Ricerche clandestine di reperti della Prima Guerra Mondiale (FOTO): perlustrazione in volo dei carabinieri
I militari hanno organizzato un servizio di perlustrazione aerea mirato “alla prevenzione e alla repressione di reati commessi ai danni del patrimonio culturale” della Prima Guerra Mondiale e di reperti archeologici in area montana. Durante il sorvolo particolare attenzione è stata posta all'area dove, recentemente, sono stati recuperati 12 corpi in una fossa comune sopra il passo del Tonale

TRENTO. In volo sopra le vette sulle quali è stata combattuta la Prima Guerra Mondiale per contrastare la ricerca clandestina di reperti bellici: in azione i carabinieri per la tutela del patrimonio culturale. I militari del nucleo Tpc di Udine infatti, hanno organizzato un servizio di perlustrazione aereo (a bordo di un elicottero Ab 412) mirato alla prevenzione e alla repressione di reati commessi ai danni del patrimonio culturale della Prima Guerra Mondiale e di reperti archeologici in area montana. La perlustrazione ha riguardato una vasta area teatro di sanguinosi scontri combattuti in alta quota tra la Cima Trafoi (3553 m), il Cevedale (3378 m), il Vioz (3644 m), la Punta S. Matteo (3692 m), Crozzon di Lares (3354 m) e Corno di Cavento (3402 m).

L'attività di controllo, sottolineato i militari: “Si è conclusa senza che venissero rilevate particolari criticità, se non quelle già note riguardanti le evidenti tracce che le sconsiderate attività di ricerca, danneggiamento e furto lasciano, come nel caso della baracca di Monte Cevedale”. Il monitoraggio congiunto (che vede la collaborazione tra il nucleo Tpc, il 3° Raggruppamento aeromobili di Bolzano, l'Arma territorio e l'Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Pat) proseguirà in quota “fino a che la bella stagione lo consentirà” dicono i carabinieri. La vasta area di ricerca comprende luoghi dove italiani ed austro-ungarici combatterono furiosamente, trasformando le montagne in scenari di guerra dove vennero costruite strade, gallerie e ponti, con mascheramenti per nascondere i movimenti di truppe e rifornimenti.

In particolare, dicono i militari: “Per ripararsi i soldati dei due eserciti scavarono ricoveri nel ghiaccio sull'Adamello e sulla Marmolada, dove venne costruita la Città di ghiaccio, comprendente 8 chilometri di gallerie, ricoveri e depositi”. Nel complesso si tratta però di un'area di interesse anche per la cosiddetta “archeologia glaciale”, specialità che mira “alla salvaguardia di manufatti e resti antropici in alta quota (sopra i 3mila metri) e che studia la relazione tra la variabilità del clima e l'intensità dell'uso umano dei paesaggi alpini”. È in questo contesto, dicono i carabinieri del nucleo Tpc: “Che si inseriscono i cosiddetti 'recuperanti', appassionati di vestigia della Grande Guerra che si armano di strumenti, come i metal detector, per rinvenire nel terreno oggetti afferenti a quelle particolari vicende storiche oltreché a beni di natura più prettamente archeologica”.

Da un punto di vista normativo bisogna però fare attenzione, continuano i carabinieri., perché: “Nello specifico settore esiste una legislazione dedicata che, a partire dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, stabilisce regole precise per approcciarsi a questa affascinante attività, che dev'essere innanzitutto svolta al di fuori di 'aree archeologiche' e nei siti individuati quali 'cimiteri di guerra', dove è assolutamente vietata. La raccolta e ricerca di beni mobili di questa natura è consentita, purché si tratti di reperti e cimeli individuabili a vista o affioranti al suolo (la legge vieta esplicitamente il distacco e l'appropriazione d'iscrizioni e cippi della Grande Guerra)”. Va poi ricordato, dicono i carabinieri che “chiunque rinvenga o possieda reperti mobili o cimeli relativi al fronte terrestre della Prima Guerra Mondiale 'di notevole valore storico o documentario' deve comunicarlo, entro 60 giorni dal ritrovamento, al Comune del luogo della raccolta, indicandone la natura, la quantità e, ove nota, la provenienza”. In caso contrario potrebbe configurarsi il reato di furto di beni culturali, che sanziona anche la condotta di chi si impossessa di beni culturali appartenenti allo Stato, in quanto rinvenuti nel sottosuolo.

La correttezza del comportamento da parte di coloro che ricercano questo tipo di materiale, continuano quindi le forze dell'ordine, è di fondamentale importanza perché la mancanza di comunicazione del rinvenimento determina “la nefasta conseguenza di perdere informazioni utili a ricostruire le vicende storiche di quel tragico periodo della storia nazionale che rappresenterebbe un'ulteriore ferita alla memoria dei tanti caduti, nel caso in questione, del fronte trentino”. Lo scavo è in ogni caso assolutamente vietato in assenza di concessione ed i carabinieri mettono in guardia anche sulla pericolosità degli eventuali ordigni ritrovati (“stante la perfetta efficienza degli ordigni”), la cui detenzione configura anche specifiche fattispecie penali. “Anche la pietas – scrivono i militari del nucleo Tpc – ed il doveroso e deferente rispetto che si deve tributare ai resti umani dei combattenti dovrebbe muovere i recuperanti a segnalare questo particolare tipo di rinvenimento alle autorità, come nel caso dell'alpino Rodolfo Beretta (Qui Articolo)”.

Durante il sorvolo, particolare attenzione è stata posta all'area dove recentemente sono stati recuperati 12 corpi rinvenuti in una fosse comune sopra il Passo del Tonale (Qui Articolo), da parte dell’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento, in accordo con il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti del Ministero della Difesa, che, dicono le autorità, ha la competenza esclusiva del recupero di resti umani appartenenti a soldati di entrambi gli schieramenti.












