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Il direttore dell'Itas Assicurazioni Ermanno Grassi accusato di estorsione ai danni del presidente. Case, Porsche, l'assunzione della moglie e 392 mila euro solo di benefit

Il direttore (accusato di truffa, estorsione e calunnia) avrebbe fatto pedinare il suo presidente, di Benedetto, e con le informazioni recuperate lo avrebbe ricattato. Uno dei risultati immediati sarebbero stati 392 mila euro di premi aziendali, destinati a lui e ad altri dipendenti la cui posizione è ora al vaglio degli inquirenti

Di Donatello Baldo - 13 aprile 2017 - 06:28

TRENTO. Il terremoto che in queste ore sta scuotendo i vertici del Gruppo Itas Assicurazioni sta facendo vibrare anche le sue storiche fondamenta. Le accuse a carico del suo direttore, Ermanno Grassi, sono forti: estorsione, truffa e calunnia. Il giro di soldi pare enorme e le persone indagate potrebbero essere altre oltre a Grassi.

 

Stiamo parlando di un'indagine che dura da oltre un anno e che si è concretizzata ufficialmente solo pochi giorni fa, quando il direttore dell'istituto assicurativo è stato raggiunto da un provvedimento cautelare, l'interdizione da ruoli dirigenziali, emessa dal gip Marco La Ganga su richiesta dei pm Marco Gallina e Carmine Russo, titolari dell'inchiesta.

 

L'accusa più importante, di cui ha dovuto rispondere ieri nell'interrogatorio di garanzia, è quella di estorsione. Estorsione ai danni del presidente del gruppo assicurativo Giovanni di Benedetto, che il direttore avrebbe addirittura fatto pedinare scoprendo segreti di tipo personale usati successivamente come arma di ricatto.

 

Il ricatto messo in atto da Ermanno Grassi avrebbe fruttato da subito la somma di 392 mila euro di premi aziendali, destinati a lui e ad altri dipendenti la cui posizione è ora al vaglio degli inquirenti.

 

Ma oltre al ricatto c'è anche la truffa operata ai danni della stessa Itas, delle società collegate e delle aziende che con il gruppo assicurativo avevano in corso rapporti commerciali. Solo per la voce 'gadget', ad uso esclusivo di Ermanno Grassi, il valore si aggira attorno ai 450 mila euro per il solo periodo 2013/2014.

 

Gadget che consistevano in vestiti di lusso, ad esempio quelli dello stilista Luis Vuitton, per sé e per altre persone collegate al direttore, e di altre spese fatte nelle più prestigiose boutique . Ma Grassi era riuscito a farsi mettere a disposizione anche una Porsche Cayenne per del valore di 80 mila euro e una Porsche 911 del valore di 160 mila euro da una società che fatturava a Itas (forse gonfiando le stesse fatture) per la sponsorizzazione delle vetture di lusso.

 

Al vaglio della magistratura anche due assunzioni. Quella dell'ex moglie, che pur senza l'obbligo di recarsi al lavoro si vedeva corrisposto uno stipendio di 1.700 euro da una società del gruppo assicurativo, e quella di una addetta alle pulizie che svolgeva però le sue mansioni a casa dei genitori del direttore Ermanno Grassi. In quest'ultimo caso si parla di un totale di 17 mila euro usciti dalle casse di Itas.

 

Nel fascicolo a carico del direttore anche la contestazione dell'utilizzo dell'appartamento di proprietà del gruppo assicurativo in piazza Silvio Pellico. Facendo passare l'acquisto come 'nuova sede Itas', avrebbe però usato l'abitazione come dimora abituale, facendo spendere al Gruppo più di 600 mila euro per la ristrutturazione. Una ristrutturazione sempre di lusso, con tecnologia domotica per gli arredi interni, impianto di illuminazione d'avanguardia, camera video, area wellness. Il tutto in un mega attico riservato.

 

Un'altra contestazione a carico del direttore riguarda una vacanza effettuata con alcuni sui familiari. Tra i fascicoli spunta infatti l'uso di un aereo privato per la vacanza a Maiorca con i figli, tutto pagato dal Gruppo Itas, e in questo caso si parla di 15 mila euro. E d'altronde che lo stile fosse quello di altissimo livello lo ha dimostrato anche una recente festa di compleanno, festeggiata a Milano con tantissimi ospiti al seguito, moltissimi giunti direttamente da Trento. Una festa che è rimasta nei ricordi di chi ha avuto la fortuna di prendervi parte.

 

L'indagine è stata condotta dai Ros, ed è partita da una causa di lavoro. Una sua ex stretta collaboratrice, infatti, che da semplice impiegata aveva raggiunto posizioni di vertice, sarebbe stata prima demansionata e poi licenziata. In sede civile, per il risarcimento del danno subito, la donna avrebbe iniziato a parlare di alcune truffe, su cui poi la magistratura ha iniziato a indagare, scoprendo un sistema ricattatorio e truffaldino messo in atto dal direttore del prestigioso istituto assicurativo. Grassi, che è difeso dall'avvocato Matteo Uslenghi del prestigioso studio milanese Dinoia, sarebbe accusato anche di calunnia nei confronti dell'ex collaboratrice e ieri, assieme al suo legale, si è difeso, durante il suo interrogatorio, dichiarando che non ci sarebbe stato nessun ricatto.

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