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Matteo aveva appena compiuto 20 anni: è stato ucciso da un malore. La lettera della sua professoressa: ''Ragazzi lasciatevi commuovere''

La morte di Matteo Faioni stroncato da un aneurisma pochi giorni fa ha sconvolto la comunità. Pubblichiamo la lettera della professoressa dell'Istituto agrario di San Michele Sabrina Dorigoni che riflette sulla situazione attuale (''stiamo vivendo una guerra'') e cita una canzone di Vasco Rossi per ricordare il giovane

Pubblicato il - 21 marzo 2020 - 14:11

VALDAONE. Aveva compito 20 anni quattro giorni fa, il 17 marzo, ma due giorni dopo, giovedì mattina, è arrivata la terribile notizia. Matteo Faioni non ce l'ha fatta. Solo una settimana prima, il 10 marzo, aveva avuto un terribile aneurisma alla carotide e nonostante la corsa precipitosa all'Ospedale Santa Chiara e il tentativo dei medici di salvarlo in tutti i modi è spirato gettando nello sconforto la comunità di Praso, di Valdaone, di tutta la Valle del Chiese e anche i tanti, tantissimi amici e compagni di scuola dell'Istituto Agrario di San Michele all'Adige che aveva da poco terminato (frequentava dei corsi parauniversitari per poi iscriversi in autunno alla facoltà più adatta).

 

Ecco la lettera di Sabrina Dorigoni, professoressa di Matteo a San Michele. Una lettera che ''ho scritto ai miei ragazzi - spiega la professoressa -. E' un momento assurdo dentro un momento di dolore immenso per quello che è accaduto a Matteo che è volato in cielo. La condivido con voi se avrete voglia di leggerla. E' dedicata ai miei studenti della 6s enotecnici della mia scuola e a tutti quelli che di voi sono stati tra i miei allievi''.

Cari ragazzi,
mi sento di dovervi scrivere qualche riga, sono tantissimi i motivi di riflessione in questo periodo che credo non si sia mai visto al mondo dai tempi del colera. E' una guerra e come ogni guerra chiede un tributo di vite umane sacrificate affinché gli altri possano tornare a vivere in pace.

Questa volta però la mano dell'uomo non è armata con armi che uccidono ma è armata solo di speranza, di sofferenze, di nuovi eroi, di chi ce l'ha fatta e di chi non c'è più e se ne è andato senza un saluto, senza un ultimo addio, senza lasciare una parola di ringraziamento a chi si è contagiato nel vano tentativo di strapparlo ad un destino che nessuno avrebbe mai potuto immaginare. Sono qui, seduta davanti al mio pc in telelavoro, sveglia dalle 5 di stamattina e mi faccio tante, tantissime domande.

Tra le domande che però sento più insistenti dentro di me una fa un rumore particolare e mi chiede se non sia ora di ripensare al senso della vita. Quella vita che tutti diamo per scontata, soprattutto voi ragazzi che pensate sempre di essere immortali e invincibili, voi generazione dei millenium, voi che avete a disposizione tutti quegli strumenti che noi, generazione degli anni '70 pensavamo non esistesse che nei film di fantascienza, voi che avete il mondo a portata di mano, voi che con un click vi mettete in contatto con tutti gli amici e che alla fine vi sentite così soli, voi che cercate facile rifugio in un mondo virtuale ma che così facendo vi allontanate sempre di più dalla realtà.

Voi ragazzi che quando facciamo lezione mi fate arrabbiare perché mentre i docenti provano a regalarvi il frutto del loro sacrificio preferite guardare se c'è un messaggio sul telefonino. Ragazzi il messaggio ora è arrivato, forte e chiaro, avete il tempo per ascoltarlo, per riflettere, per farlo vostro. Non lasciate che tutti questi morti siano morti invano, non considerate che fossero solo dei vecchi, non è così. Sono persone di tutte le età, persone che come voi sono state giovani e invincibili, persone che hanno combattuto ogni giorno per un futuro migliore, che hanno creduto nella cultura come strumento di evoluzione, persone che hanno visto sbiadire l'intento migliore della globalizzazione vedendolo trasformare invece in un mondo tanto futile quanto inutile, un mondo reale vissuto come virtuale.

C'erano le riviste di moda dalla parrucchiera perché le casalinghe italiane non si potevano permettere di acquistarle, oggi ci sono gli/le "influencers", i social media, le vendite on line per acquistare un puzzle da fare nei giorni del corona virus, i viaggi low cost, le battute stupide su questo virus, le file per l'iphone nuovo sono diventate le file davanti alla farmacie, ai supermercati, alla ricerca di un disinfettante, di una mascherina, di un paio di guanti, ve ne rendete conto? Pensate di riflettere e di fare tesoro di questa esperienza? Ricordatevi che i vecchi hanno sempre detto che ogni 50 anni una guerra fa bene al mondo perché riprenda il contatto con la realtà, questa è la nostra guerra mondiale, la terza guerra mondiale. Stringetevi forte gli uni agli altri in questo periodo, non servono gli abbracci per stringersi ma serve rispetto, solidarietà, aiuto reciproco.

Ascoltate chi vi sembra stupido e noioso solo perché è vecchio, non è vecchio ragazzi, credetemi, quando anche voi lo sarete vi renderete conto che quella che voi considerate vecchiaia è solo uno dei pegni che paghiamo per essere vissuti a lungo, per aver faticato nel tentativo di imparare ad essere migliori, la scatola invecchia ma il cuore e la mente rimangono quelli di sempre, le forze vengono meno e questo è l'aspetto più crudele, sentirsi stanchi quando avremmo ancora tanta, tantissima voglia di affrontare il giorno, la notte, le stagioni, gli anni con la stessa forza di sempre, di quando come voi ci sentivamo invincibili.

Io vi ringrazio ragazzi, nonostante tutti i vostri errori, i miei errori, gli errori di tutti insieme, vi ringrazio comunque perché insieme a voi il mio cuore e la mia mente hanno voglia di lottare contro la stanchezza, ho voglia di essere ancora e sempre una di voi, cerco di fare del mio meglio cercando insieme a voi le opportunità che possano aiutarvi a disegnare un grande futuro di amore, rispetto e passione per tutto quello che farete, per le vostre famiglie, per il lavoro che andrete a fare, per i figli che crescerete ai quali insegnerete quello che i vecchi vi hanno insegnato e che a loro volta dai vecchi hanno imparato.

E' banale ricordarvi che Socrate diceva "so di non sapere", ma forse tutti dovremmo imparare che c'è sempre qualcosa di nuovo, di bello, di vero, di grande che è lì ed aspetta solo di essere osservato, studiato, capito, amato. Sdraiatevi su un prato, alzate gli occhi, guardate il sole con un fiore in bocca e se vi sembra tanto bello lasciatevi commuovere, lasciate che una lacrima di gioia solchi il vostro viso e vi ricordi che siete vivi in un mondo che soffre e ha bisogno di tutti noi, di rispetto, lealtà, amicizia e cose vere.

 

Da Socrate vi porto a chiudere con qualcosa che forse vi è più famigliare e vi saluto con due strofe di una canzone di Vasco Rossi, non cantatele solo, leggetene il significato profondo e cambiate il nome con quello di Matteo:

Sally cammina per la strada sicura
Senza pensare a niente
Ormai guarda la gente
Con aria indifferente
Sono lontani quei momenti
Quando uno sguardo provocava turbamenti
Quando la vita era più facile
E si potevano mangiare anche le fragole
Perché la vita è un brivido che vola via
È tutto un equilibrio sopra la follia
Sopra follia
Senti che fuori piove
Senti che bel rumore
Ma forse Sally è proprio questo il senso, il senso, il senso
Del tuo vagare
Forse davvero ci si deve sentire
Alla fine un po' male
Forse alla fine di questa triste storia
Qualcuno troverà il coraggio
Per affrontare i sensi di colpa
E cancellarli da questo viaggio
Per vivere davvero ogni momento
Con ogni suo turbamento
E come se fosse l'ultimo
A tutti voi ragazzi, a Matteo che è volato via, alla sua famiglia, il mio abbraccio e la mia preghiera

Sabrina (umilmente la vostra prof)

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