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Dal Medioevo ai Fridays for Future: nelle Carte di Regola trentine boschi protetti come 'riserve finanziarie' della comunità

Nelle Carte di Regola, delle raccolte di norme che nel tardo Medioevo sono state redatte e raccolte dalle comunità agricole trentine, si prefigurava un utilizzo 'consapevole' delle risorse del territorio. Luca Faoro, del Museo di usi e costumi delle genti trentine: “Era una scelta obbligata, se le risorse venivano utilizzate senza pensare al futuro le alternative erano due, migrare o morire di fame”

Di Filippo Schwachtje - 26 September 2021 - 11:25

TRENTO. “I boschi ed i pascoli erano proprietà della comunità e venivano gestiti con le norme contenute nelle Carte di Regola: moltissime regolavano l'accesso alle risorse, c'era all'epoca un rispetto per l'ambiente e per la natura che era imposto dall'economia di sussistenza”. In poche parole: se si abusava delle risorse presenti sul territorio si moriva di fame, di conseguenza la sostenibilità ambientale era 'imposta' dalle norme delle comunità. L'epoca a cui fa riferimento Luca Faoro, del Museo di usi e costumi delle genti trentine a San Michele all'Adige, è il tardo Medioevo e le Carte di Regola, spiega: “Erano in sostanza delle raccolte di norme che le comunità rurali trentine si davano per gestire i beni collettivi e la vita sociale all'interno delle comunità stesse”.

 

Documenti che, negli archivi dei Comuni trentini, sono presenti in quantità e che sono stati protagonisti di una giornata tematica proprio al Museo di San Michele all'Adige. “Ci sono molte norme relative allo sfruttamento delle risorse naturali nelle Carte di Regola – sottolinea Faoro – il legno di larice o abete per esempio non poteva essere utilizzato come legna da ardere o ancora all'interno del bosco non si potevano accendere fuochi. Alcune zone più pregiate di bosco erano poi utilizzate come una sorta di 'riserva finanziaria' per far fronte ad eventuali emergenze che potevano colpire la comunità. In queste aree non si potevano abbattere gli alberi e non si potevano nemmeno raccogliere rami o fogliame se non, in alcuni casi, per una quantità molto ridotta”.

 

Si trattava di una scelta obbligata, continua l'esperto: “L'idea di limitare lo sfruttamento delle risorse in termini di utilità era dovuta a un fatto molto semplice: se le risorse stesse venivano consumate del tutto non si poteva fare affidamento su nessun altro e le alternative erano migrare o morire di fame”. Il rispetto per l'ambiente e per l'utilizzo delle risorse naturali che si trova nelle norme medievali contenute nelle Carte di Regola (che, come spiega Faoro, dal '200 fino al '700 circa sono state aggiornate e modificate in continuazione) non è quindi una “coscienza ambientalista ante litteram” e non era nemmeno diretto a tutte le specie presenti sul territorio. “I boschi un tempo – spiega Faoro – non erano costituiti, come oggi, sostanzialmente di conifere: c'erano anche moltissime latifoglie ma, visto che le conifere hanno un valore economico maggiore, nel corso del tempo hanno soppiantato le altre specie. Queste regole hanno praticamente dato forma all'ambiente e al paesaggio culturale lungo i secoli”.

 

Ma in un epoca in cui la crisi climatica e le sue conseguenze si stanno facendo sentire sempre più forte e in cui milioni di persone in tutto il mondo scendono regolarmente nelle strade e nelle piazze per chiedere più attenzione alle questioni ambientali, si può comunque imparare qualcosa da una serie di norme scritte in assemblee cittadine centinaia di anni fa? “Le comunità rurali in questo senso – conclude Faoro – ci insegnano una verità più che mai attuale: per loro non c'erano altre risorse da sfruttare se non quelle dei boschi e dei pascoli del territorio, ricchezze da proteggere per garantire un futuro alla comunità stessa”. Oggi viviamo in un 'villaggio globale' iper-connesso, dove le merci si spostano facilmente da continente a continente, ma il nocciolo della questione rimane lo stesso: non esiste un altro pianeta dove andare. Dal Medioevo ai Fridays for Future.

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