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Nei rifugi arriva la telemedicina: con gli ''occhiali smart'' l'operatore di Centrale vedrà il paziente in quota e potrà consigliare i soccorritori

Il progetto dell'Ulss Dolomiti faciliterà sia una efficace gestione del soccorso, attraverso l’invio, se necessario, della risorsa di soccorso più adatta, sia di guidare il rifugista in eventuali manovre di primo soccorso che si dovessero rendere eventualmente necessarie

Pubblicato il - 16 marzo 2022 - 18:04

BELLUNO. La telemedicina nei rifugi delle Dolomiti. Il Suem dell'Ulss Dolomiti attuerà la progettualità attraverso un intervento sperimentale, che coinvolgerà inizialmente alcuni rifugi del territorio bellunese, che verranno dotati di strumenti di telemedicina. In caso di incidente/malore, il rifugista o il soccorritore laico avrà la possibilità di connettersi con questi strumenti in tempo reale con una stazione base che verrà predisposta nella centrale Suem 118.

 

''Ciò consentirà un'azione concreta di telesoccorso - comunica l'Ulss1 -: l’operatore di Centrale 118 , infatti, potrà “vedere”, nel senso letterale del termine, attraverso l’utilizzo di “smart glasses” quello che vede l’operatore laico nel rifugio e ricevere i dati di telemetria del paziente''.

 

Questo faciliterà sia una efficace gestione del soccorso, attraverso l’invio, se necessario, della risorsa di soccorso più adatta, sia di guidare il rifugista in eventuali manovre di primo soccorso che si dovessero rendere eventualmente necessarie. Il soccorritore laico sul posto, sarà in contatto con l’operatore 118 mediante l’utilizzo di queste tecnologie innovative e attraverso le tecnologie di trasmissione dati in banda larga messe a disposizione dei rifugi alpini da un’altra azione del medesimo progetto iniziale.

 

Oltre all’acquisto delle attrezzature, il progetto prevede la formazione degli operatori dei rifugi alpini e degli operatori SUEM sull’utilizzo delle tecnologie. L'iniziativa, denominata “Miglioramento dell’offerta turistica di alta montagna nelle aree di confine della Provincia di Belluno”, è finanziata con i Fondi dei Comuni di Confine con 1,5 milioni di euro, della Regione Veneto, attuatore del progetto, con 74.478 euro che servono all’acquisto e la formazione all’uso di strumenti di telemedicina per rendere smart i soccorsi nei rifugi.

 

Il progetto complessivo per il miglioramento dell’offerta turistica di alta montagna comprende diverse azioni di miglioramento sui sentieri e sulle vie ferrate, il potenziamento e l’installazione di nuovi impianti per la banda larga satellitare nei rifugi e ammodernamento di tali strutture, interventi straordinari nei bivacchi alpini, nella rete viaria silvo pastorale, attività di georeferenziazione dei percorsi turistici più frequentati.  L’obiettivo è per rendere le strutture ricettive in alta quota sostenibili, accessibili e sicure.

 

''Questo progetto che stiamo definendo nel dettaglio in questi giorni, rappresenta un altro passo nella direzione di rendere il territorio sempre più sicuro, sia per i cittadini che per i turisti che scelgono le nostre splendide montagne, attraverso la tecnologia - commenta la direttrice generale Maria Grazia Carraro dell'Ulss Dolomiti - l’obiettivo è ridurre il tempo di intervento e gestire al meglio la catena dei soccorsi, con un grande vantaggio per il territorio''.

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