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Sul monte Baldo scoperta una spada in bronzo di 3.300 anni fa: il ritrovamento fatto da un escursionista

Secondo gli esperti il ritrovamento del monte Baldo potrebbe essere legato a pratiche di culto che richiamano l’uso delle offerte votive nei santuari pagani e poi della tradizione cristiana. In tutta la provincia di Trento sono note soltanto una decina di spade dell’età del Bronzo

Di Tiziano Grottolo - 02 May 2022 - 16:31

AVIO. Risale a più di 3.300 anni fa la spada in bronzo che venne ritrovata casualmente l’anno scorso da un escursionista in prossimità del crinale del monte Baldo a circa 1360 metri di altitudine. Il reperto, originariamente, era stato consegnato alla Soprintendenza di Verona ma poi, grazie alla collaborazione degli archeologi veronesi, riconosciuto come proveniente dal Trentino, in particolare dal territorio del Comune di Avio, è stato recapitato all’Ufficio beni archeologici provinciale.

 

Datato alla tarda età del Bronzo (fra il 1350 e i 1000 a.C.) e realizzato in lega di rame e stagno, il reperto è sostanzialmente integro, salvo la perdita degli elementi mobili dell’immanicatura (forse in materiale deperibile), di cui però rimangono i ribattini per il fissaggio. La spada risulta piegata giusto all’altezza dell’attacco dell’immanicatura.

 

Si tratta di un ritrovamento inusuale, in tutta la provincia di Trento infatti sono note soltanto una decina di spade dell’età del Bronzo (4300-3000 anni fa) le più antiche delle quali risalgono alla sua fase media (3650-3350 anni fa). Le ricerche archeologiche hanno appurato che le spade dell’età del Bronzo erano strumenti con funzionalità molto specifica, destinati a una élite guerriera e dalla forte connotazione simbolica e sacrale.

 

Le caratteristiche della spada di Avio rimandano alle cosiddette spade “a lingua da presa” peculiari dell’Italia del nord e dell’Europa centro-orientale. La “lingua da presa”, cioè la parte del manico fusa assieme alla lama, è un’innovazione tecnologica che consente una presa di precisione e un miglior controllo dello strumento sia come arma da punta che da fendente.


Rinvenimenti di questo tipo, provenienti da luoghi isolati in prossimità di percorsi, valichi o picchi montani, vengono in genere interpretati come testimonianza non solo della frequentazione delle alte quote (per il pascolo estivo) ma anche di pratiche di culto che richiamano l’uso delle offerte votive nei santuari pagani e poi della tradizione cristiana.

 

Nel caso della spada di Avio, in mancanza di precisi dati sulle condizioni di giacitura originaria, il fatto che risulti intenzionalmente piegata all’attacco dell’immanicatura, ossia che sia stata resa inutilizzabile, potrebbe indicarne la destinazione come offerta votiva. Questa ipotesi può essere avanzata anche nel caso di un rinvenimento molto vicino al punto di scoperta della stessa spada e a essa grossomodo contemporaneo: un coltello in bronzo da Malga Artilone, anch’esso intenzionalmente piegato.

 

Purtroppo dei rinvenimenti di spade in Trentino non si conoscono quasi mai le esatte condizioni del deposito originario, trattandosi di scoperte casuali. Tuttavia, sembra sempre trattarsi di luoghi di culto legati all’acqua o connessi alla frequentazione non occasionale di zone montane come le spade dal fiume Leno, presso Rovereto, dal letto del Sarca, nella zona di Arco, o quella dalla torbiera dell’antico lago Pudro, vicino Pergine Valsugana. Un esempio più simile a quello di Avio è quello delle due spade rinvenute presso il passo Vezzena, sugli altipiani di Lavarone e Luserna.

 

Per presentare l’eccezionale reperto al pubblico la Soprintendenza per i beni culturali ha organizzato l’incontro “La montagna e la preistoria” che si terrà venerdì 6 maggio alle ore 17, ad Avio, presso l’Auditorium di Palazzo Brasavola e al quale interverranno il sindaco di Avio e l’assessore provinciale alla cultura. La presentazione prevede brevi interventi sull'archeologia locale da parte del soprintendente per i beni culturali Franco Marzatico, del direttore dell’Ufficio beni archeologici Franco Nicolis, di Paolo Bellintani, archeologo della Soprintendenza, Marco Avanzini (Muse), Maurizio Battisti (Fondazione Museo Civico Rovereto), Paola Salzani (Soprintendenza per l’archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza) e Mara Migliavacca (Università di Verona).

 

L’evento intende sensibilizzare la popolazione alla valorizzazione del patrimonio culturale e restituire alla cittadinanza un bene archeologico che contribuisce a gettare nuova luce sulla storia antica del territorio. La spada andrà infatti ad arricchire la collezione permanente dell’Antiquarium di Avio, allestito a Palazzo del Vicariato. La partecipazione è libera nel rispetto della vigente normativa anti Covid.

 

Si ricorda infine che nel caso di fortuiti ritrovamenti, come accaduto sul Monte Baldo, gli oggetti vanno consegnati alla Provincia, a tutti gli effetti proprietaria del materiale rinvenuto, come previsto dalla legge in materia.

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