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Morso da una zecca infetta, primo morto in Val Pusteria per meningoencefalite

L'anziano di Brunico era morto un mese fa ma è arrivata in queste ore la conferma che fatale sarebbe stato il morso di una zecca. Si tratta del primo caso nella zona e l'Azienda sanitaria sta valutando una campagna di informazione apposita

Di Luca Pianesi - 06 September 2020 - 11:41

BRUNICO. E' morto per meningoencefalite primaverile-estiva e a causarla sarebbe stata una zecca che lo ha morso tra i boschi della Val Pusteria. La conferma arriva dall'Azienda sanitaria dell'Alto Adige che comunica come si tratti del primo caso avvenuto in quella zona e che, per questo, sta valutando la necessità di implementare una campagna di sensibilizzazione rivolta alla cittadinanza.

 

La vittima è un anziano di Brunico che era morto circa un mese fa per Tbe. Ci sono volute analisi e controlli per identificare la causa ma ora sembra accertato che l'encefalite sia stata causata dal morso di una zecca e siccome l'uomo non aveva viaggiato al di fuori dell'Alto Adige e in particolare non si era allontanato dalla sua abitazione e dalle zone limitrofe e ai boschi della Val Pusteria.

 

''L’encefalite - spiega l'Istituto superiore di sanità - da morso di zecca è stata identificata per la prima volta in Italia nel 1994 in provincia di Belluno. Dal punto di vista epidemiologico, oggi la Tbe è presente in focolai endemici in molti Paesi dell’Europa centro orientale e settentrionale, Italia compresa. In particolare nel nostro Paese dal 1994 al 1999 sono stati identificati 35 casi di malattia in provincia di Belluno''.
 

''Dopo il morso di zecca infetta nell’uomo - prosegue l'Iss - nel 70% dei casi circa, si manifesta un’infezione senza o con sintomi poco rilevanti, che può passare inosservata. Nel restante 30% dei casi, dopo 3-28 giorni dal morso di zecca si ha una prima fase con sintomi similinfluenzali come febbre alta, mal di testa importante, mal di gola, stanchezza, dolori ai muscoli e alle articolazioni per 2-4 giorni. Poi la temperatura scende e in genere non ci sono ulteriori conseguenze. Nel 10-20 per cento di questi casi, dopo un intervallo senza disturbi di 8-20 giorni, inizia una seconda fase caratterizzata da disturbi del sistema nervoso centrale (encefalite, paralisi flaccida a esito mortale nell’1% dei casi). Nei bambini e nei soggetti più giovani la Tbe mostra generalmente un decorso più mite, con progressivo aumento della severità al progredire dell’età''.

 

Importante, nei luoghi dove vengono identificati dei focolai, come avvenuto in passato nel Bellunese e negli scorsi anni anche in Austria, il vaccino alla Tbe che è entrato in commercio nel nostro Paese all’inizio del 2006. ''Il ciclo vaccinale di base prevede la somministrazione di tre dosi (all’età di 0, 1-3 mesi, 9-12 mesi) - comunica l'Iss - con richiami a cadenza triennale, per via intramuscolare, preferibilmente nella regione deltoidea. Esiste anche la possibilità di seguire un ciclo accelerato di vaccinazione, che però non garantisce gli stessi risultati del ciclo classico, in termini di risposta anticorpale''.

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