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Fedrigoni: un mese fa i tagli nell'organico ma ora si vorrebbe imporre un turno di lavoro in più. L'Rsu: “Siamo contrari, così si infrange l'accordo che abbiamo firmato a febbraio”

Sindacati sul piede di guerra: “All’azienda chiediamo chiarezza e trasparenza, ma se le cose stanno davvero così vogliamo tornare al ciclo continuo”. Giovedì impianti fermi per consentire a Rsu (nettamente contraria ai nuovi turni di lavoro) e operai di riunirsi in assemblea

Di Tiziano Grottolo - 26 febbraio 2020 - 18:57

RIVA DEL GARDA. Non c’è pace per gli operai delle cartiere Fedrigoni, in particolare per l’organico dello stabilimento di Varone che dopo l’annuncio da parte della proprietà di un calo di lavoro erano stati costretti a trattare per evitare che qualcuno dovesse rimanere a casa (QUI articolo).

 

Da un lato c’era la proprietà che lamentava una trentina di esuberi dall’altra gli operai, alla fine sindacati, operai e azienda raggiunsero un accordo: alcuni degli operai di Varone sono stati smistati (su adesione volontaria) negli stabilimenti di Arco mentre per tutti gli altri: stop del così detto ciclo continuo e passaggio alla formula del 5-2. Questo oltre a tradursi in un ammanco fra i 300 e 400 euro in busta paga significa passare a una turnazione che costringe gli operai a lavorare cinque mattine di fila timbrando il cartellino alle 5, cinque pomeriggi, oppure cinque notti consecutive lavorando dalle 21 alle 5. Con il ciclo continuo invece si lavora 2 mattine, 2 pomeriggi e due notti, poi ci sono i riposi.

 

Ora però la dirigenza ha imposto (al reparto accoppiatrice), il sedicesimo turno di lavoro, cioè di lavorare anche al sabato, cosa che peraltro era stata espressamente esclusa nell’accordo firmato solo poche settimane prima. Già a dicembre i più pessimisti, ma a quanto apre avevano ragione, ventilarono quest’ipotesi che nel concreto avvantaggia solo l’azienda.

 

Effettivamente la proprietà sta adottando un atteggiamento quantomeno contraddittorio: a inizio 2019 in un comunicato Fedrigoni parlava di un fatturato in crescita, a novembre 2019 accennando a un calo nelle ordinazioni si era dovuto affrontare il problema degli esuberi, mentre a inizio dicembre (2019) si promettevano nuovi investimenti per l’anno corrente, nell’ordine di 10 milioni di euro. Pochi giorni fa si è invece presentato il problema opposto per via di un’improvvisa e imprevista (visto che i vertici sembrano essere stati colti del tutto impreparati), impennata delle ordinazioni. Ma a questo punto è lecito domandarsi come si possa essere così poco lungimiranti visto che gli operai hanno adottato la nuova turnazione (5-2) da nemmeno un mese.

 

Domande che si stanno facendo anche i sindacati di Cgil, Cisl e Uil, per la seconda volta nel giro di pochi mesi presi in contropiede dall’azienda: “Ora vogliamo sapere come stanno realmente le cose” afferma Lorenzo Pomini della Cisl. I sindacati sottolineano come sia sicuramente una notizia positiva il profilarsi di un picco di lavoro, ma come già anticipato questo fatto stride con tutto quello che è avvenuto negli ultimi mesi. O meglio con quanto è stato detto perché a sentire gli operai il lavoro non era poi così carente.

 

“L’azienda dice che il picco di lavoro durerà per almeno un mese e mezzo – continua Pomini – da parte nostra abbiamo chiesto chiarezza e trasparenza e se le cose stanno davvero così vogliamo rivedere l’accordo di dicembre e tornare al ciclo continuo”. Che del lavoro in casa ci fosse stato era già stato segnalato dalle rappresentanze sindacali, con reparti più carichi di altri (si vocifera che nel reparto dell’accoppiatrice si sia accumulato un ritardo sulla tabella di marcia di circa 15 giorni). “Se c’è una ripresa del mercato tale da giustificare la revisione di accordi recentissimi meglio affrontare il problema nel suo insieme, anche perché – spiega Pomini – il 16 turno non può valere solo per un reparto che deve necessariamente procedere di apri passo con gli altri”.

 

Rsu (nettamente contraria ai nuovi turni di lavoro) e sindacati chiedono soprattutto più rispetto per gli operai che hanno già dovuto rinunciare a più di 300 euro sullo stipendio, c’è poi il modo con il quale l’azienda ha preso questa decisione, praticamente senza consultare le Rsu e adottando il nuovo calendario con il sabato lavorativo. “Situazione che ci spiazza – avverte il sindacato – così si crea solo molta confusione perché non è possibile che dopo nemmeno tre settimane dalla riduzione dell’organico e dei salari ora venga chiesto di aggiungere un turno di lavoro”. In tal senso l’Rsu ha annunciato che giovedì 27 febbraio si terrà un’assemblea con fermata degli impianti per discutere della situazione venutasi a creare.

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