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Siberia, nel permafrost si aprono crateri giganti, gli scienziati: “Potrebbero essere legati al riscaldamento globale”

Sono noti con il nome di “Sinkhole” e all’origine potrebbe esserci l’esplosione di alcune bolle di metano intrappolate sotto il permafrost: secondo gli scienziati il fenomeno sarebbe legato al riscaldamento globale che sta sciogliendo lo strato di ghiaccio perenne

Pubblicato il - 10 settembre 2020 - 10:56

TRENTO. L’ultimo di questi crateri è stato scoperto alcuni giorni fa da una troupe televisiva che stava sorvolando la zona: si tratta di una voragine che arriva a una profondità di 30 metri per 20 di larghezza.

 

È il nono cratere di questo tipo che viene scoperto in Siberia, il primo venne avvistato nel 2013 nella penisola di Yamal, e nella comunità scientifica sono noti come “Sinkhole”. Nonostante non vi sia una certezza assoluta sull’origine di queste enormi voragini la tesi più accreditata suggerisce che i crateri siano generati in seguito all’esplosione di bolle di metano intrappolate nel permafrost, lo strato di suolo perennemente ghiacciato.

 

Molto probabilmente anche il riscaldamento globale è collegato a questi fenomeni dal momento che le esplosioni potrebbero essere messe in relazione con lo scioglimento del permafrost sotto al quale è imprigionato il metano. In tal senso preoccupa il rilascio del gas nell’atmosfera.

 

Secondo lo scienziato del Skolkovo Institute of Science and Technology, Evgeny Chuvilin, ci sono altri crateri dello stesso tipo sparsi per la Siberia ma resta molto complicato assistere al fenomeno in diretta. Infatti, praticamente tutti i crateri fin qui individuati sono stati scoperti quando la voragine era già presente. Spesso e volentieri questi crateri si riempiono d’acqua nel giro di un paio d’anni generando dei piccoli laghi.

 

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