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Coronavirus, Manaus e il falso mito dell'immunità di gregge. L'unica via percorribile rimane il vaccino

Manaus, città brasiliana sulle rive del Rio Negro, sta soffrendo per la seconda i duri colpi della pandemia. Dopo la prima ondata in cui si era contagiata la maggior parte della popolazione, alcuni avevano ipotizzato il raggiungimento dell'immunità di gregge in quest'area del pianeta. I recenti sviluppi hanno dimostrato il contrario, lasciando il vaccino come unica via sostenibile per i Paesi

Di Mattia Sartori - 15 gennaio 2021 - 18:17

MANAUS. «Ieri, durante il mio turno, sono morte due persone. A una, ho fatto un massaggio cardiaco infinito. Ho premuto e premuto con tutta la forza che avevo, non volevo che se ne andasse. Alla fine mi facevano male la schiena e le braccia. Ma non ce l’ha fatta. Non avevo mai visto niente del genere. C’erano pazienti dappertutto: fuori, ammassati all’entrata, negli anditi, perfino nelle stanze dove sta il personale. Tanti erano gravi. Avremmo dovuto trasferirli in terapia intensiva, ma non c’era posto. È orribile». Questo racconta Maria de Nazaré Ribeiro all'Avvenire dopo essere tornata a casa all’alba dopo una lunga notte al pronto soccorso del quartiere Coroado di Manaus, dove lavora come infermiera. «Fare l’infermiera vuol dire curare. Ma ormai non siamo in grado di curare nessuno. Mancano personale, medicine, dispositivi, soprattutto respiratori».

 

Nella capitale dello stato di Amazonas, nel cuore del Brasile, proprio accanto al polmone del mondo, manca l’ossigeno. Manca l’aria alle centinaia di pazienti di Covid che i medici cercano di aiutare al meglio delle proprie possibilità, ma non riescono a salvare. Per la seconda volta in meno di un anno la città di Manaus è tenuta sotto stretto assedio dal virus e in questo momento registra poco più di 2.900 morti per milione di abitanti a causa del Covid-19 o per malattie respiratorie causate o peggiorate dallo stesso (per fare un confronto in Italia si parla di 1.300 morti per milione di abitanti con una popolazione sensibilmente più vecchia).

 

Già durante la prima ondata la città era stata colpita duramente dalla pandemia, tanto che il governo era stato costretto ad ordinare la creazione di fosse comuni per sopperire alla mancanza di posto nei cimiteri. Il virus si è diffuso così tanto da arrivare ad infettare il 76% della popolazione, secondo quanto stimato da un articolo pubblicato su Science. Questa diffusione così capillare è stata anche il risultato delle scarse misure di contenimento applicate durante la prima ondata.

 

Al calare delle infezioni nei mesi estivi dell’anno si era arrivati a supporre che fosse stata raggiunta l’immunità di gregge, ma non è stato così. Come nel resto del mondo il virus è ricomparso anche a Manaus e qui ha colpito con ancora più forza rispetto alla prima volta. Il governatore dello stato Wilson Lima ha infatti parlato del “momento peggiore della pandemia”: mancano letti in ospedale e loculi nei cimiteri e molti medici avvertono che ci saranno gravi perdite dovute alla mancanza di assistenza. Secondo Jessem Orellana, dell'istituto di ricerca scientifica Fiocruz-Amazonia, alcuni ospedali in città sono letteralmente "rimasti senza ossigeno" e alcuni centri sono diventati "una sorta di camera di soffocamento".

 

Va ovviamente tenuto conto del fatto che si tratta di zone povere del mondo, dove il sistema sanitario fa fatica a stare al passo già in situazioni normali, ma quanto successo a Manaus deve far pensare. Dimostra quanto può diventare grave la situazione in assenza di adeguate misure di sicurezza. Vista la bassa età media registrata nella città brasiliana il tasso di mortalità è compreso tra 0,17% e 0,28%. In aree dove l’età media della popolazione fosse sensibilmente più alta, come nei Paesi del primo mondo, in assenza di restrizioni il virus causerebbe ancora più morti rispetto a quelle registrate a Manaus, sicuramente abbastanza da mandare in crisi qualsiasi sistema sanitario, non importa quanto avanzato. Per dare un senso di misura con la diffusione riscontrata in Brasile, il virus avrebbe causato 350.000, 386.000, and 1.58 milioni di morti rispettivamente nel Regno Unito, in Francia e negli Stati Uniti.

 

Inoltre sembra che il virus non crei immunità o comunque che questa non duri abbastanza da permettere il raggiungimento di uno stato di immunità di gregge. Di conseguenza, cercare di raggiungere questo obiettivo sarebbe estremamente costoso in termini di vite umane, oltre che inutile. L’unica via percorribile che può portare a dei risultati concreti è quella della vaccinazione. Come afferma la ricerca sopracitata “questo virus va contrastato con una strategia di soppressione aggressiva. I governi devono concentrarsi sullo sviluppo e la creazione di precise e rigide politiche di prevenzione (come il distanziamento sociale) e di robusti sistemi di verifica/tracciamento/isolamento, modalità di controllo delle frontiere, test di massa, trattamenti migliori e soprattutto lo sviluppo e la distribuzione di vaccini. Questo è il percorso più sostenibile che gli Stati possano seguire per uscire da questa pandemia”.

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