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Yemen, solo il coronavirus ferma la guerra civile: dopo il primo caso di positività proclamate due settimane di tregua

Dopo che il governo yemenita ha ammesso il primo contagio da covid-19 le forze che si stanno combattendo hanno deciso di firmare un cessate il fuoco. L'accordo stoppa momentaneamente la guerra civile che si protrae da ormai 5 anni, gli yemeniti però sono allo stremo e il coronavirus potrebbe rappresentare l'ennesimo tormento per una popolazione già duramente provata

Di Tiziano Grottolo - 10 aprile 2020 - 17:27

SANA'A. Era il 21 settembre 2014 quando le truppe ribelli Huthi firmarono un accordo con il governo in carica che avrebbe dovuto mettere fine alle ostilità. Solo pochi giorni prima gli insorti avevano conquistato la capitale Sana'a. Il patto tra le forze ribelli, sciite, e il governo sunnita avrebbe dovuto prevedere la formazione di un nuovo esecutivo misto. Pochi mesi dopo, insoddisfatti dell’operato del governo, i ribelli sciiti sciolsero con la forza il parlamento: era il 6 febbraio 2015, una data come un'altra per segnare l’inizio della terribile guerra civile che da 5 anni sconvolge il paese.

 

In poco tempo il conflitto si è trasformato in una guerra per procura coinvolgendo le due potenze regionali che da decenni si contendono il controllo dell’area: da un lato l’Iran e Hezbollah che sostengono i ribelli Huthi, dall’altra il governo internazionalmente riconosciuto del presidente Abd Rabbih Manṣūr Hādī, sostenuto direttamente da Arabia Saudita (che sul campo schiera i propri bombardieri), Kuwait, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Giordania. Il governo Hādī gode dell’appoggio anche da parte di Stati Uniti, Turchia, Francia, Regno Unito e Canada.

 

Come dicevamo lo stato estero più coinvolto è l’Arabia Saudita che nel governo sunnita vede un alleato fondamentale nello scacchiere mediorientale. Riyadh contava di poter ottenere una facile vittoria, ma i ribelli si sono rivelati molto più tenaci di quel che si pensasse, ritrovandosi invischiata in una guerra che in 5 anni di combattimenti a provocato decine di migliaia di morti e milioni di profughi. È in questo contesto che nei giorni scorsi il governo di Hādī ha confermato il primo caso di positività al coronavirus registrato nel paese. Una notizia che ha spinto le parti in causa a firmare un cessate il fuoco, entrato in vigore venerdì 10 aprile.

 

Sicuramente fra le motivazioni che hanno spinto l’Arabia Saudita a sospendere le ostilità, più che le preoccupazioni legate al benessere degli yemeniti, ci sono ragioni ben più pragmatiche come quelle legate alla stabilità interna: nel paese sono già quasi 4000 le persone risultate contagiate dal covid-19, fra queste ci sarebbero anche 150 membri della famiglia reale. Dopodiché Riyadh deve fare i conti con il ribasso dei prezzi del petrolio.

 

Ad ogni modo la tregua, seppur momentanea, va accolta positivamente visto e considerato che il sistema sanitario yemenita è al collasso e la popolazione soffre tanto la fame quanto la sete, inoltre nel paese hanno fatto la ricomparsa malattie come colera, dengue e difterite. In questo senso il coronavirus potrebbe rappresentare il colpo di grazia per una popolazione già stremata dalla guerra e dalle sue conseguenze. Ora però, dopo 5 anni di combattimenti, si inizia a intravedere uno spiraglio di luce: paradossalmente la pandemia potrebbe riuscire laddove la diplomazia aveva fallito, ovvero porre le basi per una pace duratura. Nella speranza che non si tratti dell’ennesimo miraggio.

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