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''Non potevo starmene a casa'', medico trentino in pensione torna in corsia per lottare contro il coronavirus. Merli: ''I miei colleghi hanno bisogno''

Claudio Merli è andato in pensione nel 2018 ma ora ha deciso di rimettersi il camice per aiutare i colleghi. Sta lavorando a Cavalese e in tre giorni ha fatto circa 30 ore di servizio. "Non ho nessuna paura, quando si decide di fare questo lavoro si sa perfettamente i rischi che ci sono"

Di Giuseppe Fin - 27 marzo 2020 - 19:51

TRENTO. “Quando mi sono trovato davanti una simile tragedia non potevo esserne solo spettatore. Non potevo sentirmi al di fuori da tutto questo”. Era andato in pensione da 16 mesi ma il dottor Claudio Merli, medico anestesista, rianimatore e primario a Tione e Cles, a 65 anni ha deciso di rimettersi il camice e di tornare in corsia per aiutare i tanti colleghi che in queste settimane sono in prima linea per lottare contro il coronavirus e per salvare vite umane.

 

“Sono ancora in buona salute e in grado di lavorare” ci dice al telefono mentre cerca di prendersi un attimo di paura dal lavoro. Ora si trova all'ospedale di Cavalese dove ha iniziato mercoledì. In soli tre giorni ha già fatto oltre 30 ore di servizio. “Sapevo che c'era la necessità di rianimatori e quando ho visto quello che sta accadendo ho subito dato la mia disponibilità. Davanti ad una emergenza simile l'adesione alla possibilità di dare un aiuto è stata spontanea”.

 

Merli ha un curriculum non di poco conto. Ha lavorato come medico anestesista dal 1989 al 2012 all'ospedale Santa Chiara di Trento, poi è stato direttore della struttura complessa di anestesia e rianimazione di Tione fino al 2015 e successivamente direttore dell'unità operativa multizonale Anestesia e rianimazione di Cles.

 

Nei giorni scorsi ha dato la propria disponibilità a rientrare in servizio dando come preferenza il Santa Chiara di Trento avendoci lavorato per tanto tempo. La scelta dell'Azienda sanitaria è stata quella, però, di utilizzare la sua professionalità a Cavalese. “Qui mi è stato spiegato che ci sono i problemi più acuti ed io mi sono messo al servizio”.

 

Una scelta, quella di Merli, fatta anche da altri medici che in questo momento di emergenza si sono ributtati nuovamente al lavoro senza risparmiare forze. Anche la sua famiglia ha capito la gravita della situazione che stiamo vivendo. “Mia moglie – spiega – che lavora tra l'altro nell'ambito sanitario, mi ha stimolato per rientrare”.

 

La situazione che si è trovato davanti appena arrivato è stata molto pesante. I medici e gli infermieri sono ovviamente stanchi e sotto pressione e il carico di lavoro continua a crescere. Ci sono pazienti che arrivano e casi gravi a cui dare immediatamente una risposta.

 

“Io ho iniziato mercoledì e la situazione è molto stressante” ci racconta il medico. “ Ognuno, però, sta facendo la propria parte e tutti stiamo reggendo abbastanza bene. Il personale sanitario sta cercando con tutto se stesso di far fronte a questa emergenza rispondo nel miglio modo possibile alle problematiche che si presentano davanti”.

 

Mentre ci racconta tutto questo la voce di Claudio Merli è ferma, ha fretta perché ci sono tante cose da fare, tanti pazienti da seguire e soprattutto tanti colleghi da aiutare. Anche lo spazio per aver paura è ormai ridotto al minimo.

Non vivo assolutamente nella paura, quando si decide di fare questo lavoro si sa perfettamente i rischi che ci sono” spiega prima di congedarsi e di correre nuovamente in corsia.

 

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