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FOTO. Rimasti incrodati dove 2 giorni prima era morto il 29enne Gatti, 3 alpinisti vengono recuperati dopo un intervento durato una giornata

Lunghissime le operazioni di recupero di 3 alpinisti rimasti incrodati in un canalone del Monte Cornetto, nello stesso luogo dove sabato 20 febbraio è precipitato e morto il 29enne roveretano Lorenzo Gatti

Pubblicato il - 22 febbraio 2021 - 09:43

VALLI DEL PASUBIO (VI). Si è concluso poco prima delle 22 di domenica 21 febbraio il difficile intervento sul Monte Cornetto, nel territorio comunale di Valli del Pasubio. Sul luogo 18 tecnici del Soccorso alpino di Schio già a partire dalla mattinata per recuperare 3 alpinisti rimasti bloccati in un canalone infossato tra guglie e creste della montagna.

 

L'allarme è scattato verso le 11.20 ed è stato lanciato dagli stessi alpinisti, un 49enne di Gazzo, nel Padovano, un uomo e una donna di Torre Belvicino, nel Vicentino. Dalle coordinate Gps emergeva come il luogo in questione fosse lo stesso in cui è precipitato e poi morto il 29enne di Rovereto Lorenzo Gatti nella giornata di sabato 20 febbraio.

 


 

Saliti dal Vaio Trenche e arrivati alla Forcella dell'Emmele, i 3 avevano cercato di scendere per uno dei canali sottostanti, finendo però incrodati e incapaci di muoversi. Una squadra di 5 tecnici ha così iniziato a risalire il versante, attraversato da numerosi canalini, senza riuscire a individuare in quale si trovassero. A rendere complicate le ricerche ci ha pensato infatti la nebbia.

 

I soccorritori si sono pertanto portati in alto, scalando su misto in un ambiente impegnativo anche a causa delle continue scariche di neve e sassi causate dalle alte temperature. È stato quindi richiesto il supporto di un'altra squadra, che si è mossa nella parte sinistra del canale finché entrambe non sono arrivate a una parte inaccessibile della parete.

 


 

Altri soccorritori sono quindi partiti, dividendosi per percorrere i canalini rimasti inesplorati. Ed è stato così che in 2 sono riusciti a individuare e raggiungere gli alpinisti incrodati. Una volta capito il percorso, gli altri sono stati fatti convergere in quella direzione e durante la salita hanno attrezzato già le diverse soste per le 6 calate da 60 metri che avrebbero dovuto affrontare in discesa.

 


 

Gli alpinisti sono stati assicurati e portati in fondo allo stretto canale, dove hanno trovato un'ultima squadra che aveva predisposto il tratto finale della discesa per arrivare alla Strada del Re e alle auto.

 

L'appello fatto dagli operatori del Soccorso alpino è di evitare zone come questa. Viste le alte temperature, infatti, il terreno è instabile e non proteggibile e si verificano sovente delle scariche di neve e sassi.

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