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Coronavirus, zone rosse su base provinciale? Il Trentino e tutto il Nordest sarebbero in lockdown. L’analisi dell’esperto

La proposta di istituire le zone rosse su base provinciale, l’esperto: “Il vantaggio di questo modello rispetto al sistema attuale è che esso si adatta rapidamente alla reale necessità del territorio, valorizzando il senso di responsabilità del cittadino”

Il modello elaborato da Paolo Spada
Di Tiziano Grottolo - 11 January 2021 - 05:01

TRENTO. E se le zone rosse fossero istituite su base provinciale? Cosa Cambierebbe? Se lo è chiesto Paolo Spada specialista in chirurgia vascolare dell’Humanitas Research Hospital di Milano nonché uno dei divulgatori della pagina Facebook “Pillole di Ottimismo” che spiega la pandemia attraverso i numeri. Il medico che si è posto la domanda si è anche dato una risposta, elaborando un modello funzionante (e interattivo) per suddividere le varie province del Paese sulla base dell’incidenza, con relative soglie regionali.

 

Il vantaggio di questo modello – spiega Spada – rispetto al sistema attuale è che esso si adatta rapidamente alla reale necessità del territorio, valorizzando il senso di responsabilità del cittadino”. Secondo l’esperto al di fuori delle aree rosse, sarebbe addirittura ipotizzabile la riapertura di tutte le attività, sottoponendole solo al contingentamento degli ingressi. “Ho voluto fare un esempio concreto di come potrebbe presentarsi un sistema alternativo a quello attuale delle Regioni a colori, che preveda solo aree rosse provinciali, istituite sulla base del valore di incidenza nella Provincia, cioè i casi ogni 100.000 abitanti in sette giorni.

 

 

L’esperto ha scelto di stabilire le varie soglie in base alla disponibilità di posti letto, o detta in altre parole in base ai posti letto non occupati da pazienti Covid. In questo caso la soglia regionale è calcolata sulla base dei posti letto liberi in Area Critica ogni milione di abitanti, aggiungendo i posti letto liberi in Area Non Critica ogni 100.000 abitanti. “La progressiva vaccinazione della popolazione – conclude Spada – riducendo gradualmente l’occupazione ospedaliera, alzerebbe proporzionalmente la soglia di restrizione”.

 

Andando ad analizzare la mappa realizzata da Spada praticamente tutte le province del Nordest (non a caso quelle con i dati sulle ospedalizzazioni peggiori d’Italia) sarebbero in zona rossa. Il Trentino per esempio, con i dati forniti dal Ministero della Salute, mostrerebbe un’incidenza di 212 (su una soglia di 127), sufficiente per entrare in lockdown. Bolzano addirittura del 265 (su 146). Belluno conferma lo stato drammatico in cui versano i suoi ospedali con un’incidenza di 502 su 200, male anche Verona (429 su 200), Vicenza 266 su 200), Padova (463 su 200), Brescia (200 su 155) e Sondrio (223 su 155). Tutte queste Province secondo la proiezione di Spada andrebbero inserite in zona rossa.

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