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Coronavirus, dopo le polemiche l'Inail precisa: "Se ci si contagia sul lavoro, il datore è responsabile solo se c'è dolo o colpa''

Cna Trentino Alto Adige: “Accolta la nostra tesi, adesso si faccia un intervento legislativo”

Pubblicato il - 15 maggio 2020 - 19:53

TRENTO. Dal riconoscimento del contagio come infortunio sul lavoro non deriva automaticamente una responsabilità del datore di lavoro. Lo precisa l’Inail, in riferimento al dibattito in corso sui profili di responsabilità civile e penale per le infezioni da Covid-19 di cui l’Istituto abbia accertato l’origine professionale.

 

Non si possono confondere, infatti, i criteri applicati dall’Inail per il riconoscimento di un indennizzo a un lavoratore infortunato con quelli totalmente diversi che valgono in sede penale e civile, dove l’eventuale responsabilità del datore di lavoro deve essere rigorosamente accertata attraverso la prova del dolo o della colpa.
 

L’ammissione del lavoratore contagiato alle prestazioni assicurative Inail non assume, quindi, alcun rilievo né per sostenere l’accusa in sede penale, dove vale il principio della presunzione di innocenza e dell’onere della prova a carico del pubblico ministero, né in sede civile, perché ai fini del riconoscimento della responsabilità del datore di lavoro è sempre necessario l’accertamento della colpa nella determinazione dell’infortunio, come il mancato rispetto della normativa a tutela della salute e della sicurezza.
 

A definire “positivo” il chiarimento arrivato dall'Inail è Cna Trentino Alto Adige. “Si chiarisce esplicitamente che l'infortunio sul lavoro per Covid-19 non assume alcun rilievo per sostenere l'accusa in sede penale e/o in sede civile nei confronti dell'impresa e che il datore di lavoro è responsabile solo se c’è dolo”. Un chiarimento che conferma quanto sostenuto dalla Cna nazionale e dalla Cna regionale: prevedere la copertura dell'Inail in caso di contagio a garanzia dei lavoratori non può trasformarsi nella colpevolizzazione degli imprenditori rispetto a una fattispecie come il Covid-19.

 

Questo contagio non può essere assimilato a un normale rischio lavorativo – ribadisce la Cna - tenuto conto della situazione di pandemia. Le imprese, naturalmente, continueranno a mettere in atto tutte le misure necessarie a contrastate il contagio sui luoghi di lavoro”. Cna però ritiene necessario che l’indicazione dell'Inail venga ulteriormente rafforzata da un intervento legislativo “in modo da prevenire possibili derive interpretative e porre fine all'incertezza giuridica che oggi grava sui datori di lavoro”.

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