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Caso Itas, anche il procuratore speciale di Itas Patrimonio tra gli indagati. Insieme a Grassi avrebbero spostato i dipendenti che "facevano domande" sul mega attico

Mentre è caduta la misura interdittiva dal ricoprire ruoli dirigenziali per l'ex direttore di Itas ecco chi sono gli altri indagati anche se gli occhi, adesso, sono puntati sull'assemblea del 27 aprile

Pubblicato il - 23 aprile 2017 - 18:59

TRENTO. Grassi è libero di tornare a lavorare, e non poteva essere altrimenti. Le dimissioni (e il licenziamento compiuto da Itas) dalla carica di direttore generale, infatti, hanno fatto cadere la misura interdittiva del divieto di esercitare ruoli dirigenziali. Il rischio di recidiva, infatti, era legato proprio al ruolo ricoperto all'interno di Itas sommato all'ipotizzata capacità estorsiva dello stesso ex direttore ai danni del presidente Di Benedetto e alla sua capacità pressoria all'interno dell'azienda.

 

Venuto meno il suo ruolo in Itas la Procura negli scorsi giorni, ha dato il via libera alla revoca della misura interdittiva. Istanza accolta anche dal gip La Ganga che pure, nel dare l'ok, ha ribadito che l'impianto accusatorio nei confronti di Grassi è molto forte evidenziando "gravi indizi di colpevolezza". Le accuse, ormai, sono risapute*. E adesso si sanno anche quali sono gli altri quattro indagati di questa vicenda di ipotizzate truffe, calunnia e estorsione.

A Grassi, infatti, si aggiungono:

 

Paolo Gatti (dirigente e procuratore speciale di Itas Patrimonio). Sarebbe stato lui, per l'accusa, a far "riuscire" la truffa ad Itas sul mega attico in Piazza Silvio Pellico di Grassi: 670 mila euro spesi tra arredi e nuovi impianti domotici per la sua futura abitazione (come abbiamo dimostrato con una nostra inchiesta successivamente ai fatti, nel 2015 lo stesso Grassi stipulerà un contratto preliminare di compravendita con il presidente Di Benedetto per quell'appartamento) che per l'accusa sarebbero stati fatti risultare come spese per un'altra sede Itas. Gatti, tra l'altro, per il Gip sarebbe colui che avrebbe cercato di scoprire chi stava "sparlando dell'appartamento di piazza Silvio Pellico" all'interno di Itas, quando sospetti e dubbi ormai circolavano, e avrebbe rimosso insieme a Grassi, i "sospettati" dai loro ruoli.

 

Roberto Giuliani. Il titolare di Target, sarebbe coinvolto in un'altra ipotizzata truffa di Grassi. Per l'accusa l'ex direttore si sarebbe appoggiato a Target come soggetto a cui alcuni fornitori di Itas avrebbero dovuto fatturare beni e servizi che poi Tragert rifatturava a Itas a prezzi maggiorati. E in questo ipotizzato gioco di scambi sarebbe rientrata anche l'assunzione dell'ex moglie di Grassi con contratto di 6.200 euro al mese e con clausola che "nessun controllo e nessun vincolo d'orario" lavorativo sarebbero stati imposti alla signora.

 

Gabriele Trevisan. Il rappresentante della Point Rent Car sarebbe al centro della truffa che riguarderebbe le Porsche prese in leasing e messe sul conto di Itas. Di questa ipotizzata truffa farebbe parte anche la quarta indagata Alessandra Gnesetti, ex responsabile gadget dell'Itas, colei che ha fatto partire tutta l'indagine andando dai carabinieri dopo il suo licenziamento. Anche lei avrebbe usufruito di una delle Porsche della Point Rent Car.

 

Intanto, mentre la magistratura prosegue sulla sua strada, c'è molta attesa per il 27 aprile quando si terrà l'assemblea societaria di Itas per decidere la proposta di modifica dello statuto per rimuovere il limite di tre mandati per il presidente Di Benedetto. 

 

+++ *QUI LE ACCUSE

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