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La petizione 'Per un Trentino più trasparente' ancora al palo in Provincia

L'Associazione 'Più democrazia in Trentino' ha presentato il proprio documento, ma i risultati attesi non sono arrivati e il comunicato ufficiale contiene tanti errori, sintomo della scarsa sensibilità sul tema: "Siamo tra le ultime Regioni d'Italia e questo ci mette in pericolo davanti alle infiltrazioni criminali"

Di Luca Andreazza - 26 luglio 2017 - 13:26

TRENTO. "La trasparenza è una delle principali pre-condizioni per costruire una buona democrazia e fare buona amministrazione", spiega Daniela Filbier, presidente dell'Associazione 'Più democrazia in Trentino'.

 

E qual è lo stato di salute della trasparenza nella nostra Provincia? "La classifica stilata dal Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione - aggiunge la presidente - evidenzia che in Trentino questa materia non gode di ottima salute".

 

Il Trentino si posizionerebbe al centesimo posto tra le regioni trasparenti, un rating peggiorativo dovuto al fatto che in Provincia non solo per gli Enti locali non sono applicati oppure sono modificati: su 53 articoli del Decreto 26 sono stati modificati o non applicati.

 

"Basti pensare - dice Mauro Direno dell'associazione - che in merito alla trasparenza dei siti web il Trentino Alto Adige occupa la zona bassa della classifica, dal ventitreesimo posto della Provincia Trento, seguita da Bolzano subito alle sue spalle, al trentaduesimo della Regione, dal trentacinquesimo del Consiglio provinciale al trentottesimo del Consiglio regionale fino al quarantacinquesimo della Provincia di Bolzano". Una situazione già bacchettata dall'Anac già lo scorso aprile (Qui articolo).

 

E la trasparenza è stata al centro del confronto in prima commissione permanente del Consiglio provinciale di lunedì scorso, un'occasione anche per affrontare la petizione popolare 'Per un Trentino trasparente', un documento che fornisce inoltre quelle misure e interventi per migliorare il livello della trasparenza in Provincia.

 

"Anche Raffaele Cantone - aggiunge Direno, primo firmatario della petizione - dice che 'dove non c'è trasparenza, c'è corruzione', senza dimenticare che Rosy Bindi ha recentemente affermato che 'anche il Trentino non è immune alle infiltrazioni mafiose'. Le vicende di Roma, inizialmente inquadrate in 'Mafia Capitale' sono scaturite proprio dalla mancanza di trasparenza. Noi cerchiamo di essere un tassello del puzzle per costruire un Trentino più trasparente, più partecipato, più comunitario: un obiettivo che ci piace pensare sia condiviso dall’Assemblea legislativa provinciale, ma le premesse non sono delle migliori. Alcuni esponenti sono più sensibili di altri, ma purtroppo non sembra esserci grande interesse, tanto che il comunicato emesso dall'Ufficio stampa della Provincia contiene tantissimi errori e imprecisioni".

 

Errori e imprecisioni per le quali "abbiamo richiesto - evidenzia Filbier - una rettifica ufficiale". Un processo di trasparenza che deve partire però dalla Provincia: "In Consiglio regionale - conferma Direno - abbiamo presentato il medesimo programma, ma non esiste una prassi consolidata per la trattazione delle petizioni e quindi non è ancora stato avviato nulla. Altrettanto importante è stare accanto alle Amministrazioni locali per formare e informare adeguatamente il personale e gli amministratori e il Consorzio dei Comuni potrebbe fare molto in tal senso. Serve poi la volontà di monitorare e vigilare sul recepimento e sulla corretta applicazione delle norme e - se del caso - intervenire con adeguato rigore in caso di reiterate e inspiegabili inadempienze".

 

La trasparenza, nel rispetto delle disposizioni in materia di segreto di Stato, è intesa come accessibilità totale dei dati e dei documenti delle pubbliche amministrazioni, allo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all'attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche. Nel mirino erano già finite prima le Comunità di valle (Qui articolo), ma anche i Comuni, un centinaio su 175 non sono a norma (Qui articolo).

 

"Dobbiamo favorire il processo di trasparenza - conclude Direno - è necessario superare le posizioni conservative e le diffidenze che fisiologicamente accompagnano il cambiamento perché quando parliamo di Freedom Of  Information Act dobbiamo essere consapevoli che si tratta di un 'atto per la libertà di informazione', tra i principi più alti delle democrazie evolute".

 

Eppure su questo tema non c’è stata molta attenzione e rispetto delle iniziative dei cittadini. Dopo il ddl delle diecimila firme di Acli per le misure volte al contenimento della spesa pubblica, affossato da quaranta voti contrari (Qui articolo), sembra avviato a cadere nel vuoto anche questa proposta, così come il ddl del 2012, sempre targato 'Più democrazia in Trentino', e sostenuto da oltre 4 mila firme: "Per questo motivo - commenta Direno - ci siamo rivolti alla ministra Madia per un parere, chiedendo che intervenga per sensibilizzare le istituzioni provinciali e regionali. Purtroppo la trasparenza sembra essere per la politica soltanto un argomento elettorale e questa Giunta si avvia ormai alla conclusione della propria legislatura". 

 

Negli ultimi 4 anni il Consiglio provinciale di Trento ha 'cassato' ben tre iniziative popolari, senza dimenticare quella in Consiglio regionale: oltre a quelle già menzionate, anche il ddl sulla mobilità sostenibile (Qui articolo) e il 'FirmaLove' sul tema della lotta all'omofobia. "Ormai - conclude Filbier - il Consiglio provinciale si sottrae abitualmente alla responsabilità politica e civica di discutere le proposte dei cittadini. Non ha coraggio di dibattere pubblicamente: si limita a smontare, depotenziare e svilire ogni iniziativa". 

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