrati 151 casi e 3 decessi. Il timore però è che i contagiati possano essere molti di più, a preoccupare sono soprattutto le precarie condizioni igieniche di una parte della popolazione, si calcola che oltre un quarto dei cittadini viva al di sotto della soglia di povertà. Da considerare come possibile vettore del virus c’è anche l’alta densità che raggiunge i 385 abitanti per chilometro quadrato.

 

Nel disperato tentativo di contenere i contagi il governo di Nuova Delhi ha varato una serie di misure restrittive come la sospensione dei voli da Europa e Turchia, e altri paesi interessati dall’epidemia. Nel frattempo sono stati chiusi i principali monumenti come il famosissimo Taj Mahal così come i musei di tutto il paese. Vietati anche i matrimoni, cerimonie religiose, mercati settimanali, iniziative culturali, politiche o a sfondo sociale con più di 50 persone. Infine sono state chiuse le frontiere con Birmania e Bangladesh.

 

“La situazione sta precipitando rapidamente – racconta un trentino che si trova in India – nel giro di 48 ore un paese che si sentiva intoccabile è entrato in uno stato di agitazione e nervosismo”. Già da circa tre settimane alcuni turisti avevano incontrato delle difficoltà per entrare in India, poi a inizio marzo si era verificato il caso della comitiva di italiani risultata positiva al Covid-19 mentre si trovava in Rajastan. Da quel momento sono iniziati i primi problemi: “Gli indiani seguono molto la televisione e per questo stavano seguendo con attenzione l’evoluzione dell’epidemia, osservando quando accadeva in Cina, piuttosto che in Italia, si erano un po’ convinti del fatto che il loro paese sarebbe stato risparmiato, ma così non è andata”.

 


 

Sicuramente la posizione degli italiani che ancora si trovano in India si è complicata: “Gira voce che in alcune città sia diventato difficile trovare da dormire – riferisce il turista trentino – gli italiani sono visti come quelli che hanno portato i primi contagi e adesso capita di sentirti fischiare dietro le orecchie ‘coronavirus’. Con questo non voglio dire che la situazione sia pericolosa – prosegue – però gli italiani e più in generale gli occidentali non sono più ben visti”. Come ha potuto verificare il nostro connazionale da questa mattina nelle varie stazioni son stati attivati dei presidi medici dove dei funzionari prendono la temperatura a chi arriva e agli stranieri viene chieste informazioni circa l’itinerario seguito.

 

Per affrontare l’emergenza l’India si sta chiudendo su sé stessa, ed ora sembra che si stia prendendo in considerazioni l’ipotesi di chiudere i collegamenti fra i vari stati. Quasi tutti i voli sono stati cancellati, fra i pochi modi per rientrare in Italia c’è quello di prendere un aereo della compagnia di bandiera Alitalia. Nei luoghi pubblici sono stati tappezzati di cartelloni che spiegano come difendersi dal coronavirus ma soprattutto per gli stranieri le cose stanno cambiando: “Per gli stranieri è evidente che non più il momento di rimanere – afferma il trentino – gli indiani invece si sono accorti con ritardo di non essere immuni. Da parte mia penso che cercherò di rientrare in Italia al più presto”.

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