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Coronavirus, “Senza vaccino non possiamo lavorare” gli informatori farmaceutici tagliati fuori dalla Pat: “Basterebbe un po’ di lungimiranza e fare come le altre Regioni”

Gli informatori farmaceutici, esclusi dalle categorie a rischio, chiedono di essere vaccinati per poter tornare a lavorare: “In Lombardia e in Friuli Venezia Giulia le vaccinazioni dei nostri colleghi si stanno già concludendo, in Trentino poca lungimiranza e risposte sbrigative”

Di Tiziano Grottolo - 03 marzo 2021 - 17:30

TRENTO. “Abbiamo provato a metterci in contatto con chiunque ma abbiamo ottenuto solo porte chiuse in faccia”, ormai sempre più categorie chiedono lumi sulla progressione della campagna vaccinale che in Trentino, come nel resto d’Italia, procede a rilento. Questa volta a parlare sono gli informatori farmaceutici, cioè quelle figure che lavorano nel settore farmaceutico e parafamaceutico, professionisti che si interfacciano quotidianamente con i medici di medicina generale, pediatri, specialisti ospedalieri e privati.

 

“In questo periodo – spiegano – abbiamo chiesto più volte ai responsabili del servizio farmaceutico dell’azienda Sanitaria, al direttore generale Pierpaolo Benetollo, al direttore sanitario dell’Apss Antonio Ferro fino all’assessora alla Salute Stefania Segnana per chiedere l’inserimento della nostra categoria nelle liste per la vaccinazione anti-Covid 19, come operatori sanitari, ottenendo solo risposte elusive demandando a Roma il compito di regolamentare la definizione delle classifiche delle categorie a rischio”.

 

Più o meno la stessa non-risposta ottenuta dai pazienti con fibrosi cistica che hanno contatto i vertici della Sanità trentina, mentre l’Associazione che li riunisce si è vista costretta a incaricare il proprio avvocato per mettersi in contatto con l’assessora Segnana. Ci è sembrato un modo molto sbrigativo per essere liquidati – ribadiscono gli informatori farmaceutici – siamo consapevoli che ci sono categorie prioritarie da preservare ma la non vaccinazione ci preclude la possibilità di accedere in sicurezza per noi stessi alle strutture sanitari. Una situazione che sta diventando insostenibile”. L’Apss infatti ha disposto la sospensione, in tutte le sue strutture, degli incontri con gli informatori scientifici del farmaco fino al 5 marzo ma è probabile che tale misura sia prorogata almeno per un altro mese. In questo modo però gli operatori del settore non possono lavorare.

 

La preoccupazione sta nel fatto che a breve terminerà il blocco dei licenziamenti con la logica conseguenza che parte degli operatori del settore perdano il posto di lavoro, anche alla luce del fatto che in molti sono già finiti in cassa integrazione. A differenza del Trentino altre Regioni si sono attivate, “in Lombardia e in Friuli Venezia Giulia le vaccinazioni della nostra categoria si stanno già concludendo. Questa discriminazione per noi è incomprensibile e inaccettabile. D’altra parte – proseguono – siamo un numero ridotto di persone, circa una settantina, che potrebbero essere tranquillamente sistemate con le cosiddette dosi jolly, cioè quelle dosi che riescono ad avanzare da ogni flacone”.

 

In sostanza la richiesta degli informatori farmaceutici è quella di poter tornare lavorare in sicurezza: La sanità della Provincia si è sempre detta all’avanguardia, con un elevato livello di professionalità, grazie anche al supporto e continuo aggiornamento dato proprio dalla nostra categoria. In questo frangente è mancata la lungimiranza, rispetto a gran parte delle altre Regioni d’Italia, perché non si è ancora riusciti a tutelare i proprio informatori scientifici, riconoscendoli come persone ad alto rischio”.

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