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Caso Itas: Di Benedetto e Grassi, una "coppia d'acciaio" dalle tante "poltrone" ma dalle vite diverse

Il presidente e il direttore (da ieri dimissionario) di Itas hanno entrambi fatto la "gavetta" arrivando ai vertici del Gruppo dopo aver ricoperto moltissimi ruoli (il primo è stato anche sentore il secondo è nel Cda di Castello Sgr). Ma in azienda era Grassi a sembrare il "vero" presidente tra auto di lusso, feste e abiti griffati

Ermanno Gassi e Giovanni di Benedetto
Di Luca Pianesi - 13 April 2017 - 06:30

TRENTO. Venivano definiti dalla stampa locale una "coppia d'acciaio" (vd. Adige del 18 dicembre 2013). Due "grintosi" in piena sintonia che si rimbalzavano interventi e parola durante le conferenze stampa, gli incontri con i soci, la presentazione dei bilanci. Insieme hanno portato Itas "a chiudere il più bel bilancio di due secoli di storia", spiegava il presidente Di Benedetto, nel 2014 e a migliorarlo ancora nel 2015, grazie a intuizioni vincenti come quella della firma grafometrica ("Siamo stati i primi in Italia ad averla introdotta - dichiarava Grassi - ed oggi siamo in grado di proporne anche la versione mobile"). Vicini, ma lontani, soprattutto per quanto riguarda lo stile di vita. Grassi, amante del lusso, ostentava, spendeva, gli piaceva mostrare e mostrarsi, con le sue Porsche, gli abiti firmati, le feste e le cene che in Itas tutti conoscevano e che solo a fatica si spiegavano. E poi spumanti, voli, compleanni indimenticabili. In molti si chiedevano se non fosse lui il "vero" presidente. Domande che oggi, se le accuse dovessero trovare conferma in sede processuale, otterrebbero qualche risposta. Una di sicuro: da ieri Grassi non è nemmeno più il direttore. Sul tavolo del Cda dell'azienda sono, infatti, arrivate le dimissioni "per motivi personali".

 

Giovanni Di Benedetto ed Ermanno Grassi, presidente l'uno, direttore l'altro, di strada ne hanno fatta tanta e ne hanno fatta fare (qualche chilometro in linea d'aria ma un bel salto sul piano psicologico e sociale) anche ai dipendenti del Gruppo portati, tra il 2014 e il 2015, nel quartiere de Le Albere. Un passaggio quasi obbligato visto che la mega area urbana è stata sviluppata da Castello Sgr,  società di gestione del risparmio che vede tra i suoi azionisti anche Itas (che detiene il 12,1% delle quote). E uno dei consiglieri di amministrazione di Castello Sgr era lo stesso direttore dell'Itas, Ermanno Grassi. Questi, dal 2013, è anche componente della commissione permanente distribuzione dell'Ania (l'Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici), associazione che ha visto, un anno prima, Di Benedetto diventarne componente del comitato esecutivo e, tre anni dopo (nel 2016), vicepresidente.

 

Insomma, i destini dei due si sono intrecciati e hanno viaggiato parallelamente negli ultimi anni. Destini simili, ancor prima di conoscersi. Laurea in giurisprudenza e poi tanta gavetta. Di Benedetto è nato a Pordenone nel 1944 ed è entrato in Itas nel 1965, prima come agente, poi come presidente del Gruppo Agenti dal 2002 al 2010 e ancora come presidente di Itas Mutua dal 2012. Presidente di Itas Patrimonio dal 2014, consigliere di Itas Vita e Itas Assicurazioni dal 2010 è stato anche sindaco di Fontanafredda, consigliere e assessore della Regione Friuli Venezia Giulia e Senatore della Repubblica (eletto nel '92 con la Democrazia cristiana che nel '93 diventerà il gruppo Partito Popolare Italiano - Democrazia Cristiana). 

 

Anche Grassi ha scalato il Gruppo Itas. Classe '66, è dal 2010 direttore generale di Itas Assicurazioni e Itas Vita, mentre dal 2013 è componente della commissione permanente distribuzione dell’Ania e consigliere d’amministrazione di Castello Sgr. Dopo la laurea in giurisprudenza, è entrato a far parte dell’azienda, percorrendo tutte le tappe della carriera assicurativa, dal responsabile del fondo pensione PensPlan al direttore commerciale, dal direttore assicurativo al codirettore generale, prima del grande salto al vertice unico del gruppo.

 

"Da qui al 2018 - diceva in aprile dell’anno scorso all'assemblea dei soci - vogliamo portare il patrimonio del gruppo a oltre 500 milioni rispetto agli attuali 370 milioni, grazie alla spinta che arriverà dagli utili e anche dal fondo di garanzia". Obiettivi che probabilmente cercherà di raggiungere qualcun altro.

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