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Tecnologia: cosa ci regalerà il futuro?

Il primo progetto di Artificial Intelligence (ormai nota con l’acronimo AI) risale al 1943 quando i due ricercatori Warren McCulloch e Walter Pitt proposero al mondo scientifico il primo neurone artificiale cui seguì poi nel 1949 il libro di Donald Olding Hebb

Pubblicato il - 09 novembre 2020 - 10:05

TRENTO. Siamo sempre molto attenti a tutto quel che riguarda il mondo della tecnologia e le novità che riguardano il mondo di internet. Una delle novità più interessante nel campo delle nuove tecnologie riguarda l’Intelligenza Artificiale. In modo semplicistico potremmo definire l’intelligenza artificiale come l’abilità di un sistema tecnologico di risolvere problemi o svolgere compiti e attività tipici della mente e dell’abilità umane. Guardando al settore informatico, potremmo identificare l’AI – Artificial Intelligence come la disciplina che si occupa di realizzare macchine (hardware e software) in grado di “agire” autonomamente (risolvere problemi, compiere azioni, ecc.).

 

Il primo progetto di Artificial Intelligence (ormai nota con l’acronimo AI) risale al 1943 quando i due ricercatori Warren McCulloch e Walter Pitt proposero al mondo scientifico il primo neurone artificiale cui seguì poi nel 1949 il libro di Donald Olding Hebb, psicologo canadese, grazie al quale vennero analizzati in dettaglio i collegamenti tra i neuroni artificiali ed i modelli complessi del cervello umano.

 

Nel campo aziendale l’intelligenza artificiale si traduce in Machine Learning. Si tratta di un’insieme di metodi per consentire al software di adattarsi, metodi attraverso i quali si permette alle macchine di apprendere in modo che possano poi svolgere un compito o una attività senza che siano preventivamente programmati (senza cioè che vi sia un sistema pre-programmato che stabilisce come deve comportarsi e reagire un sistema di AI). In altre parole, si tratta di sistemi che servono ad “allenare” l’AI in modo che imparando, correggendo gli errori, allenando sé stessa possa poi svolgere autonomamente un compito/attività.

 

Ciò che caratterizza il Machine Learning è quindi il “modello di apprendimento” ed è proprio in base a questi modelli che si può fare una sorta di classificazione degli algoritmi: con supervisione didattica (apprendimento mediante esempi di input e di output per far capire all’AI come deve comportarsi); senza supervisione didattica (apprendimento mediante analisi dei risultati: in questo caso il software capisce come agire e il modello di apprendimento si adatta sulla base di output che permettono di mappano i risultati di determinate azioni e compiti che saranno chiamati a svolgere i software); reinforcement learning (apprendimento “meritocratico”: l’AI viene premiata quando raggiunge gli obiettivi, i risultati, esegue un’azione, ecc. In questo modo impara quali sono le azioni corrette e quelle errate).

 

Il futuro di internet

 

Quale sarà il futuro di internet? Difficile dirlo con certezza, ma sono tante le cose che bollono in pentola. Secondo Christian Fuchs, docente dell’Università di Westminster (Regno Unito), l’evoluzione di Internet dipenderà da come si evolverà la società. Fuchs vede infatti un legame diretto tra ciò che accade nel mondo reale e in quello virtuale, affermando che il primo può influenzare il secondo sotto molteplici punti vista (libertà di parola e opposizione politica comprese). Quel che è certo è che per molti esperti il futuro di internet sarà la quantistica. In questo scenario le comunicazioni tra computer saranno basate sulle proprietà del mondo degli atomi e delle particelle elementari.

 

Con queste tecnologie potremmo ad esempio trasmettere grandi quantità di dati, come sequenze di Dna, o legati allo studio del clima. L’Italia è stata tra le prime Nazioni al mondo a collegarsi alla Rete, nel 1986. A quell’avventura partecipò anche Luciano Lenzini, informatico dell’Università di Pisa. Inoltre, secondo alcune ricerche, i dispositivi elettronici dialogheranno con i nostri pensieri, dando vita a un nuovo paradigma di interazione in grado di rendere più sostenibile la società.

 

Internet e la realtà virtuale

 

Altro fattore da tenere d’occhio è quello della realtà virtuale. Sono sempre più gli strumenti messi a disposizione da questa tecnologia a vantaggio di numerosi settori come i giochi online. Grazie alla realtà aumentata gli sviluppatori punteranno verso esperienze di gioco uniche, come avviene con i casino online nuovi. La realtà virtuale è composta da fattori esperienziali e tecnologici in grado di portare ad un cambiamento radicale all’interno dell’esperienza che il soggetto fa di sè.

Si inizia a parlare di realtà virtuale tra gli anni ’30 e gli anni ’40 del 1900, quando lo scrittore Stanley Weinbaum pubblica il racconto breve The Pygmalion’s Spectacles, in cui fa riferimento a visori per la realtà virtuale basati su registrazioni olografiche di esperienze in grado di stimolare il senso della vista e dell’udito ed anche il senso del tatto e dell’olfatto.

La realtà virtuale è un aggregato di ausili tecnologici e branche del sapere abbastanza diverse tra loro ed è composta da fattori esperienziali e tecnologici. Relativamente all’aspetto esperienziale, la realtà virtuale rappresenta un cambiamento radicale all’interno dell’esperienza mediale: il soggetto da osservatore di un’azione ne diventa protagonista. Vedere, udire, toccare, manipolare oggetti che non esistono, percorrere spazi senza luogo in compagnia di persone che sono altrove, è quanto sembra proporci tale innovazione tecnologica. Questo processo attivo di interazione con il mondo virtuale produce il senso di presenza, cioè la sensazione di essere nell’ambiente virtuale.

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