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Un intervento d'altri tempi, tra calate in parete, nebbia, l'abbandono di oggetti in metallo e il nubifragio nel buio: storia di un salvataggio in quota

L'allarme è partito alle 17 e lo hanno lanciato i due ragazzi inglesi che si trovavano in difficoltà, un 27enne e un 30enne. I due, partiti alle 3 di notte erano stremati (uno anche ferito) bloccati in parete, ma il cellulare non prendeva e le condizioni climatiche non permettevano grandi interventi dell'elicottero. Poi la situazione è peggiorata: ecco il racconto anche con le IMMAGINI

Di L.P. - 14 agosto 2020 - 11:01

AGORDO. Un intervento definito dallo stesso Soccorso alpino ''difficile e assai tosto, come 'ai vecchi tempi'''. Fondamentali si sono rivelati, spiegano sempre dal Soccorso, ''l'affiatamento e la preparazione tecnica della squadra, che ha riportato a valle due ragazzi sfiniti dalla stanchezza lungo 750 metri di dislivello, tra calate in parete e ripidi sentieri resi ancora più scivolosi dalla pioggia''. I fatti sono avvenuti ieri notte sulla Moiazza nell'agordino. L'allarme è partito alle 17 e lo hanno lanciato i due ragazzi inglesi che si trovavano in difficoltà, un 27enne e un 30enne. 

 

I due, uno alla prima esperienza escluse camminate sui sentieri, erano partiti passate le 3 di notte dal Rifugio Tomè, sul Passo Duran. Un'oretta abbondante dopo avevano attaccato la Ferrata Costantini. Erano saliti sulla Pala del Belia e di seguito alla Cresta delle Masenade e da lì, probabilmente già stanchi, avevano deciso di rientrare dell'itinerario appena fatto. Durante la discesa però, sopra la Cattedrale hanno sbagliato traccia e preso la vecchia via normale che, rischia di portare sopra salti di roccia se poco conosciuta.

 

Così è stato e capito che da quel punto non sarebbero passati, i due sono tornati sui loro passi fino alla Cattedrale e, ormai sfiniti, uno anche con escoriazioni dovute a una scivolata, si sono fermati e hanno chiesto aiuto. Dalla Centrale operativa del 118 non è stato possibile ricevere notizie certe sulla loro posizione. Il cellulare non prendeva e, tramite messaggi, erano riusciti a risalire a due coordinate differenti, la prima sulla Cattedrale (dove effettivamente erano), la seconda verso il Bivacco Grisetti. L'elicottero del Suem di Pieve di Cadore, subito decollato, ha sorvolato la Moiazza, ma le nubi non hanno permesso l'individuazione degli escursionisti. L'eliambulanza è quindi volata a imbarcare due soccorritori in piazzola ad Agordo e un terzo dal Rifugio Carestiato, per poi trasportarli in quota e sbarcarli, entrando dal Van della Moiazza, sulla Forcella delle Masenade.

 


 

In una seconda rotazione l'elicottero ha portato in quota altri due tecnici. Dato che non vi era certezza di dove fossero i due ragazzi, i soccorritori si sono divisi: due verso la cima della Ferrata per non escludere quel tratto, tre giù verso la Cattedrale. Non appena i tre si sono abbassati e hanno iniziato a chiamare, dalle urla ricevute in risposta li hanno trovati, poco sotto, a 2.590 metri di quota. Riunitisi al resto della squadra, sono quindi iniziate le operazioni per attrezzare le calate, una quindicina lungo la parete verticale, fino alla sommità della Pala del Belia, a 2.300 metri circa di altitudine.

 


 

Calato il buio e con i due escursionisti stremati, in contatto costante con l'elicottero di Trento emergenza abilitato per il volo notturno, si è tentato un recupero con l'eliambulanza, purtroppo vanificato dalla nebbia persistente. Alle 23 il gruppo è stato investito dal temporale e, abbandonato il materiale di metallo per il rischio di fulmini, i sette si sono spostati di 50 metri e riparati sotto la roccia. Smessa la pioggia, hanno quindi ripreso a scendere per la via normale che passa nel canalone tra la Pala del Belia e la Pala del Bo, sul cui tratto terminale si era formata una cascata di acqua.

 


 

I tecnici hanno dovuto predisporre altri tre ancoraggi su roccia per superare alcuni salti, sono risaliti sulla Pala del Bo - raggiunti da altri due soccorritori in supporto alle operazioni - per poi prendere il sentiero e arrivare alle 2 al Rifugio Carestiato, a quota 1.834, dove un'altra squadra di quattro persone era pronta a partire. I due escursionisti sono poi scesi con i soccorritori in rientro fino al Passo Duran e tutto si è risolto per il meglio dopo un recupero s'altri tempi tra mille insidie e difficoltà.

 


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