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Coronavirus, i lavoratori del Progettone: ''Veniamo impiegati in situazioni ad alto rischio contagio come Rsa e ospedali ma siamo fascia debole: la politica non ci tutela''

Molte strutture di questi lavoratori sono state chiuse proprio a causa dell'emergenza Covid-19. Gualazzi: "Non c'è scelta devono accettare altrimenti restano senza stipendio, ma le cooperative potrebbe utilizzare la cassa integrazione in deroga oppure il Fondo di solidarietà. Ci saremmo aspettati un maggior riguardo"

Di L.A. - 19 aprile 2020 - 21:02

TRENTO. "Il personale del comparto Progettone è chiamato in questo momento delicato a eseguire lavori considerati ad alto rischio contagio coronavirus". Così Daniela Gualazzi, rappresentante del Coordinamento lavoratori Progettone, che aggiunge: "Questo senza alcun riguardo per la loro salute e quella dei loro familiari: si fa inoltre presente che sono tutti in età avanzata e quindi tra le fasce più esposte".

 

Molte strutture di questi lavoratori sono state chiuse proprio a causa dell'emergenza e nelle scorse settimane queste unità sono state utilizzate per confezionare le mascherine distribuite sul territorio provinciale. "Adesso però vengono chiamati a lavorare nell’accoglienza dei supermercati - aggiunge Gualazzi - nelle Rsa e nei front office degli ospedali, quindi in ambienti rischiosi per l’alta affluenza di persone oppure dove è maggiore la probabilità di essere contagiati. Certamente la colpa di tutto questo è dell’attuale Giunta, in particolare del presidente Maurizio Fugatti e dell’assessore Achille Spinelli, ma anche dei sindacati Cgil, Cisl e Uil che hanno dato l’assenso a questa direttiva".

 

Il Coordinamento mette nel mirino anche il metodo. "Non c'è scelta - prosegue Gualazzi - devono accettare altrimenti restano senza stipendio. Quando, invece, anche per i lavoratori del Progettone è prevista la Cassa integrazione in deroga (codice Covid-19 per un totale di 9 settimane) o al Fondo di solidarietà territoriale di integrazione del reddito. Non capiamo perché le cooperative non vogliano accedere alla cassa integrazione in deroga o al fondo, forse per continuare a guadagnare sui lavoratori impegnati nelle diverse mansioni".

 

La richiesta è quella di cambiare metodologia. "Il personale del Progettone - conclude Gualazzi - ha manifestato l’esigenza di aderire a questo tipo di impieghi proposti solo su base volontaria in considerazione delle particolari situazioni di salute e familiari di ciascun lavoratore. Nell’attuale frangente, che non ha precedenti, i lavoratori si sarebbero aspettati una maggiore attenzione alle loro condizioni di persone appartenenti a un comparto che li classifica come fascia debole".

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