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Lince e gatto selvatico, protagonisti di una mostra a Luserna: “Vogliamo far conoscere questi felini e il loro stato di conservazione sull’arco alpino”

Al Centro Documentazione di Luserna una mostra sui felini delle Alpi ma anche una sfida per i visitatori e un’esposizione dedicata ai mestieri tradizionali immortalati dai “mostri sacri” della fotografia trentina. Il direttore Baratter: “Il target dell’esposizione sono soprattutto le famiglie, al fianco di pannelli informativi curati dagli stessi ricercatori sono stati ricostruiti alcuni grandi habitat alpini”

Di Tiziano Grottolo - 02 maggio 2022 - 11:13

LUSERNA. Da diversi anni a questa parte, soprattutto grazie ai programmi di protezione, la fauna alpina sta ricominciando a ripopolare le montagne del Trentino. Emblematico il caso dell’orso, reintrodotto nel 1999 attraverso il progetto Life Ursus, diversamente i lupi stanno ricolonizzando autonomamente l’arco alpino. Per quanto riguarda la lince invece il discorso è un po’ diverso dal momento che a livello europeo è stato attivato il progetto Life Lynx, con l’obiettivo di salvare la popolazione di linci Dinariche e Alpine, ma l’unico esemplare che vive stabilmente in Trentino (B132) è arrivato autonomamente dalla Svizzera.

 

Proprio per approfondire le conoscenze su questi grandi carnivori il Centro Documentazione di Luserna ha allestito la mostra “Felini delle Alpi”. Si tratta di un percorso scientifico realizzato in collaborazione con una decina di ricercatori sul campo e numerosi musei italiani, austriaci e tedeschi. Protagonisti dell’esposizione sono la lince e il gatto selvatico.

 

Il museo ha da poco compiuto 25 anni – racconta il direttore del Centro Documentazione di Luserna Lorenzo Baratter – e da sempre proponiamo mostre legate alla cultura e alla tradizione locale, trattando anche i temi della natura e della biodiversità. Negli ultimi anni sono state organizzate una serie di mostre dedicate al ritorno dei grandi carnivori”. Nel 2018 è stata la volta del lupo mentre più di recente è toccato all’orso. Oggi, appunto, ci sono i felini delle Alpi. “Ci siamo avvalsi anche della collaborazione dell’associazione Lince Italia e in vista dell’estate abbiamo organizzato pure due convegni internazionali con un taglio divulgativo, pensati sia per gli addetti ai lavori che per gli altri utenti del museo”. Il 30 luglio i ricercatori parleranno del gatto selvatico, il 3 settembre sarà la volta della lince.

 

Nelle sale del museo è stato allestito perfino un diorama “immersivo” percorrendo il quale il visitatore può osservare “da vicino” la lince e il gatto, imparando a conoscerli in modo divertente: lungo il percorso vi sono infatti alcune sorprese, pensate per coinvolgere i bambini e i ragazzi, e avvicinarli alla conoscenza di queste due particolari specie animali.

 

“Il target dell’esposizione – sottolinea Baratter – sono soprattutto le famiglie, al fianco di pannelli informativi curati dagli stessi ricercatori sono stati ricostruiti alcuni grandi habitat alpini all’interno dei quali sono collocati alcuni esemplari impagliati presi in prestito da diversi musei. L’obiettivo è quello di far conoscere questi felini e illustrare lo stato di conservazione di questi animali sull’arco alpino”.

 

Oltre alla mostra su lince e gatto selvatico, nelle sale del museo, sono presenti anche altre esposizioni. La mostra “Di Arbatn” racconta, grazie a numerose immagini d’epoca, i mestieri tradizionali. Un racconto che passa attraverso le immagini scattate da alcuni “mostri sacri” della fotografia trentina del Novecento come Mario Albertini, Flavio Faganello, i fratelli Pedrotti, Sergio Perdomi, Rodolfo Rensi, Carlo Valentini. Al centro del ragionamento vi è il tema più ampio del lavoro, evocato anche attraverso alcune brevi frasi che invitano al pensiero e alla riflessione. Al tempo stesso un filmato di Michele Trentini, “Contadini di montagna”, racconta la poesia ma anche la complessità di chi oggi continua a vivere e lavorare nelle “terre alte”.

 

La terza mostra è un gioco interattivo, “Etnogame”, una sfida per i visitatori che sono chiamati a indovinare, scegliendo fra diverse risposte, la funzione esatta di una ventina di strumenti e attrezzi del lavoro e della vita quotidiana di un tempo.

 

Dal 25 giugno invece, le meteoriti “cadranno” virtualmente a Luserna con la mostra “Pietre spaziali!”. Nella Pinacoteca, attraverso pannelli, video e con l’esposizione di numerose meteoriti provenienti da una prestigiosa collezione privata, si racconterà l’incredibile storia degli asteroidi piombati sulla terra, provenienti da mondi lontani. Infine come ricorda Baratter, fino al 6 novembre, il museo è aperto 7 giorni su 7.

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