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Tra discariche a cielo aperto e bellezze ancora incontaminate, Ada e Valentina raccontano il Mozambico su Instagram

Ada Castellucci e Valentina Caminati, studentesse di Ingegneria ambientale all’Università di Trento, hanno aperto a marzo una pagina Instagram, “Tesiste per caso”, per raccontare la loro esperienza di ricerca tesi a Beira, nel centro del Paese, incentrata sulla gestione dei rifiuti solidi urbani 

 

Di Marianna Malpaga - 04 July 2021 - 16:25

BEIRA (MOZAMBICO). “Professore, una tesi all’estero?”. “Sì, vi mando in Mozambico”. Era il 2020 quando Ada Castellucci e Valentina Caminati, studentesse del corso di laurea magistrale in Ingegneria ambientale dell’Università di Trento, hanno chiesto al loro relatore di poter svolgere la ricerca tesi all’estero. Quel “vi mando in Mozambico” strappa ancora un sorriso ad Ada, perché, come ricorda, “due giorni prima il professore lo aveva vietato a un altro tesista per rischio terrorismo”. 

 

Ada e Valentina sono partite alla volta del Mozambico a inizio marzo, con destinazione Beira, capoluogo della Provincia di Sofala, che si trova nel cuore del Paese. Sono rimaste nel Paese lusofono per tre mesi, un periodo nel quale, come hanno raccontato sulla loro pagina Instagram “Tesiste per caso”, sono diventate normali molte cose che prima non lo erano, come “contrattare con autisti in apecar”, “rifiutare proposte di matrimonio” e “aspettare un’ora quando ti dicono to a vir, sto arrivando”. Ada e Valentina si sono abituate però anche a “respirare i fumi di un incineradora alta 16 metri” e a “vedere cumuli di rifiuti sparsi per la città”.

 


Anche se per tre mesi la pagina di “Tesiste per casa” ha strappato un sorriso a chiunque la seguisse, le due studentesse hanno pubblicato anche dei post che parlano del motivo per cui sono arrivate in Mozambico, cioè per studiare alcuni aspetti della gestione dei rifiuti nel Paese. La tesi di Ada si concentra sulla gestione del rifiuto solido ospedaliero, mentre quella di Valentina sulla gestione del rifiuto organico per l’ampliamento della matrice in ingresso di un centro di compostaggio. Le due ragazze sono arrivate a Beira grazie al supporto del Consorzio Associazioni con il Mozambico, che ha una sede nel capoluogo della Provincia di Sofala e una a Trento, e che lavora anche nell’ambito della gestione dei rifiuti solidi urbani. 

 

Ada ricorda ancora la sensazione che ha provato quando ha visitato la discarica di Beira, 28 ettari di rifiuti che i catadores, i raccoglitori informali di immondizia, cercano di raccogliere senza protezioni, con ciabatte di plastica o a mani nude - e di rivendere per sopravvivere. “Ho passato un’ora a piangere – racconta – per il degrado ambientale che ho visto, ma anche perché mi sono resa conto che ho avuto la fortuna di nascere in un contesto in cui queste cose non esistono. Se nasci in una famiglia di catadores, invece, quella è la tua vita. Il fatto che la quantità di immondizia non venga gestita completamente dalla municipalità, o comunque da chi è preposto alla gestione dei rifiuti, fa sì che si creino delle situazioni informali, in cui alcune persone raccolgono l’immondizia e cercano di rivenderla a prezzi ridicoli alle imprese che riciclano materiali. Non ci sono catadores solamente nelle discariche: se ne trovano anche in città, attorno ai cumuli di rifiuti che si formano nei dintorni dei cassonetti delle immondizie”. E i catadores, come hanno scritto Ada e Valentina in uno dei loro post, non conoscono distinzioni di genere né di età: “Bambini, adulti, vecchi, madri con neonati, qui lavorano tutti”, hanno osservato nel corso del loro sopralluogo all’interno della discarica, attiva da metà Ottocento, quando il Mozambico era una colonia portoghese. 


Anche le strade di Beira, però, non sono da meno. Camminando tra le viuzze del Mercado Goto, le due tesiste hanno visto cumuli di rifiuti. “#umavez, una sola volta a settimana arriva una ruspa del comune – scrivono Ada e Valentina – che spala via il grosso del rifiuto inserendolo in una grande cassa, che viene poi portata in discarica”. 


“Tesiste per caso” racconta però anche le bellezze del Mozambico, un Paese che, rispetto ai vicini Zanzibar e Madagascar, è ancora al riparo dal turismo di massa. Ci sono quindi delle immagini di Ilha de Mozambico, patrimonio dell’Unesco, e del parco nazionale di Gorongosa, “il cugino selvaggio del ben più noto Parco nazionale sudafricano Kruger”, come lo definisce Ada. 

 


Sia per Ada sia per Valentina, l’esperienza in Mozambico non è stata la prima in un Paese africano; avevano già fatto alcuni mesi di volontariato in altre zone del continente. Ada era stata per un mese in Sierra Leone. “Mi trovavo in un villaggio rurale abbastanza grande, ma pur sempre rurale – racconta -. Beira, invece, è la seconda città più grande del Mozambico. Questo per dire che ogni Paese africano è una realtà a sé stante, e che questa è stata un’esperienza completamente differente da quella che avevo fatto in Sierra Leone”. 


“Tesiste per caso”, che richiama nel nome e nel logo “Turisti per caso”, ha permesso ad amici e parenti di seguire le due tesiste nella loro avventura. “I nostri genitori hanno aperto un profilo Instagram solamente per vedere la nostra pagina”, dice ridendo Ada. In futuro “Tesiste per caso” potrebbe ospitare altri post e altre avventure, per continuare a raccontare – strappando anche un sorriso - il mondo della cooperazione internazionale con le sue partenze e i suoi rientri.

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