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''Da quando li abbiamo adottati dormiamo tranquilli, in 5 anni zero predazioni'', storia di lupi, cani e allevamento: ''La crisi del settore? I predatori non c'entrano''

L'Agriturismo "Pensa" si trova in Liguria, regione che ormai 20 anni fa ha visto ritornare il lupo sul suo territorio. Per gli allevatori il rischio di subire predazioni è molto alto, e Emanuela Crinti e Domenico Modesto lo sanno bene: "Per un periodo avevamo smesso di allevare ovini e caprini perché il lupo riusciva ad attaccare''. Ma ''le cause della mancata sostenibilità economica dell'allevamento e del lavoro agricolo in generale non c'entrano con il lupo sono ben altre''

Di Lucia Brunello - 01 novembre 2021 - 18:16

TORRIGLIA. L’agriturismo “Pensa” si trova in Provincia di Genova, nel comune di Torriglia a un passo dal Parco dell'Antola a più di 1000 metri di quota, sul crinale che divide la Val Brugneto dalla Val Trebbia. E’ gestito da Emanuela Criniti e Domenico Modesto, marito e moglie allevatori che pascolano circa 70 capre da latte con il quale producono formaggi. Una realtà da cui arriva un esempio virtuoso che dimostra come la convivenza tra allevatore e lupo sia possibile.

 

L’agriturismo si trova in Liguria, una delle prime regioni del Nord Italia in cui il lupo si è ripresentato. Sono infatti ormai trascorsi circa 20 anni. “Io e mia moglie abbiamo iniziato a fare questo mestiere 15 anni fa. Dopo circa un anno, però, abbiamo deciso a malincuore di interrompere l'attività di allevamento di ovini e caprini per le troppe predazioni che subivamo”, spiega a il Dolomiti Domenico Modesto.

 

Criniti e Modesto hanno quindi continuato il loro mestiere di allevatori concentrandosi solo sui bovini. Presto, però, spinti dalla loro forte passione, si sono impegnati ed informati per cercare di trovare una soluzione utile a contrastare il problema.

 

“Ci siamo rivolti ad un tecnico per realizzare delle recinzioni elettrificate, ma all’epoca si parlava ancora troppo poco di questi temi, e così non siamo riusciti a posizionare delle recinzioni realmente adeguate”, continua. “Pian piano, però, dopo diversi tentativi siamo riusciti a capire quale potesse essere il tipo di recinzione perfetto per noi. Quanto alto e con quanti fili”.

 

Nonostante questo, rimaneva il problema degli ungulati che rompevano i recinti, permettendo quindi al furbo lupo di approfittarne per entrare nel recinto. “Sei anni fa abbiamo quindi scelto di adottare dei cani, una decisione che ci ha totalmente cambiato la vita”, racconta. “All’inizio è certamente stato impegnativo educarli ad interagire con altri cani e con l’essere umano. E’ tuttora impegnativo, ma da quando ci sono loro dormiamo tranquilli la notte, perché sappiamo che le nostre capre sono al sicuro: anche se il recinto si dovesse rompere, ci penserebbero i cani a tenere alla larga il lupo".

 

Proprio come dimostra la testimonianza di Silvia Bonomi, una pastora che alleva pecore nel Comune di Ussita, nelle Marche, i cani da guardiania rappresentano una risorsa importantissima, forse indispensabile per gli allevatori che oggi si trovano a dover difendere i propri capi dal lupo (qui articolo).

 

“Inizialmente non avevamo i cani perché intorno a loro girava tutto un mistero. Si diceva che fossero pericolosi e aggressivi e, facendo noi anche la fattoria didattica con i bambini, eravamo titubanti all’idea di adottarli. Ci siamo però informati e abbiamo visitato altri allevamenti in cui sono presenti i cani da guardiania, e così abbiamo capito che non erano affatto vere le voci che giravano. Oggi abbiamo sei cani, di cui 3 pastori maremmani abruzzesi e 3 meticci. Come detto, ci hanno cambiato la vita in meglio. E’ da 5 anni che non subiamo predazioni”.

 

Davvero un risultato eccellente, se si considera quanti lupi siano presenti in Liguria. L’Agriturismo “Pensa” ha infatti installato una fototrappola che punta verso una strada asfaltata vicino alla struttura. “In soli 2 anni abbiamo fototrappolato il lupo ben 306 volte. C'è chi ne è spaventato, anche tra gli allevatori, ma personalmente sono l'ultima cosa che mi fa paura”.

 

E’ una convivenza possibile, ma che richiede impegno e lavoro. Molto spesso gli allevatori sono drastici con le opinioni riguardo la questione lupo, e credo sia perché il nostro mestiere non è affatto conveniente dal punto di vista remunerativo. La mia azienda, infatti, punta molto sul servizio di agriturismo. Il lupo è un grosso impegno aggiuntivo che in molti non si vogliono prendere perché, dopo aver fatto i loro conti, capiscono non ne vale la pena”, conclude. E su Facebook aggiungono: ''Commercio illegale di ovi-caprini, produzioni abusive, macellazioni abusive, rincaro dei prezzi di energia e materie prime, siccità, alluvioni, prezzi dei nostri prodotti sotto la soglia di guadagno..sono solo alcune delle vere cause della mancata sostenibilità economica dell'allevamento e del lavoro agricolo in generale. A qualcuno evidentemente fa comodo trasformare il lupo in capro espiatorio. Con quello di ieri sera abbiamo contato 306 passaggi in due anni (dei lupi ndr)....predazioni accertate "zero". Noi preferiamo lavorare senza urlare...sempre avanti !!!''. 

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