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Classi bilingue e a indirizzo musicale, la selezione d'ingresso si basa anche sulla situazione delle famiglie? Zanella: ''Così si crea disuguaglianza fin dall'infanzia''

Il consigliere provinciale di Futura Paolo Zanella chiede chiarimenti in merito alle classi 'particolari' di indirizzo bilinguistico e musicale visto che le selezioni d'ingresso si baserebbero sullo status socio-economico e culturale delle famiglie e su test attitudinali, escludendo così studenti Bes, figli di immigrati ancora non integrati e ragazzi con situazioni famigliari difficili alle spalle

Di Filippo Schwachtje - 15 June 2021 - 06:01

TRENTO. “Almeno dalla scuola dell'obbligo, quella pubblica, ci si aspetterebbe che garantisse l'accesso secondo i principi di democraticità, equità e pari opportunità per tutti”. Ma in Trentino, secondo il consigliere provinciale di Futura Paolo Zanella, in alcune classi 'particolari' la situazione sarebbe diversa. E' questo il contenuto di un'interrogazione firmata dal consigliere, nella quale si chiede di fare chiarezza sull'effettiva situazione all'interno di queste sezioni, per verificare che studenti con bisogni educativi speciali (BES), figli di immigrati non ancora integrati o con situazioni familiari difficili alle spalle non siano di fatto 'esclusi' da queste offerte educative innovative

 

“In alcune scuole pubbliche trentine – scrive infatti il consigliere – da qualche anno sono state istituite classi bilingue e SMIM (scuole medie ad indirizzo musicale), dove di fatto la selezione in ingresso avviene in base al censo e alla situazione socio-culturale delle famiglie”. Per le prime, sottolinea Zanella, l'accesso sarebbe disciplinato secondo modalità e procedure definite dalle scuole, per le seconde invece sarebbe subordinato a prove di verifica attitudinale.

 

Di fatto, riporta il consigliere: "Per l'accesso ai corsi denominati 'classe bilingue', all’Istituto comprensivo Trento 5 ad esempio, sono previsti criteri d’accesso differenziati per la scuola primaria e per quella secondaria di primo grado. Per la scuola primaria all’atto dell’iscrizione i genitori devono sottoscrivere il Contratto formativo (o Patto educativo) dichiarando di essere in grado di sostenere linguisticamente il figlio, con competenza linguistica di livello B1 di Europass, mentre per la scuola secondaria di primo grado oltre all’impegno dei genitori a sostenere il percorso del/della figlio/a viene data precedenza nell’accesso alla 'classe bilingue' a chi ha frequentato analogo corso alla scuola primaria”.

 

Che siano "prove attitudinali" o selezioni legate, di fatto, alle condizioni socio-culturali (e quindi, di norma, economiche) dei genitori, queste modalità d'accesso rischierebbero in ogni caso, dice Zanella, di determinare ingiustizie nell'accesso alle varie opportunità formative in discussione.

 

“Una selezione in ingresso rischia di determinare anche una selezione in uscita – scrive il consigliere di Futura – dando maggiori opportunità a chi ha frequentato indirizzi speciali arrivando in qualche modo a predeterminare la futura scelta delle scuole secondarie di secondo grado, prevalentemente verso i licei. In questo particolare frangente siamo di fronte ad una società nella quale l'ascensore sociale, quel meccanismo di mobilità che permette alle persone delle fasce più deboli di agevolare il cambiamento di stato sociale, non funziona come dovrebbe: con iniziative di questo tipo rischia d'incepparsi ulteriormente”.

 

Sono diverse le ricerche internazionali (citate anche da Zanella nella sua interrogazione) che legano lo status socio-economico e culturale dello studente ai risultati ottenuti in campo scolastico, per esempio nelle prove invalsi. Un legame che dimostra l'influenza dello status occupazionale dei genitori, il loro livello di istruzione e il possesso di beni materiali che determinino un contesto favorevole nell'apprendimento, nel successo accademico dei figli.

 

Selezionare alunni e alunne in base al livello culturale dei genitori – spiega infatti Zanella – rischia di minare il principio di equa distribuzione tra le classi di studenti con maggiori difficoltà di apprendimento”. Studenti che, in generale, andrebbero quindi a concentrarsi di più nelle classi a indirizzo 'normale'. “Questi meccanismi di selezione in ingresso in classi 'speciali' – conclude il consigliere – rischiano di escludere bambine e bambine con bisogni educativi speciali, figli e figlie di immigrati ancora non integrati, ragazzi e ragazze con situazioni economiche e socio-culturali familiari complicate. Così si creano di fatto classi di serie A che offrono più opportunità e classi di serie B che devono farsi carico di maggiori difficoltà. La Provincia non può alimentare disuguaglianze fin dall'infanzia”.

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