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Coronavirus, gli impianti chiusi non fermano la voglia di montagna. Introvabili sci d'alpinismo e ciaspole. Sportler: ''Incrementi a tre cifre percentuali, i produttori hanno finito le scorte''

Gli impianti chiusi non hanno fermato i tantissimi escursionisti che si sono portati in quota per ciaspolare, praticare scialpinismo e sci nordico. Difficilissimo trovare alcune attrezzature, anche sulle piattaforme dei colossi di vendite online. Luca Bonfante (store manager di Sportler): "Invenduto il 90% degli sci da discesa ma il bilancio regge per le vendite negli altri reparti"

Di Luca Andreazza - 01 febbraio 2021 - 05:01

TRENTO. "Ci sono stati incrementi percentuali a tre cifre di determinate categorie merceologiche. Quasi tutti i produttori hanno terminato le scorte, difficile in questo momento reperire per esempio le ciaspole". Queste le parole di Luca Bonfante, store manager dei negozi a marchio Sportler di Trento. "C'è una grandissima voglia di montagna, natura e aria aperta. E questo si riflette naturalmente anche sulle vendite dei prodotti. Abbiamo avuto anche un ottimo andamento del negozio in versione online, soprattutto nel periodo del lockdown primaverile".

 

La stagione invernale non è mai partita e c'è attesa per la data del 15 febbraio che potrebbe segnare il semaforo verde agli sciatori amatoriali. Il nodo resta la mobilità per quanto riguarda i flussi turistici extra provinciali. Gli impianti chiusi però non hanno fermato i tantissimi escursionisti che si sono portati in quota per ciaspolare, praticare scialpinismo e sci nordico. Un gradimento della montagna che si è dimostrato elevatissimo, una conferma di un trend delineato da tempo della crescita di sport alterativi alla discesa. Difficilissimo trovare alcune attrezzature, anche sulle piattaforme dei colossi di vendite online.

 

"I reparti che in particolare propongono sci d'alpinismo e ciaspole - dice Bonfante - hanno avuto grandissimi riscontri, tanto che sono terminate le scorte in magazzino. Ora è piuttosto difficile reperire i prodotti dai fornitori, rimasti in parte sorpresi da questa dinamica. La sezione dell'abbigliamento tecnico ha retto, ci siamo mantenuti in linea rispetto agli anni scorsi. Naturalmente c'è il problema delle giacenze in magazzino per quanto riguarda gli sci da discesa; tocchiamo un tasso del 90% di invenduto. Un discorso simile ma di proporzioni più limitate si può fare per i segmenti fitness, calcio o piscina e nuoto. In generale i settori più colpiti dalle limitazioni evidenziano naturalmente un rallentamento, quelli consentiti dalle regole incrementi davvero importanti".

 

Un 2020 che si è chiuso comunque in linea per i bilanci di Sportler. "Le aspettative sono state confermate - aggiunge - un grande riscontro anche per le bici. Non c'è ancora una cultura tipicamente nordica, ma questi mezzi vengono sempre di più visti come utili per coprire il tragitto casa-lavoro. In definitiva è stato un anno certamente difficile, però siamo riusciti a organizzarci per affrontare il momento emergenziale. Adesso è importante capire e interpretare il 2021: ci aspettiamo ripercussioni a livello di economia, probabile che la crisi emerga in questi 12 mesi. Le incertezze sono ancora tantissime e la campagna vaccinale può risolvere solo in parte questo momento così fluido. Le nostre strutture sono costantemente operativi per delineare strategie e interventi per attutire i colpi". 

 

Ci si sarebbe aspettati una stagione invernale difficile a causa dell'emergenza Covid-19 ma non completamente bloccata. "A fronte delle incertezze - prosegue Bonfante - abbiamo comunque ordinato più o meno i soliti quantitativi e adesso ci troviamo a gestire oneri importanti di giacenza. L'intenzione è quella di prevedere particolari promozioni o azioni di acquisto per alleggerire la pressione. La filosofia di essere multi-sport si rivela comunque un modo importante per fronteggiare ogni situazione e essere flessibili".

 

Un mercato che è destinato leggermente a cambiare sul prossimo inverno. Questa è andata quasi in bianco e quindi anche le aziende prevedono un piccolo rallentamento per quanto riguarda la possibilità sviluppare e innovare i materiali. "Le case di produzione - continua lo store manager di Sportler - non sembrano intenzionate a proporre grandi stravolgimenti delle linee, in particolare per gli sci da discesa. Lato vendite invece, i primi mesi dell'anno sono per noi sempre un po' particolari, i fatturati si costruiscono soprattutto a inizio stagione. Contiamo di riprendere quota da marzo e da aprile con il periodo della bike, del running e degli sport primaverili. Sono in corso le ricognizioni per approfondire meglio la situazione economica del tessuto provinciale".

 

La quota neve, quando quella naturale arriva, è sempre più alta; le inversioni termiche regolari; le tecnologie vengono costantemente affinate per riuscire a produrre quell'innevamento programmato necessario per avviare le stagioni a temperature sempre più improbe: un conto da 25 milioni per coprire i circa 1.600 ettari di piano sciabile trentini.

 

Ma oltre il cambiamento climatico che impone ragionamenti complessivi, c'è anche un cambio di passo nei numeri. Trend dettati dai costi sempre più alti per attrezzatura e skipass, nuove motivazioni di vacanza più green e "solitarie". Lo sci da discesa è lo sport più praticato per il 59% del sistema neve. Il 13% è appannaggio di snowboard, poi freestyle, scialpinismo e fondo intercettano insieme un altro 13%, quindi le ciaspole all'11% con un dato sottostimato (dati del report Skipass panorama turismo).

 

Controproducente rinunciare di punto in bianco, ma evidente che l'emergenza Covid-19 ha inevitabilmente accelerato una tendenza in corso. "Il Trentino soffre un po' di dipendenza da un modello classico di concepire l'inverno. La politica dovrebbe saper investire sulle alternative, altrimenti si rischia di farsi trovare impreparati. La montagna piace sempre di più, infatti, anche in versioni diverse. L'epidemia evidenzia la voglia di aria aperta e scoprire i luoghi vicini. Si dovrebbero prevedere dei percorsi per esempio di scialpinismo perché non tutti si sentono di percorrere tragitti impegnativi. Un'operazione positiva anche a livello di immagine", conclude Bonfante.

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