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Nel campo di concentramento ''modello'' delle SS anche 4 trentini: ecco chi erano. In un libro i nomi degli oltre 500 italiani che finirono a Sachsenhausen

Si chiama “Gli italiani a Sachsenhausen” e svela tutti i nomi degli internati italiani nel campo di Berlino quello dove sono state deportate più di 200mila persone e dove sono stati formati alcuni dei più terribili aguzzini del Reich da Rudolf Höß, poi comandante del campo di concentramento di Auschwitz, a Karl Otto Koch, poi comandante di Buchenwald. Qui si facevano esperimenti medici che hanno colpito anche gli italiani e sempre qui durante la guerra fu realizzata l'Operazione Bernhard

Di L. P. - 21 aprile 2022 - 15:55

TRENTO. Ci sono stati almeno 4 trentini tra gli oltre 500 italiani deportati dentro al campo di concentramento di Sachsenhausen, vicino a Berlino durante la seconda guerra mondiale. E' questa una delle scoperte emerse dalla ricerca fatta da Claudio Cassetti, Iacopo Buonaguidi (guide al memoriale del campo di concentramento) e Francesco Bertolucci (giornalista) racchiusa nel libro “Gli italiani a Sachsenhausen” edito da Panozzo Editore con contributo dell'associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti (Aned) e acquistabile sia in forma digitale che cartacea all'indirizzo www.deportatiberlino.it e sul sito della casa editrice.

 

Una ricerca che sarà pubblicata a fine aprile e ha reso noto il numero e i nomi degli italiani e le italiane deportate dentro al campo modello delle Ss, a pochi chilometri dalla capitale. Grazie a questa scoperta il 1 maggio l'ambasciata italiana insieme ad Aned inaugurerà una targa commemorativa dentro al memoriale. Alcuni di questi deportati hanno iniziato il loro calvario nel campo di Bolzano. I tre autori sono riusciti a creare questa lista di nomi che fino ad oggi era solo parziale: non era ancora stato fatto uno studio approfondito ed esclusivo sugli italiani deportati in quel campo.

 

Partendo dal materiale esistente come ad esempio la monumentale ricerca di Brunello Mantelli e Nicola Tranfaglia sui deportati italiani nei campi di concentramento nazisti, una prima lista di nomi raccolta da Aned o l'opera di Italo Tibaldi sui treni della deportazione, i tre autori hanno scandagliato la bibliografia presente alla quale hanno aggiunto una ricerca negli archivi italiani ed europei oltre a cercare nell'archivio del campo di concentramento stesso. Ne è emerso un libro che fonde la ricerca con le storie dei deportati stessi dove vengono raccontati gli esperimenti e le angherie subite, la vita nel campo e la morte come compagna di viaggio.

 

Sachsenhausen è stato uno dei campi di concentramento più grandi di tutta la Germania e oggi è uno dei più visitati al mondo dai turisti. Tra il 1936, anno della sua costruzione, e il 1945 vi sono state deportate più di 200mila persone provenienti da almeno una ventina di paesi. È stato il campo modello delle SS sia per la sua organizzazione sia per l'addestramento dei comandanti e del personale poi mandato in altri campi, nonché una delle fondamenta della macchina nazista.

 

È stato il campo dove si sono formati ad esempio Rudolf Höß, poi comandante del campo di concentramento di Auschwitz, e Karl Otto Koch, che è stato poi comandante del campo di Buchenwald. Nel 1937 vi prestò servizio Josef Oberhauser, che fu comandante della Risiera di San Sabba a Trieste. Vi aveva sede l'ispettorato generale dei campi di concentramento che faceva capo a Heinrich Himmler e lo stesso comandante delle SS vi aveva il suo ufficio. Qui si facevano esperimenti medici che hanno colpito anche gli italiani e sempre qui durante la guerra fu realizzata l'Operazione Bernhard, la più importante opera di contraffazione di banconote della storia.

 

I deportati erano perlopiù oppositori del nazifascismo insieme a persone che non avevano altra colpa se non quella di essere di ebrei, omosessuali, rom, sinti, testimoni di Geova o qualsiasi altra 'categoria' invisa al Terzo Reich. Le persone di fede ebraica che vi sono state internate si aggirano sul 15 per cento del totale. Qui hanno perso la vita migliaia di persone. Tra cui anche molte italiane e italiani.

 

L'elenco totale dei deportati e deportate considerate nella ricerca è di oltre 700 persone i cui nomi sono tutti pubblicati nel libro. Tra queste però erano presenti persone non riconoscibili con certezza come italiane o non è stato del tutto dimostrabile che siano state deportate a Sachsenhausen. Dopo la cernita fatta dai tre autori grazie all'uso delle fonti, il numero degli italiani sicuramente passati per l'inferno del campo di concentramento alle porte di Berlino è arrivato comunque a ben oltre le 500 persone. Di questi almeno 4 sono trentini: Bruno Calvagno (o Galvagni), Furio Degianpietro, Albino o Alpino Fattore e Leonida Leonardi, tutti della provincia di Trento

 

Per molti di loro la deportazione è iniziata nelle carceri fasciste e i campi di transito e concentramento italiani, da cui gli autori hanno iniziato la loro ricerca. Alcuni hanno iniziato il loro calvario venendo deportati nel campo di Bolzano. Perlopiù si trattava di deportati e deportate per motivi politici. Erano presenti anche persone perseguitate per motivi razziali, sessuali o religiosi. Molti italiani finiti a Sachsenhausen, vi hanno perso la vita. Sono stati riscontrati anche italiani 'dall'altra parte', SS di origine italiana che hanno prestato servizio tra le fila degli aguzzini delle SS dentro al campo di Sachsenhausen.

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