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Nidi d’infanzia, la lettera delle delegate sindacali: ''Il nostro non è solo un servizio di conciliazione dove collocare i propri figli/e mentre i genitori lavorano''

Rosarita Ragozzino e Agnese Forti spiegano che le persone che lavorano nei nidi d’infanzia hanno 32 giorni di ferie annuali, di cui usufruiscono nei periodi predeterminati di chiusura del servizio educativo. Tra questi periodi c’è, appunto, anche la settimana di San Vigilio, oggetto dell’attuale dibattito

Di Marianna Malpaga - 15 May 2021 - 16:31

TRENTO. Intervengono nel dibattito sulla mancata chiusura dei nidi d’infanzia nella settimana in cui si festeggia il patrono di Trento, San Vigilio, anche due delegate sindacali di Cgil Fp, Rosarita Ragozzino e Agnese Forti, con una lettera (che pubblichiamo integralmente in coda al pezzo) inviata a Il Dolomiti

 

Ragozzino e Forti sottolineano che il nido d’infanzia non è solo “un servizio di conciliazione dove collocare i propri figli/e mentre i genitori lavorano”, ma è anche “un servizio educativo diverso dalla scuola dell’infanzia ma ugualmente importante anche se non si definisce scuola”. Si tratta, spiegano, di un servizio rivolto ai bambini tra i 3 mesi e i 3 anni, una fase significativa per il bambino, che incomincia a costruire relazioni significative e a costruire la propria personalità.

Dove sta la differenza tra un servizio solo conciliativo e un servizio educativo? Le due delegate sindacali affermano che sta nella “professionalità di chi vi opera, nelle finalità del nido e nelle linee guida degli obiettivi e delle attività quotidiane”.

 

Dal 2015, infatti, il personale educativo può essere assunto solo con un titolo di laurea in discipline educative-formative. Le persone che lavorano nei nidi d’infanzia hanno 32 giorni di ferie annuali, di cui usufruiscono nei periodi predeterminati di chiusura del servizio educativo. Tra questi periodi c’è, appunto, anche la settimana di San Vigilio, oggetto dell’attuale dibattito. Rosarita Ragozzino e Agnese Forti spiegano che fruire di cinque giorni di ferie durante l’apertura del nido “se da un lato può far piacere a chi deve fruirle perché può decidere in che periodo chiederle, dall’altro va a creare una situazione di discontinuità nei gruppi che, dato anche il periodo estivo e la pandemia non ancora risolta, renderà ancora più stressante e faticoso, sia per gli adulti che per i bambini, i mesi di giugno e luglio viste le ormai certe assenze di figure di riferimento”.

 

Le due delegate sindacali riaffermano la posizione del sindacato, il quale non avrebbe fatto altro che sottolineare le difficoltà organizzative provocate da una decisione tardiva. “Spiace dover constatare – concludono Ragozzino e Forti – da come questa questione è stata trattata, che la Giunta comunale in carica considera i dipendenti dei Servizi all’Infanzia cittadini/cittadine di serie B, puntando solamente sulla conciliazione dell’utenza e non tenendo minimamente in considerazione che pure i/le dipendenti sono cittadini che possono avere analoghe esigenze dei cittadini di serie A”.

 

Ecco il testo della lettera in versione integrale.

 

Abbiamo deciso di intervenire con questa lettera al Direttore dopo aver letto, sulla pagina facebook del giornale, i commenti all'articolo dei Sindacati sulla questione della settimana di mancata chiusura dei nidi d'infanzia del Comune di Trento nella settimana di San Vigilio.

 

Al di là dei toni di questi commenti, spesso ironici per nascondere la propria "ignoranza" in materia, si capisce che il mondo della primissima infanzia e dei servizi dedicati è ancora misconosciuto, in fondo anche da chi ne usufruisce e da chi li gestisce politicamente.

 

Nonostante gli sforzi informativi e divulgativi profusi in questi ultimi vent'anni a Trento dal Coordinamento Pedagogico, dal personale che vi opera e dal Servizio Infanzia in generale, c'è ancora chi crede che il Nido sia solo un servizio di conciliazione dove collocare i propri figli/e mentre i genitori lavorano. Certo il Nido è anche questo ma è soprattutto un servizio EDUCATIVO diverso dalla Scuola dell'Infanzia (ancora troppi confondono le due istituzioni) ma ugualmente importante anche se non si definisce scuola.

 

E' un servizio rivolto ai bambini molto piccoli, dai 3 mesi ai 3 anni, che lo frequentano in una fase della loro vita che è fondamentale per la costruzione di relazioni significative e per la strutturazione della loro personalità.

La differenza fra un servizio solo conciliativo, inteso come "assistenzialismo" alle necessità genitoriali, e un servizio educativo sta nelle professionalità di chi vi opera, nelle finalità del nido e nelle linee guida degli obiettivi e delle attività quotidiane, ben delineate nel progetto pedagogico del Servizio Infanzia e nei conseguenti progetti educativi delle singole strutture nido. Il personale educativo dal 2015 può essere assunto solo con un titolo di laurea inerente alle discipline educative-formative e chi vi opera da anni ha comunque un bagaglio di esperienza e formazione teorico-pratica che ogni anno viene garantita tramite appositi corsi formativi obbligatori gestiti dalla Provincia, competente in questo senso.

Operativamente tutto questo si traduce in un'organizzazione che prevede, tra l'altro, la presenza di un sistema di riferimento formato da educatrici, addette d'appoggio, cuochi/e che, durante l'anno, garantisce la continuità educativa in tutte le sue forme, aspetto fondamentale per il benessere dei bambini nelle ore che restano in struttura.

 

Proprio per questo motivo il personale dei nidi, il cui contratto collettivo di lavoro prevede 32 giorni di ferie annuali (analogamente a tutti i dipendenti trentini a cui si applica il contratto Autonomie Locali), è tenuto ad usufruire della maggioranza di questi giorni nei periodi predeterminati di chiusura del nido, che non sono decisi dai singoli lavoratori. Detti periodi di chiusura vengono calendarizzati dalla Giunta comunale ad inizio anno educativo (settembre) e quindi comunicati con largo anticipo anche alle famiglie, le quali hanno tutto il tempo per organizzarsi (come peraltro è regolarmente avvenuto nel corso degli anni).

 

Nonostante il Nido venga spesso associato, anche per questi aspetti, alla scuola dell'infanzia, è invece un servizio che chiude a Natale 5-7 giorni lavorativi intervallati da giornate festive, 1 giorno a Pasqua, fino ad oggi 4/5 giorni a giugno (la settimana in questione), in genere una giornata (ponte) a novembre o dicembre e il mese di agosto, durante il quale il personale è in ferie 3 settimane e poi rientra per la programmazione della riapertura e per la formazione interna.

 

Preme anche sottolineare che a Trento questo servizio, ad eccezione di quest'anno di pandemia, viene "offerto" senza alcuna forma di anticipo o posticipo rispetto ad un orario centrale (come invece avviene in altri comuni trentini, nonché nelle altre regioni del nord Italia) e quindi l'orario di frequenza dei bambini può raggiungere anche le 10 ore (con apertura 7.30-17.30), e lascio intuire cosa può significare una permanenza così lunga per un bambino di quest'età.

 

Tornando alla questione tanto contestata, fruire di altri 5 giorni di ferie durante l'apertura del nido, (e informiamo che in un Nido prestano servizio mediamente dalle 15 alle 21/22 persone) se da un lato può anche far piacere a chi deve fruirle perchè può decidere in che periodo chiederli, dall'altro va a creare una situazione di discontinuità nei gruppi che, dato anche il periodo estivo e la pandemia non ancora risolta, renderà ancora più stressante e faticoso, sia per gli adulti che per i bambini, i mesi di giugno e luglio viste le ormai certe assenze di figure di riferimento. Da aggiungere che le ferie spettanti devono essere fruite obbligatoriamente entro l'anno di riferimento.

 

Il Sindacato non ha fatto altro che sottolineare queste difficoltà organizzative, provocate da una decisione tardiva, arrivata a maggio quando poteva essere proposta per tempo, già dopo l'insediamento della nuova Giunta ad ottobre scorso . E ciò senza considerare minimamente sia i progetti già fatti dal personale (e probabilmente anche da molti genitori) credendo che il periodo di chiusura fosse certo, sia il periodo estremamente faticoso che il personale di questi servizi (sia in gestione diretta che indiretta) ha già dovuto affrontare nell'ultimo anno a causa di tutte le disposizioni anticovid nonché ai diversi casi di contagio e chiusura di "bolle" verificati e che però, grazie alla responsabilità e disponibilità del personale stesso, non hanno impedito di lavorare con professionalità, mantenendo quella qualità da molti riconosciuta.

 

Nel contempo, i rappresentanti dei lavoratori hanno dato la propria disponibilità a discutere su questa nuova riorganizzazione per il prossimo anno educativo, proposta che non ha trovato alcuna apertura da parte dei vertici politici e dirigenziali del Comune. Spiace dover constatare, da come questa questione è stata trattata, che la Giunta comunale in carica considera i dipendenti dei Servizi all'Infanzia cittadini/cittadine di serie B, puntando solamente sulla conciliazione dell'utenza e non tenendo minimamente in considerazione che pure i/le dipendenti sono cittadini che possono avere analoghe esigenze dei cittadini di serie A.

 

Ragozzino Rosarita, educatrice – coordinatrice interna – delegata sindacale aziendale CGIL FP presente alle due riunioni di concertazione, (da inizio anno in pensione dopo 43 anni di lavoro in questo settore).

Agnese Forti, delegata sindacale aziendale CGIL FP

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