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Lavoro nero, blitz in una ditta di Rovereto: “Per mesi ho dormito in un capannone, mi sono sentito sfruttato e umiliato”

Nel mirino della guardia di finanza una ditta roveretana, si segue la pista del lavoro nero. La testimonianza del dipendente senza contratto:  “Mi sono sentito sfruttato e umiliato, prima ero in regola ma poi ho perso il lavoro, la notte dormivo nel capannone del padrone per fare la guardia”

Di Tiziano Grottolo - 17 settembre 2020 - 12:31

ROVERETO. Sono da poco scoccate le 10 quando la guardia di finanza si presenta ai cancelli di una ditta di Rovereto, il sospetto è che non tutti i lavoratori presenti siano in regola. Per Muhammad, il nome è fantasia per proteggere la sua identità, è la fine di un incubo: “Ho vissuto per mesi all’interno di uno dei capannoni della ditta – spiega – faccio praticamente qualsiasi tipo di lavoro per pochi euro al mese”. Queste sono più o meno le stesse parole con le quali l’uomo denunciava la situazione a Il Dolomiti che ha aperto un’interlocuzione con la guardia di finanza per non ostacolare l’avvio delle indagini, fino alla mattina del 16 settembre quando è scattato il blitz.

 

Stando a quanto riferito dal lavoratore, un 41enne originario della Tunisia, la paga raggiungeva i 200 euro al mese, conti alla mano sono circa 6,70 euro al giorno, sufficienti a malapena per sfamarsi. La sua casa è diventata il capannone che è stato chiamato a sorvegliare durante la notte. I soldi arrivano in nero, non sempre con regolarità, nessun contratto dunque e nessuna tutela né in caso di infortunio né dal punto di vista dei contributi.

 

Vivo in Italia da 18 anni – racconta Muhammad – sono nato in Iraq ma ho il passaporto tunisino. Ho fatto tanti lavori e mi sono sempre adattato ma una situazione così non l’avevo mai vissuta, mi sono sentito sfruttato e umiliato. Ho iniziato a lavorare dietro la promessa di essere assunto, ma il contratto non arrivava mai. Adesso faccio di tutto dal muratore al giardiniere e la notte devo fare la guardia al capannone del padrone”.

 

Per il 41enne non è sempre stato così, prima lavorava come cameriere in un ristorante della zona di Brentonico “ero in regola e potevo pagare l’affitto – dice, poi però è arrivato il lockdown e parte del personale è stato licenziato – parlo quattro lingue ma da quando ho cambiato lavoro sono stato costretto a fare cose che non volevo. In tasca non ho un euro e nemmeno un posto dove andare a dormire ma non riuscivo più ad andare avanti così, sul lavoro c’era chi mi trattava male alcuni colleghi mi insultavano anche per la mia origine”. Con l’ingresso in scena della guardia di finanza il proprietario della ditta è finito nei guai e nei suoi confronti è stata aperta un’indagine.

 

Per il momento le fiamme gialle stanno seguendo la pista del lavoro nero. In questa situazione si parlerebbe di un illecito amministrativo visto che assumere un lavoratore in nero non costituisce un reato penale, a meno che non si tratti di irregolari, ma non è questo il caso. La stangata però potrebbe arrivare comunque visto che chi viene pescato con un lavorate in nero, impiegato da oltre 60 giorni, le sanzioni vanno da minimo di 7.200 euro a un massimo di 43.200. Non è escluso che in questa fase possa aprirsi pure una vertenza sindacale nei confronti dell’azienda trentina.

 

La posizione dell’imprenditore inoltre, potrebbe aggravarsi qualora la magistratura decidesse di aprire un fascicolo anche per sfruttamento del lavoro, benché al momento quest’ultima resta solo un un’ipotesi. Ulteriori sviluppi sono attesi nei prossimi giorni con il cristallizzarsi delle indagini e i nuovi riscontri ottenuti dalle forze dell’ordine. Per Muhammad si apre comunque una nuova fase di vita, fatta di incertezze per il suo futuro: “Non mi importa, ora mi sono liberato di un peso spero che adesso le cose vadano meglio”.

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