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Coronavirus, i commercianti trentini: ''Troppa confusione tra ordinanze e Dpcm. Se serve a ridurre i contagi, disponibili a chiusura generalizzata per ripartire prima''

A seguito dell’entrata anche del Trentino in zona rossa, sono molti i dubbi, le perplessità e le preoccupazioni della categoria. Piffer: "Il commercio al dettaglio è allo stremo anche per le attività aperte, fatta eccezione per i beni di prima necessità, non c’è praticamente afflusso di clientela, mentre le spese continuano a correre". Da qui la disponibilità della categoria a prendere in considerazione una reale chiusura di tutte le attività (anche degli altri settori) non essenziali

Pubblicato il - 15 marzo 2021 - 17:13

TRENTO. Troppi dubbi e molte perplessità per le regole imposte per fronteggiare l'emergenza Covid, i commercianti trentini sono unanimi nell'esprimere la disponibilità nel valutare un piano di chiusure generalizzare, piuttosto che la grande incertezza che contraddistingue la zona rossa.

 

"Se serve a ridurre i contagi e farci tornare prima verso una situazione di normalità, la nostra categoria è disponibile a valutare un lockdown, fatti salvi i beni di prima necessità e adeguati indennizzi per chi dovrà chiudere". Così il presidente Massimo Piffer dopo un consiglio direttivo d'urgenza dell'Associazione dei commercianti al dettaglio della Provincia di Trento. A seguito dell’entrata anche del Trentino in zona rossa, sono molti i dubbi, le perplessità e le preoccupazioni della categoria.

 

"I settori primario e secondario - prosegue Piffer - sono attivi: tutte le conseguenze di questa nuova stretta ricadono sul terziario e in particolare sul commercio, con interi settori costretti a chiudere. Nonostante in questi mesi sia evidente che le nostre attività hanno seguito in maniera corretta e responsabile tutti i protocolli su afflusso, distanziamento e comportamento nei locali". 

 

Il confronto all’interno del consiglio con tutti i rappresentanti delle varie categorie merceologiche ha evidenziato in primo luogo il senso di responsabilità che contraddistingue gli esercenti: "Unanime la volontà di mettere al primo posto l’emergenza sanitaria e la sua rapida soluzione - aggiunge il numero uno dei commercianti - compreso un piano vaccinale efficiente".

 

E' emerso nel corso del vertice anche il momento di incertezza e confusione che contraddistingue questa nuova fase, in cui decreti legge, Dpcm, ordinanze e così via lasciano spazio a interpretazioni inique e talvolta anche contraddittorie.

 

"Il commercio al dettaglio è allo stremo - continua Piffer - anche per le attività aperte, fatta eccezione per i beni di prima necessità, non c’è praticamente afflusso di clientela, mentre le spese continuano a correre". Da qui la disponibilità della categoria a prendere in considerazione una reale chiusura di tutte le attività (anche degli altri settori) non essenziali, affinché la curva dei contagi si riduca drasticamente e si possa tornare quanto prima a riaprire tutti insieme. 

 

"C'è naturalmente la necessità di prevedere adeguati indennizzi - sintetizza il presidente - nei confronti di quanti dovranno chiudere, c’è la disponibilità a dare questo segnale di estrema responsabilità della nostra categoria: chiudere tutti per riaprire prima, senza rimanere imprigionati in questo tira e molla di mezze chiusure e mezze aperture. Non vogliamo fare polemica, anche se molti operatori si chiedono come mai non si sia riusciti a elaborare una strategia più efficace per gestire questa seconda ondata; non vogliamo nemmeno chiamarla 'provocazione', perché non si tratta di questo. E' un gesto di responsabilità che vogliamo indirizzare prima di tutto alla popolazione - estenuata tanto quanto i nostri imprenditori - e poi anche alla politica, in particolare nazionale, affinché valuti con saggezza la gestione di questa crisi".

 

La richiesta è quella di interventi per permettere agli esercizi di poter reggere la crisi innescata dall'emergenza Covid. "I negozi assieme alle altre categorie del terziario stanno pagando il prezzo più alto di questa crisi - conclude Piffer - c’è bisogno di maggiore attenzione alle imprese: più indennizzi, credito d’imposta, rinvio e riduzione dei tributi, ma anche liquidità e più sgravi fiscali. Se c’è da fare un passo avanti, la nostra categoria è pronta, compatta e responsabile. Ma non sia lasciata sola".

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