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Rubano migliaia di euro di acqua al Comune per coltivare fragole, denunciati due agricoltori

Nel corso degli anni hanno sottratto acqua pubblica dalla rete di distribuzione principale, allacciandosi al serbatoio idrico della comunità di Baselga di Pinè, con non pochi disagi per la popolazione, che soprattutto durante i periodi estivi, ha patito la penuria d’acqua, costringendo il Comune a reintegrare le scorte con l’impiego di autobotti, per un complessivo danno erariale stimato in circa 220 mila euro

Pubblicato il - 18 September 2020 - 08:53

BASELGA DI PINE'. Sono riusciti a sottrarre migliaia di euro di acqua pubblica per coltivare fragole a danno del Comune. A finire nei guai sono stati due imprenditori di Baselga di Pinè che allacciando al serbatoio idrico della comunità hanno portato ad un danno erariale di circa 220 mila euro. 

 

A scoprire quello che stava succedendo sono stati i carabinieri di Borgo Valsugana. Dalle indagini condotte dai militari è emerso che i due denunciati, specializzati nella coltivazione di fragole in serra, nel corso degli anni hanno sottratto acqua pubblica dalla rete di distribuzione principale, allacciandosi al serbatoio idrico, con non pochi disagi per la popolazione, che soprattutto durante i periodi estivi, ha patito la penuria d’acqua, costringendo il Comune a reintegrare le scorte con l’impiego di autobotti.

 

I due imprenditori sono così riusciti, contenendo i costi di produzione, a raddoppiare il numero delle piante coltivate. Le fragole infatti, di per sé, richiedono un’irrigazione generosa e le ingenti quantità d’acqua disponibili, hanno consentito loro di garantirsi una sovra produzione, idonea anche a sostenere una fiorente esportazione transfrontaliera. 

Il furto di acqua dalla rete pubblica è stato attuato con un complesso sistema idraulico abusivo, composto da numerose cisterne, pompe e centinaia di metri di tubature, in gran parte interrate, che hanno reso gli accertamenti particolarmente difficili.


 A supporto del quadro inizialmente indiziario, è stato necessario condurre una serie di accertamenti diretti nelle aziende agricole, con la collaborazione dei tecnici del comune e della Stet della Provincia autonoma di Trento, che si sono conclusi con l’interruzione della fornitura idrica sull’intera area interessata.

 

È stato quindi immessa nella rete della sostanza tracciante atossica e attraverso apparati di misurazione strumentale, operando scavi selettivi nel terreno, è stato possibile mappare l’intero alveo embrifero artificiale, individuando dettagliatamente il complesso sistema fraudolento approntato dalle due aziende, giungendo a dimostrare inequivocabilmente che l’acqua circolante proveniva dalla rete comunale di Baselga di Piné e pertanto i costi erano direttamente a carico dell’ente, come le compensazioni nel periodo estivo.

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