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###Green Deal: la Ue cerca di accelerare sulla sfida industriale con Usa e Cina - FOCUS

Economia flash
Pubblicato il - 17 January 2023 - 17:07

Davos, da von der Leyen nuovo quadro per le zero emissioni(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Bruxelles, 17 gen - La Commissione europea proporrà un nuovo regolamento per un’industria a zero emissioni che fisserà gli obiettivi per una tecnologia pulita al 2030. Lo ha annunciato a Davos la presidente von der Leyen ed è il segno che a questo punto la Ue ha una gran fretta di rafforzare, di completare la risposta europea alla sfida globale che è al tempo stesso industriale, tecnologica e geopolitica. Infatti, sulla conversione verde di produzione e modelli di consumo su scale continentali si misura una dura competizione sia con gli Stati Uniti che con la Cina. Il campanello d’allarme per la Ue è suonato con l’Inflation Reduction Act americano: ha confermato l’impegno Usa alla decarbonizzazione – caldamente salutato da Bruxelles – però contiene una impostazione protezionistica che danneggia sul mercato americano le auto “made in Europe” privilegiando i veicoli elettrici assemblati negli States e con materiali critici provenienti dagli States o da paesi come Messico e Canada. Il “Net-Zero Industry Act” annunciato da von der Leyen è solo l’ultima iniziativa in cantiere: si affianca alle numerose alleanze industriali (se ne contano nove: emissioni zero nei cieli, materie prime, solare fotovoltaico, produzione di idrogeno e batterie, plastica circolare, cloud, semiconduttori, carburanti rinnovabili); rientra nell’alveo dell’iniziativa “Clean Tech Europe” di cui ha parlato il commissario all’industria Breton con la quale si vuole affermare la sovranità strategica europea a partire dalle tecnologie nel settore dell’industria verde che sono essenzialmente solare, eolico, pompe di valore, elettrolizzatori e reti elettriche. Perché tutto questo si traduca in realtà occorre una massa enorme di risorse finanziarie: Bruxelles ha stimato il fabbisogno di investimenti nella Ue in 520 miliardi all’anno fino al 2030 per la transizione verde. L’intero ammontare di Next Generation EU è di complessivi 800 miliardi. Non ci siamo. Non tutto arriverà dal settore pubblico, nazionale ed europeo, ma senza una nuova spinta del settore pubblico l’operazione economia a zero emissioni non potrà reggere. L’urgenza di decisioni è dettata ultimamente dall’Ira americano: la Ue non vuole, come è stato detto all’Ecofin oggi, una “guerra di sussidi” con gli Stati Uniti, tuttavia un compromesso per non arrivarci deve ancora essere trovato. Settori dell’industria Ue (anche tedesca per esempio nel settore chimico non solo nel settore auto) sono attratti dalle convenienze a investire negli Stati Uniti, allettati dal sostegno dell’amministrazione americana con il piano da 369 miliardi di dollari per investimenti nelle tecnologie pulite. Poi c’è l’attrazione cinese. Persistente. A Davos von der Leyen ne ha parlato con dovizia di particolari: “Vediamo tentativi aggressivi per attirare le nostre capacità industriali verso la Cina e altrove”, ha detto come messaggio rivolto non solo a Pechino. In particolare, dice von der Leyen, “la Cina incoraggia apertamente le aziende ad alta intensità energetica situate in Europa e altrove a trasferire tutta o parte della loro produzione nel suo territorio, cosa che fanno con la promessa di energia a basso costo, lavoro a basso costo del lavoro e un contesto normativo più accomodante. Nello stesso tempo la Cina sovvenziona massicciamente la sua industria e limita l'accesso al suo mercato per le aziende della Ue. Avremo ancora bisogno di lavorare e commerciare con la Cina, soprattutto per realizzare questa transizione e di conseguenza dobbiamo concentrarci sulla riduzione del rischio invece che sul disaccoppiamento”. Ciò significa, in sostanza, che la sfida per le tecnologie pulite in Europa coincide perfettamente con la difesa del suo tessuto industriale. Antonio Pollio Salimbeni - Aps

(RADIOCOR) 17-01-23 17:07:34 (0461)ENE,UTY 3 NNNN

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