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Coronavirus, a rischio 200 lavoratori del Progettone stagionale. I sindacati: "Tutelare i soggetti più deboli"

A seguito di una videoconferenza tra le sigle sindacali e gli organi preposti della Provincia, i sindacati hanno comunicato il rischio che 200 lavoratori del Progettone stagionale non vengano chiamati per le attività nei campi. Una situazione che andrebbe a colpire delle fasce deboli della popolazione trentina

Pubblicato il - 27 April 2020 - 19:51

TRENTO. Potrebbero essere almeno 200 i lavoratori e le lavoratrici del Progettone stagionale a non essere chiamati quest’estate per le attività agricole. A lanciare l'allarme sono le sigle sindacali, Flai Cgil, Fai Cicl e Uila Uil, che a seguito di una videoconferenza con le strutture preposte della Pat si sono visti ventilare questa prospettiva.

 

“Ad oggi, stando a quanto ci è stato prospettato, la situazione è molto preoccupante – hanno scritto in una nota i tre delegati Maurizio Zabbeni (Cgil), Fulvio Bastiani (Cisl) e Fulvio Giaimo (Uil) – il ricorso a questa tipologia di lavoratori sarà dimezzata e non tutti potranno rioccuparsi nell'ambito dell’agricoltura tradizionale dove c'è un'oggettiva carenza di manodopera. Molti di loro sono persone con fragilità che non possono trovare spazio nel normale mercato del lavoro”.

 

Al Progettone stagionale, infatti, accedono uomini e donne che si trovano in disoccupazione, con un'età minima di 53 anni per i primi e 49 per le seconde, con redditi bassi certificati con l'Icef. Ma se già normalmente si riesce a far fronte solamente a circa 400 delle 1000 richieste, oggi si rischia di fermarsi a 200.

 

Questi lavoratori, che non possono essere collocati in attività produttive classiche e rientrano in fasce protette da gestire all'interno dei lavori socialmente utili, potrebbero dunque non trovare un'occupazione per la stagione in procinto di cominciare, creando un ulteriore problema sociale.

 

Per questo i sindacati chiedono di procedere quanto prima alle assunzioni stagionali, cercando di avere un occhio di riguardo per i soggetti più esposti e chiedendo un incontro per discuterne con l'assessore allo Sviluppo economico Achille Spinelli e la dirigente del Dipartimento Lavoro Laura Pedron.

 

Tra gli stagionali vi è una platea di lavoratori a contribuzione agricola che sono privi di reddito da alcuni mesi – insistono i segretari – che riceveranno la disoccupazione agricola solo nel mese di luglio e che, se non lavoreranno nel corso del 2020 un congruo numero di giornate non matureranno né i requisiti previdenziali né il diritto alla stessa disoccupazione per il 2021, producendo, quindi, una perdita di reddito insopportabile. È evidente che questi soggetti finiranno comunque a carico del bilancio pubblico, ma con un costo importante in termini di tenuta sociale. Chiediamo alla Provincia di valutare con attenzione tutte le conseguenze delle scelte”.

 

Nella richiesta dei sindacati, infine, non è mancato un riferimento alle norme di sicurezza. “Per le attività che ripartiranno il 4 maggio dovrà essere tassativa l'applicazione del Protocollo nazionale del 14 marzo come integrato dal nuovo protocollo in via di definizione e delle linee guida condivise a livello provinciale”.

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