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I complotti al tempo del Covid-19, l'esperta: “I più giovani credono nella scienza, sono 'vaccinati' anche contro le cospirazioni”

Nonostante nel mondo, in particolare in questa fase, abbondino le teorie del complotto (dalla fantomatica 'dittatura sanitaria' alle delirante derive di QAnon) le generazioni più giovani, dice la presidente dell'ordine degli psicologi del Trentino Roberta Bommassar: “Sembrano osservare il mondo in maniera non ideologica e meno 'religiosa'”

Di Filippo Schwachtje - 26 ottobre 2021 - 06:01

TRENTO. “I dati dimostrano che un'alta percentuale di giovani ha deciso di vaccinarsi (in Italia siamo all'81,14% di completamente vaccinati nella fascia 20-29 ndr), al contrario invece di quello che vediamo nelle fasce fra i 30 e i 50 anni: a mio parere la gioventù di oggi ha capito il significato profondo di misure come il Green pass e non cade facilmente preda di teorie del complotto”. In poche parole, i più giovani sono 'vaccinati' anche contro le cospirazioni, credono nella scienza e hanno una visione più 'laica' del mondo, e lo dimostrano rispondendo presente all'appello lanciato dalla comunità medico-scientifica internazionale. E' questa, secondo la presidente dell'ordine degli psicologi del Trentino Roberta Bommassar, una delle più grandi differenze intergenerazionali emerse con la pandemia

 

“Alle manifestazioni contro il Green pass o contro i vaccini anti Covid-19 – dico Bommassar – sono pochi i giovani e i giovanissimi, se si escludono i bambini portati in piazza dai genitori. I ragazzi oggi hanno capito il significato profondo dell'introduzione di misure come la certificazione verde, che non punta certo a controllare la popolazione ma a restituire una forma di libertà dopo mesi di restrizioni imposte dalla pandemia. La gioventù è più fiduciosa nei confronti della scienza e della tecnologia: in questo contesto una teoria complottistica deve invece necessariamente basarsi sulla convinzione che anche gli scienziati e i ricercatori siano 'coinvolti' e in qualche modo 'colpevoli'. La scienza però, intesa come movimento di migliaia di menti che hanno a cuore la ricerca di processi naturali, informatici e chi più ne ha più ne metta, è da sempre stata un'attività libera. I più giovani oggi hanno fiducia in questo”. 

 

In particolare le fasce d'età più basse, dice la presidente dell'ordine degli psicologi, si trovano a lottare per questioni “mondiali”, a partire dal cambiamento climatico. “Hanno a cuore il bene comune – continua Bommassar – e sono più disponibili alla mediazione, più aperti al dialogo. Potremo dire che i giovani sono più 'vaccinati' in tutti i sensi e che non cadono quindi facilmente preda delle suggestioni complottistiche che abbondano in rete”. Suggestioni che attingono a piene mani da “meccanismi atavici”, da “funzionamenti mentali di tipo persecutorio” e per mezzo delle quali si finisce in poche parole a dividere il mondo in amici e nemici

 

“E' in questo modo – ribadisce Bommassar – che si alimenta il collante che tiene unito un gruppo. E' così che nascono le tifoserie. Ed è qui che rischiano di emergere episodi violenti, come abbiamo visto in alcuni casi anche in Italia durante i cortei e le manifestazioni no-pass e no-vax alle quali ha preso parte anche l'estrema destra (Qui Articolo)”. Ma nonostante nel mondo, in particolare in questa fase, abbondino le teorie del complotto (dalla fantomatica 'dittatura sanitaria' alle deliranti derive di QAnon) le generazioni più giovani, conclude Bommassar: “Sembrano osservare il mondo in maniera non ideologica e meno 'religiosa'”.

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