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Troppi turisti nei luoghi più famosi delle Dolomiti? A Braies picchi di 17.400 persone ma la soglia massima dovrebbe essere circa la metà

Lo studio condotto dalla Fondazione Dolomiti Unesco e dell’Università Ca’ Foscari di Venezia Unive, per arrivare a una gestione più sostenibile dei flussi di visitatori sulla Val di Braies e sulle Tre Cime di Lavaredo ha stabilito le soglie massime di accesso a questi luoghi bellissimi e proposto indicazioni gestionali e azioni immediate che concernono la regolamentazione dell’accesso

Di L.P. - 16 novembre 2020 - 17:33

TRENTO. Sono sempre più numerosi i turisti e i visitatori che si incolonnano in montagna per raggiungere alcuni dei luoghi più famosi e sponsorizzati dell'arco dolomitico: tra questi vi sono senza dubbio la Valle di Braies con il tipico laghetto e le Tre Cime di Lavaredo. E il limite della capacità di carico in due di queste aree è proprio il tema centrale dello studio condotto dalla Fondazione Dolomiti Unesco e dell’Università Ca’ Foscari di Venezia Unive, Dipartimento di economia, per arrivare a una gestione più sostenibile dei flussi di visitatori e a una migliore esperienza di visita nelle aree dolomitiche. In futuro un’analisi del tutto simile sarà focalizzata sull’area naturalistica della Val di Tovel.

 

Avvalendosi dei dati riferiti alle aree pilota del 2018 e di big data provenienti da Vodafone Analytics, TripAdvisor, Istat e Banca d’Italia, e interviste, gli esperti hanno valutato gli impatti dei flussi annuali di visitatori nelle due aree e le rispettive capacità di carico (ambientale, sociale ed economica) e suggerito misure d'intervento. I principali risultati dello studio nelle due aree pilota e le possibili misure da attuare sono stati illustrati oggi dal professor Jan Van der Borg, responsabile del team di ricerca internazionale.

 


 

Per quanto riguarda Braies, il numero dei visitatori (giugno-settembre 2018) è stato di molto superiore alla capacità di carico del sito, con giornate di picco di oltre 17.400 persone al giorno e una densità fino a 188 persone per ettaro. Tante, tantissime che, verosimilmente, questa estate potrebbero anche essere aumentate se si ricorda l'assalto alle montagne che c'è stato. Il che non rappresenta solo un problema legato alla mobilità ma anche alla necessità di non compromettere la capacità di tollerare il carico a livello ambientale/sociale/economico. I limiti proposti, elaborati secondo la metodologia dell’Organizzazione mondiale del turismo, devono essere intesi come opportunità per gestire al meglio queste aree nel rispetto delle questioni ambientali, sociali ed economiche. E campanello d’allarme è il fatto che la valutazione dell’esperienza di visita da parte dei visitatori in questi luoghi è parsa in calo, soprattutto nelle giornate di sovraffollamento.

 

Per l'area di Braies, se viene considerata come parco naturale il limite consigliato dall’Organizzazione mondiale del turismo è di 1.500-2.500 persone al giorno e di 4.500–6.000 persone al giorno se considerato come area escursionistica. Per quanto concerne il carico sociale, relativo alla percezione delle persone che visitano l’attrazione, la qualità della visita da parte di turisti ed escursionisti rimane a livello medio se si pone un limite di 9.000 persone al giorno.

 

Per l’area delle Tre Cime di Lavaredo se il sito viene considerato come parco naturale il limite consigliato per il carico naturale è di 2.700–3.000 persone al giorno e di 7.000–7.500 persone al giorno se considerato come area escursionistica e in riferimento al carico sociale, la qualità della visita da parte di turisti ed escursionisti rimane a livello medio se si pone un limite di 4.000 persone al giorno.

 

Dallo studio emergono alcune chiare indicazioni gestionali, e le azioni immediate concernono la regolamentazione dell’accesso. Per il Lago di Braies il processo di regolamentazione è già in corso per mezzo dell’accesso con navette e prenotazione obbligatoria. Per l’area delle Tre Cime di Lavaredo, invece, viene caldamente consigliato di agire per ridurre drasticamente il traffico e, quindi l’accesso di automobili a Misurina, e favorire il raggiungimento dell’area con mezzi pubblici.

 


 

Inoltre, il suggerimento formulato è quello di personalizzare l’esperienza di visita e la modalità di accesso per diverse tipologie di turisti (residenti, turisti, escursionisti, per provenienza, ecc.). In particolare, sarebbe opportuno incentivare gli accessi a piedi o in bici, e penalizzare l’utilizzo dei mezzi a motore privati. Sarebbe, inoltre, opportuno creare momenti di fruizione diversi puntando alla destagionalizzazione e alla diversificazione spaziale, incentivando la visita di altre aree delle Dolomiti Patrimonio Mondiale Unesco. Come azioni di governance viene proposta l'istituzione di un osservatorio per il costante monitoraggio dei flussi di visitatori e dei vari livelli di sostenibilità, nonché la promozione di una più efficace collaborazione a livello territoriale e la costituzione di una cabina di regia per una migliore governance interregionale e l'attuazione di una visione strategica condivisa.

“La pressione su aree eccezionali, ma anche fragili e sensibili come la valle di Braies o le Tre Cime di Lavaredo, ha superato il limite di tollerabilità. Troppe persone concentrate in pochi luoghi, in pochi periodi dell'anno. La natura ne risente, l'esperienza di visita perde unicità e significato e viene messa in discussione la qualità della vita – ha affermato l’assessora della provincia di Bolzano Maria Hochgruber Kuenzer alla presentazione dello studio assieme al vicepresidente della Provincia di Trento Mario Tonina -. Questo è un campanello d'allarme a cui dobbiamo prestare particolare attenzione: a noi il compito di gestire insieme la situazione individuando soluzioni condivise. I dati scientifici costituiscono una base efficace a tal fine”.

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