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Scoperta una "nonnina killer" che da oltre 6 anni annegava con le sue mani gli animali finiti in una trappola per nutrie

La scoperta da parte dell'Enpa (Ente Protezione Animali) di Vicenza. Quando gli animali che rimanevano incastrati non morivano da soli, l'80enne gli riservava l’annegamento, lamentando poi con le Guardie Zoofile di quanto fosse difficile ucciderli vista la loro resistenza

Di L.B. - 04 settembre 2020 - 11:27

VICENZA. Davvero una storia cruenta che, grazie all'intervento dell'Enpa di Vicenza, ha avuto fine. Tutto è iniziato con la sparizione di alcuni gatti a Vicenza. Le prime segnalazioni dei proprietari preoccupati iniziano ad arrivare verso fine maggio alle Guardie Zoofile Enpa.

 

In particolare, ad emergere è la teoria di una signora, che si dice convinta che i gatti finiscano nelle trappole per le nutrie. Partono così le indagini delle guardie che portano ad individuare una gabbia in possesso di un'anziana di ottant’anni. All’interno sono stati ritrovati i resti di un animale ormai decomposto, rimasto imprigionato e morto di stenti da più di dieci giorni. E’ in quel momento che iniziano ad emergere i dettagli inquietanti di questa storia.

 

La signora da almeno sei anni utilizzava la gabbia trappola per nutrie, lasciandola incontrollata anche diversi giorni, e quando gli animali che rimanevano incastrati non morivano di stenti, gli riservava una morte atroce: l’annegamento. Una morte ancora più terribile per un animale che vive quasi costantemente in ambiente acquatico, quindi nel suo elemento naturale, tanto che l’anziana signora si è lamentata con le Guardie Enpa di quanto fosse difficile ucciderli vista la resistenza degli animali a morire e che ormai “alla sua età era un lavoro troppo gravoso”. 

 

Dunque in quella gabbia trappola hanno trovato la morte tantissime nutrie e potrebbero essere finiti decine di altri animali, compresi animali d’affezione, gatti o cagnolini, visto che le Guardie Zoofile Enpa hanno accertato che la trappola non veniva controllata. “Purtroppo – commentano le Guardie Zoofile Enpa di Vicenza - ipotizzare che fosse più comodo andare meno a controllare per trovarli già stecchiti è tutt’altro che fantascienza”.

 

“Appena qualche mese fa – afferma Renzo Rizzi Ispettore Regionale della Guardie Zoofile Enpa di Vicenza, intervenuto sul posto - in un altro caso di gabbie trappola utilizzate in modo improprio avevo ipotizzato che questo fenomeno fosse diffuso e incontrollato, ora purtroppo ne abbiamo avuto la conferma, il tutto diventa sempre più inquietante se ogni qualvolta si indaghi per animali d’affezione spariti nel raggio di qualche centinaio di metri compaiono le gabbie trappola mal custodite".

Per l’Ente Nazionale Protezione Animali è evidente che questo sistema di contenimento non sta funzionando ma sta invece creando solo enormi sofferenze agli animali. Senza contare che è ormai provato che uccidere gli animali non aiuta a contenerne il numero: più se ne uccidono più si riproducono, in particolare in casi di animali come le nutrie.

 

 

"Ma se bisogna utilizzare le gabbie trappola quanto meno dovrebbero farlo solo persone esperte", continua l'ispettore Rizzi. "Lasciare in mano a persone improvvisate la gestione delle gabbie trappola è sbagliato e insensato oltre che assolutamente inconcludente ai fini del contenimento. Soluzioni immediate, più corrette ed eticamente accettabili ci sarebbero. Ad esempio, come suggerisce il Nucleo delle Guardie Zoofile di Vicenza, visto che gli animali vengono catturati, potrebbero essere agevolmente sterilizzati e immessi nuovamente nell’ambiente. I costi? Sicuramente meno di quello che pagano i cittadini oggi per ucciderli. Anche alla luce delle tante campagne di sterilizzazioni promosse dalle associazioni, Enpa in primis”.

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