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Trascorre le ferie all’estero e al rientro va in quarantena: licenziata per assenza non giustificata

Non è stata considerata "giustificata" l'assenza dal lavoro nel periodo di quarantena al ritorno dalle vacanze. La donna  doveva essere a conoscenza che al suo rientro non sarebbe potuta presentarsi al proprio lavoro osservando un periodo di quarantena di 14 giorni. Questo ha posto la lavoratrice, per propria responsabilità, nell'impossibilità di riprendere il lavoro 

Pubblicato il - 09 February 2021 - 08:19

TRENTO. Assenza non giustificata” e così può essere confermato il licenziamento. Se un dipendente che va in ferie all’estero e al rientro non può tornare al lavoro perché deve svolgere un periodo precauzionale di quarantena obbligatoria (quella prevista per tutte le persone in arrivo da alcuni paesi stranieri) anche in assenza di contagio da Covid, può essere licenziato perché questo periodo viene indicato come assenza ingiustificata.

 

La decisione è arrivata dal Tribunale di Trento sul ricorso di una dipendente di un'impresa di pulizia e servizi. La vicenda ha fatto discutere anche a livello nazionale.  Alla lavoratrice che era andata per un periodo in ferie all'estero, in Albania, è stato contestato il fatto che erano ben note le restrizioni e gli obblighi di quarantena “disinteressandosi dei problemi organizzativi recati all'azienda”.

 

La sua scelta di prendere un aereo per un paese straniero ha generato l’obbligo, al rientro, di restare 14 giorni a casa (come era previsto in quel momento). L’obbligo di restare per 14 giorni in quarantena non era, quindi, un imprevisto sanitario arrivato da un giorno e l'altro ma piuttosto la naturale e consapevole conseguenza di una scelta compiuta dalla lavoratrice.

 

L'azienda, con un lettera dove venivano rilevate alcune condotte gravi dal punto di vista disciplinare, ha licenziato la dipendente.  Per il giudice appare evidente che la ricorrente, nel momento in cui si è recata in Albania dal 3 al 16 agosto doveva essere a conoscenza che al suo rientro non sarebbe potuta presentarsi al proprio lavoro osservando un periodo di quarantena di 14 giorni. Questo ha posto la lavoratrice, per propria responsabilità, nell'impossibilità di riprendere il lavoro e l'assenza, quindi, “non può considerarsi giustificata”.

 

Il giudice ha quindi respinto il ricorso della lavoratrice per l'annullamento del licenziamento.

 

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