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Caso scuola, i precari: "Il Consiglio di Stato ci ha dato ragione per la quarta volta", Rossi: "Si decide a febbraio, poi rispetteremo le sentenze"

La IV sezione del Consiglio di Stato ha emanato un’ordinanza cautelare di rigetto nei confronti delle richieste dei contro-interessati, laureati in scienze della formazione, in opposizione ai diplomati magistrale ante 2002. Si aggiunge un capitolo nell'affaire scuola tra Delsa e il governatore della Provincia

Di Luca Andreazza - 20 giugno 2017 - 19:15

TRENTO. Altro stop del Consiglio di Stato alla Provincia. La partita è nota e la vicenda ormai lunga: l'obbligo di inserire nella graduatorie trentine i docenti diplomati ante 2002. "La IV sezione del Consiglio di Stato ha emanato un’ordinanza cautelare di rigetto nei confronti delle richieste della Provincia e dei contro-interessati costituitisi l’11 di maggio in opposizione e difesi dagli avvocati dell'amministrazione", queste le parole di Mauro Pericolo, presidente del sindacato Delsa.

 

Ancora una volta, la quarta, il sindacato targato Pericolo si vede confermare le richieste avanzate, mentre vengono conseguentemente rigettate le istanze della Provincia e del gruppo ricorrente: 71 laureate in scienze della formazione primaria presenti nella graduatoria provinciale di quarta fascia. 

 

"Anche in questa occasione e con un presidente diverso - aggiunge il sindacalista - l'orientamento del Consiglio di Stato è chiaro: i diplomati magistrali restano in quarta fascia per assumere contratti a tempo determinato e indeterminato, questo fino alla decisione finale che slitta all'1 febbraio 2018".

 

Il sindacato mette in evidenza le differenze a quanto avviene in Alto Adige: "Trento - dice la Delsa - si allinea alle norme nazionali, aumentando la forbice con Bolzano, dove sono riusciti a creare una normativa di reclutamento autonomo e in linea con le politiche europee, utilizzando l'Autonomia per tutelare i cittadini e non i propri interessi: la Provincia rischia la citazione davanti alla Corte Europea per la disapplicazione delle direttive sul precariato e sul rispetto del valore dei titoli".

 

Un'altra criticità è quella legata alla gestione del servizio: "La Provincia dovrebbe valorizzare l'esperienza - prosegue il sindacato - il patrimonio personale e umano dei docenti e invece prosegue ostinatamente in questo atteggiamento ostativo, puntando su procedure concorsuali che lasciano scie di dubbia regolarità e che spesso più che selezionare i migliori diventano giochi dei dadi".

 

Il comparto esce da un'attività commissariale, interrotta bruscamente, e che ora però non è stata confermata. Nelle scorse puntate il sindacato aveva a più riprese chiesto le dimissioni di Ugo Rossi in qualità di assessore all'istruzione.

 

"Ormai - commenta Pericolo - siamo a fine legislatura, chiediamo un atto di coraggio e il mantenimento delle promesse di modificare le norme, mentre consideriamo inaffidabile la dirigenza, il cui compiuto dovrebbe essere quello di seguire e applicare la legge e non quello di favorire e tutelare i laureati a scapito dei magistrali. E i danni ora chi li paga? Si parla di 164 docenti e altre 140 unità intenzionate a ottenere un risarcimento che si aggira intorno a minimo 2 mila euro a persona, senza dimenticare il danno di immagine per il Trentino".
 

La Delsa propone inoltre un programma politico-sindacale: "La scuola pubblica e l'esperienza - evidenzia il sindacalista - devono essere al centro della formazione: abbiamo assistito negli ultimi anni a interventi di smantellamento dell'istruzione pubblica, oltre che investimenti di propagandistici che hanno prodotto poco e speso tanto. Il rinforzo delle competenze linguistiche è un obiettivo importante, ma va concepito e strutturato bene".

 

Questa vicenda inizia nel 2014, quando la Provincia, accetta la linea Miur e non inserisce in graduatoria gli insegnanti con diploma magistrale in quanto non ha valore abilitante come la laurea in scienze della formazione primarie. Dopo la sentenza del Tar di Trento, favorevole all'amministrazione, il primo colpo a questa scelta viene inferto a novembre scorso, quando il Consiglio di Stato dà ragione agli insegnanti precari abilitatisi con il vecchio sistema (il diploma magistrale ante 2002).

 

"E' necessario - conclude Pericolo - riportare la giustizia amministrativa in questo territorio su un piano di terzietà, garanzia e neutralità rispetto alle forze politico-istituzionali. E' impensabile continuare a mantenere un tribunale di giustizia amministrativa composto anche da giudici nominati dalla politica".

 

Dopo le avvisaglie iniziali, la magistratura dispone l'ultimatum: la Provincia ha trenta giorni per adempiere all'ordinanza cautelare già emessa il 5 agosto 2016 (la numero 3.377) che prevedeva l'inserimento con riserva dei 164 insegnanti ricorrenti nella graduatoria per titoli trentina, pena il commissariamento sostitutivo del dipartimento della conoscenza attraverso l'ufficio scolastico regionale di Verona, prima avvenuto e poi interrotto con nel mezzo le confuse convocazioni 'riparatorie'. Ora l'ultimo capitolo dello scontro Delsa-Rossi. 

 

"Le sentenze si rispettano e le rispetteremo", questo il commento del presidente Ugo Rossi. "Il Consiglio di Stato - aggiunge il governatore - evidenzia che l'amministrazione ha adottato comunque atti di esecuzione e che ogni ulteriore determinazione o valutazione andrà adottata in sede di definitiva decisione di merito".

La presenza in giudizio dei laureati in scienze della formazione primaria, che hanno formulato istanza cautelare, non accolta, ha arricchito il dibattito giuridico: "La decisione del Consiglio di Stato - conclude e ribadisce Rossi - definirà il tema e l'amministrazione provinciale darà esecuzione alla futura decisione nel merito".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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